Counseling o Psicoterapia “pit stop” per ritrovare la gioia di vivere ….

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Vivere la vita cento per cento. Spesso si vive a metà perché o non si oltrepassano i limiti minimi oppure perché si vuole vivere mentalmente nell’infanzia. E’ come vivere addormentati. Il lungo sonno inizia nell’infanzia, prosegue a tinte forti nell’adolescenza e prosegue in alcuni casi per tutta la vita. Si diventa così esseri incompleti: per metà adulti e per metà bambini. Fino a che questa ambiguità diventa insopportabile.

E’ la crisi esistenziale per eccellenza, quella che di solito viene fuori fra i trenta e i quarant’anni, dal cui esito si definisce il destino della propria vita.

Che fare???? O si va avanti nel segno della confusione o si decide i fermarsi per ritrovare la propria unità. In questo senso un percorso di counseling o, in alcuni casi, una psicoterapia possono considerarsi strumenti per risvegliarsi e riprendere in mano il controllo della propria esistenza.

Una via di cambiamento, decidere di accorgersi di se stessi : una scoperta formidabile!

Ma al di là di qualsiasi percorso si voglia intraprendere tutti dovrebbero accorgersi ad un certo punto come esista un modo qualsiasi per partecipare di più alla propria vita, non sottovalutarla mai, prenderla in considerazione una volta per tutte, non bruciarla rapidamente come se fosse un bene di consumo.

La vita va assaporata lentamente. Se ci si accorge che si corre troppo, occorre fermarsi per andare a recuperare quello che si credeva perso.

Cambiare è accettarsi per come si è, accorciare la distanza fra sé e sé e accorgersi di essere diventati adulti. In quanto adulti, poi, abbiamo la necessità di prendere atto con serenità e obiettività di questi cambiamenti. Pesare bene i cambiamenti concreti, imparare a metterli sulla bilancia e misurarli oggettivamente.

Bisogna poi avvicinarsi al counseling o alla psicoterapia senza l’illusione infantile che tutto possa essere risolto con un colpo di bacchetta magica altrimenti arriva matematica la delusione, bisogna avvicinarsi con realismo e spirito di avventura. Il viaggio alla scoperta di noi stessi e un cammino affascinante che richiede tuttavia impegno e coraggio, la “guarigione” non è un punto d’arrivo ma uno stato.

Si “guarisce” tante volte, il percorso per ri-trovare se stessi è costellato da combattimenti contro un drago dalle tante teste; ogni volta si abbatte una testa e si va avanti con la prossima. Jung parla di percorso a spirale: la sensazione è di essere sempre nello stesso cerchio, ogni volta che torniamo sul problema originario, attraverso le cadute o il regredire, tipico di ogni percorso di crescita. In realtà invece ci troviamo su  di una spirale e ogni volta siamo un po’ più su, ogni volta ci ritroviamo ad un livello più alto anche se crediamo di essere tornati indietro.

Quindi le cadute che sperimentiamo nel nostro cammino di consapevolezza sono occasioni importanti per acquisire una nuova energia. Meglio ancora, le cadute sono necessarie per evolverci!

Personalmente considero la nostra evoluzione come un percorso a tappe. Ogni volta, tappa dopo tappa, bisogna riconoscere a noi stessi i cambiamenti che sono tanti, veramente tanti.

Tuttavia è necessario anche sapere che per il bambino che vive dentro di noi i cambiamenti non sono mai abbastanza perché il bambino vuole il paradiso, non c’è misura che lo soddisfi. Come tutti i bambini se gli dai 100 vuole 110. Esagera, semplicemente esagera. Così quando diventiamo adulti cresciuti possiamo percepire la portata di queste esagerazioni e sentirle presenti nell’anima.

Solo lavorando sul dolore, sul vero dolore sottostante il vittimismo, il bisogno di lamentarsi sempre, potremo capire che in fondo volevamo molto di più, molto di più di quanto i nostri genitori ci potevano dare.

Molti problemi e conflitti hanno la loro radice nelle “esagerazioni”. L’equilibrio e l’armonia vengono fuori dalla fine della dipendenza dalle esagerazioni puerili. Superare un problema significa renderlo inattuale, lasciarlo indietro. Essere finalmente consapevoli di vivere nel presente adulto. Comprendere che oggi c’è una via d’uscita che non potevamo vedere un tempo.

Il lavoro con noi stessi non è una corsa sfrenata verso un punto d’arrivo per poi avere quella liberazione catartica che sogniamo da quando eravamo piccoli; bensì un lavoro paziente che va oltre l’obiettivo, un po’ come superare i problemi significa renderli inattuali più che risolverli.

Per me non esiste la persona “risolta” ma la persona che fa del lavoro onesto con se stessa per ripristinare la fiducia in quella che è fondamentalmente al fine di ri-trovare la gioia di vivere. Un lavoro di pulizia e di superamento di tutti gli ostacoli veri o presunti che abbiamo messo davanti alla nostra anima per non soffrire più e di conseguenza per imparare a rivederla nel suo splendore e nella sua ricchezza.

Io credo tantissimo nell’aspetto evolutivo della vita. Se ho vissuto di slancio e forse anche un po’ di corsa i primi 40 anni della mia vita, devo dire che gli ultimi 15 sono trascorsi nel segno di una grande evoluzione. Questo mi fa pensare che se abbiamo il coraggio di fermarci per “mettere le mani” nel nostro motore interno possiamo fare progressi indescrivibili ad ogni età, sfruttando funzionalmente ogni “caduta”, ogni “crisi” che la vita inevitabilmente ci propone …..

Ben-Essere e Counseling

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Con il termine benessere soggettivo si intende il giudizio che l’individuo dà sul valore della propria esistenza, con valenze sia cognitive che affettive.

Secondo alcuni ricercatori che hanno condotto studi sul benessere soggettivo, le componenti principali di tale costrutto sono:

  • Livello elevato di soddisfazione globale;
  • Livello elevato di soddisfazione in più ambiti definiti;
  • Livelli alti di emozioni positive;
  • Livelli bassi di emozioni negative.

Il fattore principale che interviene nella percezione di benessere soggettivo è l’adattamento, un processo importante perché con esso ed in esso si modificano le nostre aspettative e i nostri obiettivi.

Un secondo fattore che incide sulla percezione di benessere soggettivo è il temperamento. Diversi studi hanno rivelato che la felicità dipende tanto dagli eventi di vita quanto dal temperamento dell’individuo; si reagisce ad uno stesso stimolo con modalità differenti, in base alle caratteristiche della propria personalità.

Ultimo fattore che influenza il benessere soggettivo sono le variabili sociali, in particolare l’appartenenza ad una cultura individualistica versus una cultura collettivista. I soggetti appartenenti alla prima ricercano il benessere soggettivo sulla base dei loro sentimenti ed emozioni, mentre individui appartenenti alla seconda tendono ad avere come parametri di riferimento norme che stabiliscono cosa è soddisfacente e cosa non lo è. Ne consegue che si hanno maggiori livelli di soddisfazione nei soggetti di cultura individualistica, ma come risvolto si hanno anche tassi di suicidio e divorzio più elevati, in quanto in tali culture è consentita una più alta possibilità di cambiamento rispetto alle società collettiviste.

Negli anni 60 e 70 numerosi studi sulle illusioni positive hanno dimostrato che in tutti gli individui c’è una distorsione verso il positivo (tranne che nelle persone ansiose e in quelle depresse), e che tali distorsioni sono il segnale di un benessere mentale, determinando un totale spostamento in una prospettiva di salute mentale completamente cambiata, rivalutando e rimodellando così anche il concetto di saluto genesi.

La salute diviene, così la capacità di affrontare e risolvere problemi in modo flessibile e soddisfacente all’interno del contesto familiare e sociale.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha sviluppato il concetto di promozione della salute: il processo attraverso cui le persone migliorano la gestione e il controllo diretto delle proprie condizioni di benessere. Si passa così da un’ottica in cui l’eziologia era attribuita a caratteri ereditari, agenti patogeni e problemi relazionali nel corso della fase evolutiva, ad una prospettiva in cui per la malattia sono determinanti il comportamento e lo stile di vita dell’individuo.

Si pone l’accento, oltre che sull’assenza di malattia, sugli aspetti positivi della crisi, ritenute opportunità di cambiamento, piuttosto che elementi di danno.

Tale prospettiva si coniuga perfettamente con quanto sostenuto dagli psicologi umanisti come Maslow, Rogers e May, i quali, ribaltando le posizioni della psicoanalisi e del comportamentismo, mettono in evidenza le componenti sane della persona, la sua capacità di auto-organizzarsi, auto-regolarsi e di espandersi. Soprattutto Rogers ha sempre riposto un’estrema fiducia nella tendenza attualizzante dell’individuo; la capacità umana di raggiungere, fermo restando certe condizioni, la realizzazione delle proprie potenzialità.

E’ qui che si inserisce la relazione d’aiuto, in seguito conosciuta come Counseling, concepita principalmente come strumento di libertà, per ricreare intorno alla persona condizioni favorevoli alla sua crescita e consapevolezza.  Il fulcro è l’aspetto positivo ed evolutivo dell’uomo, che tende alla soddisfazione dei propri bisogni e al controllo attivo delle proprie condizioni di vita.

Il Counseling diventa, quindi, il mezzo più idoneo alla promozione della salute, proponendosi come finalità principe la restituzione di un maggior senso di dignità, autonomia ed autostima alla persona permettendogli di vivere la propria vita, piuttosto di farsi vivere da essa.

Esso viene utilizzato allo scopo di affrontare e risolvere problemi specifici, superare crisi contingenti, agevolare lo sviluppo e l’evoluzione personale, prendere decisioni, ottimizzare i rapporti con gli altri e con se stessi, accrescere la consapevolezza e la conoscenza di sé.

Il cliente, attore principale nel processo di counseling, viene posto nelle condizioni di sperimentare, già nel corso del processo di aiuto, un adeguato ed autentico clima di responsabilizzazione, autodeterminazione e valorizzazione. L’agevolazione deve essere intesa come un allenamento all’autonomia, che la persona potrà conquistare attraverso la stessa relazione d’aiuto.

Si ha una relazione d’aiuto valida ed autentica , quando vi è un incontro tra due persone, di cui una si trovi in condizione di malessere,confusione, stress, rispetto ad una determinata area della vita o ad un determinato problema, con un’altra persona che abbia un grado di adattamento, creatività, competenza, abilità e consapevolezza “superiori” alla persona in difficoltà, e che si riesca a stabilire un contatto che agevoli il cliente che ha bisogno di aiuto a compiere movimenti di chiarificazione, apprendimento e maturazione, che lo portino a scegliere e ad acquisire uno stile di vita più consapevole e responsabile, o comunque a rispondere in modo più soddisfacente al proprio ambiente e alle proprie esigenze, abilitando il cliente ad un agire efficace.

Il counselor professionale è un operatore che promuove il benessere dell’individuo. Il suo preminente compito è quello di mobilitare o rimobilitare le energie sopite o latenti, riconoscendo le risorse utili della persona, per usarle come punti di forza per un suo migliore evolversi e divenire.

Il counseling è la grande novità di fine millennio: la prevenzione, l’aiuto psicologico e la promozione del benessere personale, vengono quindi favoriti dal counseling, il quale permette di creare punti di accoglienza per le persone che vogliono sviluppare le proprie attitudini e potenzialità e la propria identità.

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Liberamente tratto da:

E.Giusti – E.Perfetti

Ricerche sulla felicità

Ed.Sovera

 

Il Counseling un’ arte maieutica

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” Se una persona si trova in difficoltà, il modo migliore per aiutarla non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di indirizzarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole prendere, da sola e pienamente, la responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per autocomprendersi e per modificare il loro concetto di sè” Carl Rogers

Autoefficacia,coping,resilienza tutte caratteristiche che sono dentro di noi ma che spesso sono ricoperte da tonnellate di detriti che ne impediscono l’attivazione. Come fare??? Dove andare per essere aiutato ad aiutarsi???

nel grande bacino delle “relazioni d’aiuto” si colloca il Counseling, un modo nuovo di affrontare problemi che coinvolgono l’individuo, di impostare la relazione di aiuto in sintonia con l’esigenza di valorizzare le risorse personali di ognuno.

Il Counseling può essere definito come la conduzione di colloqui che coinvolgono temi personali privati ed emotivamente significativi per l’interlocutore, in cui questo viene “aiutato ad aiutarsi”, a gestire, cioè, i suoi problemi utilizzando le proprie risorse personali senza dipendere da interpretazioni, consigli o direttive fornite da un altro, per quanto esperto possa essere.

E’ un’arte maieutica che non si propone di addestrare, né di curare: il suo obiettivo è quello di tirare fuori le potenzialità presenti in ciascuno. Il presupposto è che una persona abbia già in sé le potenzialità necessarie, deve solo imparare a riconoscerle e usarle.

L’aiuto non consiste tanto nel proporre soluzioni e nell’eseguire complicati riaggiusta menti “terapeutici”, quanto piuttosto nel togliere gli ostacoli che non permettono alle energie che la persona possiede di manifestarsi.

Compito del Counseling è quello di dare al cliente un’opportunità di esplorare, scoprire e chiarire dei modi di vivere più fruttuosi e miranti ad un più elevato stato di Ben-Essere.

Il Counseling è:

  • Ascolto
  • Orientamento
  • Prevenzione
  • Crescita
  • Migliora le tue Relazioni
  • Libera le tue potenzialità
  • Ti aiuta ad affrontare gli ostacoli
  • Ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi
  • Ti aiuta a ri-trovare le tue risorse

E’ utile per tutte quelle persone che si trovano in qualche momento della vita a “vacillare” e sentono il bisogno di essere ASCOLTATE, ACCOLTE; di ESPRIMERE  loro stessi e le loro EMOZIONI accrescendo la CONSAPEVOLEZZA e l’ACCETTAZIONE di sé in un ambiente protetto e non giudicante per CONTATTARE e RICONCILIARE conflitti emotivi, imparando ad AMARSI e avere così una sempre migliore qualità di vita.

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In parte liberamente tratto da:

M.Danon – Counseling – Ed.RED

Non puoi pretendere di cambiare ciò che ti rifiuti di affrontare ….

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Quante volte ascolto persone che mi raccontano che “basta! Così non ce la faccio più! Non è possibile che incorro sempre negli stessi sbagli, che le mie relazioni vadano sempre male, che il lavoro non decolli, che i miei sogni si dissolvano, che le mie amicizie spariscano. Voglio che qualcosa cambi!”

Fin qui tutto bene, poi alla mia domanda “cosa ti aspetti da questo percorso? ….. la risposta “che TU mi dica cosa e come devo fare per cambiare …. Tu sicuramente lo sai, fai questo mestiere … Io non lo so”

Beh, mi dispiace molto deludervi ma non funziona così …

Sarebbe bello poter andare da qualcuno che con un colpo di bacchetta magica e qualche incantesimo ci liberi dai nostri rigidi copioni che portano a reiterare sempre gli stessi comportamenti ingabbiandoci in stereotipie disfunzionali.

Per uscire fuori dai recinti che ci siamo costruiti con tanta maestria, bisogna tirarci su le maniche e affrontare i nostri mostri.

Stare con i piedi a mollo in quello che ci fa più male, per lasciarcelo finalmente alle spalle….

Fare pace con noi stessi accogliendo e accettando tutte le parti di noi che concorrono tutte insieme, nessuna esclusa, ad essere la persona unica che siamo ….. integrando i nostri opposti invece di farci continuamente guerra ….

Allora , qualcuno potrebbe obiettare:” ma tu che ci stai a fare se tutto il lavoro lo faccio io?”

Io ti accompagno in questo viaggio che ti farà ritrovare la parte più autentica di te stessa…

Ti accolgo incondizionatamente ….

Ti ascolto ….

Sono lì con te e per te ….

Ti aiuto a ritrovare le risorse che avevi momentaneamente perso sotto una tonnellata di detriti …

Ti agevolo nel riconoscere ed elaborare le emozioni difficili, fonte spesso, di quell’impantanamento che blocca il cammino evolutivo ….

Favorisco i tuoi atteggiamenti attivi e le tue potenzialità stimolando la tua capacità di scelta …

Il mio aiuto non è proporti facili soluzioni bensì accompagnarti nel togliere quegli ostacoli che impediscono ale tue energie di manifestarsi.

In una parola ti aiuto a Vivere anzichè farti vivere in modo che tu possa riprendere il comando della tua nave, offrendoti l’opportunità di esplorare altre rotte per rendere sempre più agevole la tua navigazione ….

Ricorda però che il timone è solo in mano tua e sta a te decidere dove portare la tua barca …. se lasciarla alla deriva su una secca o tentare una manovra per disincagliarla e riprendere il tuo viaggio verso nuove e verdeggianti terre …

Hai bisogno di uno spazio “tuo” , dove far chiarezza ed essere Ascoltata? Compila il modulo qui sotto …. io sono qui per Te.

 

Il sintomo come segnale di allarme

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La consapevolezza di attraversare una crisi esistenziale presuppone la capacità di un’osservazione critica di sé. Ugualmente, il riconoscere il proprio stato si smarrimento esige la presenza dentro di sé di un referente affidabile che ci consenta di prendere coscienza del concetto di mancare di Identità o di averla persa.

In realtà chi si trova a vivere un periodo di confusione il più delle volte non se ne rende conto e quello che avverte sono, quasi sempre, solo una serie di sensazioni corporee che segnalano e accentuano lo stato di sofferenza. Queste sensazione corporee “negative” sono quello che chiamiamo “Sintomi”.

Quale è il meccanismo alla base di tutto questo? E quale è la funzione del sintomo? Sostanzialmente il sintomo è un segnale di allarme.

Come dice Henri Laborit biologo filosofo ed etologo francese, quando un individuo si trova in uno stato di stress eccessivo, deve aggredire l’ambiente, fonte dello stress, o fuggire da esso. Ma quando è incapace di attuare una di queste soluzioni, allora si inibisce e sviluppa un sintomo.

I sintomi fisiologici fello stress: gola chiusa, collo teso, respiro corto, polso accelerato, inducono nella persona uno stato di ansia che prepara l’organismo a reagire ad una aggressione, con il fenomeno attacco/fuga.

Distrutto o evitato l’elemento aggressore, ritrovato un ambiente sicuro, l’individuo potrà tirare il famoso “sospiro di sollievo”, mentre il suo organismo recupererà l’equilibrio necessario al rilassamento e alla ripresa.

Quotidianamente ognuno di noi si trova a vivere un’ampia gamma di situazioni stressanti e di conseguenza reagirà di volta in volta con l’aggressione o con la fuga.

Esempi tipici di attacco all’ambiente sono ad esempio i comportamenti aggressivi di un padre o di una madre nei confronti dei figli, dei più grandi verso i più piccoli, oppure nel contesto lavorativo, quelli dei superiori verso i subalterni. Ogni attacco ben riuscito scarica lo stress e il rilassamento è ritrovato. In questo modo diverse persone, anche “psichicamente disturbate” , attraverso la posizione di dominio che concede loro il privilegio di “curarsi psicologicamente” a spese degli altri, riescono a compensare bene le frustrazioni e a vivere senza mai prendere coscienza del proprio stato di profondo disagio interiore.

Il comportamento alternativo all’aggressione, cioè la fuga, è altrettanto comune e si attua rifugiandosi freneticamente nelle più disparate attività esterne all’ambiente quotidiano, oppure, caso tipico di molti, rifugiandosi nel lavoro. Anche così l’insoddisfazione che si prova verso la propria vita, compensata dalla iperattività permette alla persona di sopportare le frustrazioni scaricandole altrove.

Il problema insorge quando il tipo, o l’ambiente di lavoro non permettono di scaricarsi, quando la famiglia è refrattaria o si ribella alla scarica, quando non esiste la possibilità di attività compensatorie. E anche quando il nostro ruolo di esseri civilizzati ci impone di affrontare e/o attuare le aggressioni in maniera socialmente accettabile, mentre alcune parti di noi vorrebbero risposte fisiche (pugno, calcio etc..).

A questo punto lo stress è continuo, il respiro non ritrova il suo ritmo, i muscoli rimangono tesi, il cuore lavora sotto sforzo.

Senza la possibilità di rilassamento non rimane che uno spostamento continuo di questa energia che, non scaricandosi nell’attacco/fuga, finisce per rivolgersi contro noi stessi, in una sorta di autoaggressione, generando prima sintomi, poi disfunzioni, poi vere e proprie patologie organiche.

L’insorgere della sofferenza fisica, segnalata dai sintomi, costringerà la persona a consultare uno specialista: il medico che gli prescriverà medicinali e giorni di riposo.

Risultato: ritiro dall’ambiente, tramite una fuga autorizzata, e quindi recupero dello stato di rilassamento.

Terminato l’intervallo curativo, l’individuo si re immergerà nell’ambiente e riprenderà la vita di sempre. Ma la radice è nel profondo e il problema non è stato realmente risolto. La sofferenza ricomincerà e la persona tornerà dal medico, per sentirsi nuovamente autorizzata a dire sia al lavoro che a casa: “Sto male, lasciatemi in pace!” ottenendo così il visto per un nuovo ritiro/fuga , per un nuovo illusorio rilassamento.

Per rompere questo circolo vizioso occorre un’autentica revisione esistenziale, che pochi, però, sono disposti a intraprendere, troppo legati ancora al tabù che il male dell’anima sia di predominio dei “folli”.

Fare il punto, fermarsi per guardare dentro se stessi, riconoscere che si sta vacillando , che si è perso l’orientamento vuol dire prendersi cura di se stessi.

Significa smettere di perdere tempo a preoccuparsi e cominciare ad occuparsi per ri-trovare il proprio ben-essere.

Chiedere aiuto ad un professionista che ascoltando incondizionatamente e senza giudizio può sostenerti nella ricerca delle tue soluzioni vuol dire essere un adulto consapevole dei propri limiti , non sempre si può fare tutto da soli, e questo è il primo passo verso lo scioglimento del disagio.

Il Counseling può essere un buon inizio; non ti da soluzioni preconfezionate, bensì ti aiuta a trovare le tue ritenendo che ogni individuo abbia in sé la capacità intrinseca di ri-trovare la sua strada. Per questo il Counselor ha nei confronti del proprio cliente un atteggiamento attivo, propositivo e stimolante le capacità di scelta volto ad incentivare il concetto di responsabilità individuale.

Il Counseling ti aiuta a ri-prendere in mano il timone della tua vita lasciando a te la scelta della rotta, direzione e velocità.

Il Counseling è un processo di apprendimento interattivo: facendo leva sulle capacità qualità e risorse della persona coinvolta nella situazione problematica, il Counselor mira a sviluppare nel cliente nuovi processi di esplorazione, comprensione e apprendimento, al fine di raggiungere una migliore espressione del proprio sé.

L’obiettivo principale del processo di Counseling è quello di fornire ai clienti l’opportunità di procedere in modo più autonomo, verso una vita più soddisfacente e piena di risorse, come individui e membri di una società più ampia.

Il dramma del copione e la parabola dell’aquila…

aquila e gallina

Ho già trattato l’argomento dei copioni esistenziali in un altro post, vorrei riprenderlo brevemente come premessa ad una parabola di James Aggrey che trovo particolarmente illuminante e che in qualche modo può metaforicamente rappresentare cosa è un percorso di Counseling…..

Ciascuno di noi ha un copione psicologico e vive in una cultura che ha i propri copioni. Il copione psicologico, in cui è contenuto il programma della nostra vita affonda le sue radici nei messaggi che un bambino riceve dai propri genitori. Essi possono essere messaggi costruttivi, distruttivi oppure non produttivi, relativi a posizioni psicologiche che il bambino assume nei riguardi di se stesso o dell’ambiente che lo circonda.

Tali messaggi di copione sono creatori di disagi, a vari livelli, nella misura in cui non si accordano con le reali potenzialità della persona e ne limitano la sua voglia di vivere. Il disagio può essere modesto non interferendo che minimamente con le capacità dell’individuo; oppure così grave da rendere la persona solo una caricatura di se stessa.

I copioni sono simili ad incantesimi ma in alcuni casi essi servono a creare nel soggetto un’idea abbastanza realistica di come può impiegare le sue capacità nell’ambito della società. In altri casi i copioni sviano la persona inducendola a seguire un miraggio poco realistico oppure scelto per risentimento o ripicca.

C’è un momento nella vita, in cui ciascuno di noi si maschera e recita in questo o quel ruolo. Quando acquisiamo consapevolezza di ciò, possiamo anche riacquistare, almeno in parte, la capacità di rinunciare ai falsi ruoli, per tornare ad essere autentici.

Una persona autentica può scegliere il proprio destino e riscrivere il suo copione in favore della propria personale individualità, divenendo in questo modo un “vincente”, un individuo capace di assumersi la responsabilità della propria vita non concedendo a nessuno una falsa autorità su di lui.

In genere ciò non è facile e spesso è un lavoro duro e faticoso.

Qualche volta è necessario un vero “Salvatore”  come appare dalla “Parabola dell’Aquila”…..

“Un giorno un uomo, attraversando la foresta, trovò un aquilotto, lo portò a casa e lo mise nel pollaio dove imparò presto a beccare il mangime delle galline e a comportarsi come loro. Un giorno un naturalista, che si trovò a passare di là, chiese come mai un’aquila, la regina degli uccelli, si fosse ridotta a vivere con le galline.

“Perché l’ho nutrita con mangime di gallina e le ho insegnato a essere una gallina, e non ha mai imparato a volare”- replicò il proprietario. – “Si comporta come una gallina e dunque non è più un’aquila”.

“Tuttavia”- insistette il naturalista- “possiede ancora il cuore di un’aquila e può certamente imparare a volare”.

Dopo averne parlato a lungo, i due si trovarono d’accordo nel voler scoprire se ciò era possibile. Il naturalista prese con delicatezza l’aquila fra le braccia e le disse: “Tu appartieni al cielo, non alla terra. Spiega le tue ali e vola”.
Ma l’aquila si sentiva piuttosto confusa. Non sapeva bene chi era e, vedendo le galline che beccavano il mangime, saltò giù e si unì a loro.

Per niente scoraggiato, il naturalista tornò il giorno dopo a riprendere l’aquila, la portò sul tetto della casa e la incitò di nuovo dicendo: “Tu sei un’aquila. Apri le tue ali e vola”: Ma l’aquila aveva paura di questo nuovo se stesso che non conosceva il mondo; ancora una volta saltò giù e andò a beccare il mangime.
Il terzo giorno il naturalista si alzò di buon’ora, andò a prendere l’aquila e la portò sulla cima di una montagna. Lì sollevò in alto la regina degli uccelli e cercò di incoraggiarla dicendo: “Sei un’aquila, appartieni al cielo e alla terra, apri ora le tue ali e vola”.

L’aquila si guardò intorno, guardò in giù verso il pollaio, guardò in su verso il cielo. Ma non volò ancora. Allora il naturalista la sollevò verso il sole e l’aquila cominciò a tremare e piano, piano aprì le ali. Infine, con un grido trionfante, spiccò il volo verso il cielo.

Può darsi che l’aquila ricordi ancora le galline con nostalgia; può darsi anche che di tanto in tanto torni a fare visita nel pollaio. Ma per quanto si sa non è più tornata a vivere come una gallina.

Era un’aquila, sebbene fosse stata nutrita e allevata come una gallina”.

Proprio come l’Aquila, chi ha imparato a considerarsi, a comportarsi e a vivere come in realtà non è, può prendere una nuova decisione e vivere secondo le proprie potenzialità di vincente, invece che sopravvivere chiuso dentro una gabbia fatta di: “se soltanto……”, “quando….”, “cosa mi succederà se…”.

Chi vuole scoprire e imparare a cambiare la sua parte “perdente” diventando così più simile al “vincente “ che era destinato ad essere può provare un percorso di Counseling.

Il Counseling, infatti, può aiutare nel proprio personale percorso di riorganizzazione interna, verso la riappropriazione di quel potenziale di creatività e saggezza, insito in ognuno di noi, che permette di diventare “quello che si è”, riconoscendo la propria unicità senza esaurire le proprie energie nello sforzo di svolgere un ruolo che non è nostro.

Ancora sul Counseling

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Una guida alpina accompagna i suoi clienti in paesaggi con i quali ha già una certa dimestichezza, ma ogni percorso è sempre nuovo e ognuno deve camminare sulle proprie gambe. La presenza della guida potrà essere utile e di conforto, ma il progresso verso la meta dipenderà dall’impegno del soggetto in prima persona, oltre che dall’abilità di chi conduce nel fornire le indicazioni giuste al momento giusto.

Anche il Counselor è una guida di montagna, con il preciso obiettivo di rendere quanto più autonomo e indipendente il proprio cliente, mettendogli a disposizione la sua esperienza e gli strumenti necessari per diventare a sua volta guida di se stesso.

Il Counseling è stato proprio definito “l’arte del guidare”, in quanto non consiste nel trovare che cosa non funziona nel cliente e dirglielo, ma nell’insegnarli a conoscere se stesso: “se aiutiamo il cliente a comprendere se stesso in relazione ad una data situazione, la decisione di cambiare verrà da lui” (Rollo May)

Il Counseling è quindi una pratica professionale svolta all’interno di una relazione definita da un contratto, che consente ai clienti di sviluppare il proprio potenziale, l’autonomia personale per gestire al meglio le proprie risorse nella risoluzione di problemi soggettivi e interpersonali; inoltre favorisce la promozione del benessere e la prevenzione del disagio psico-sociale.

E’ uno spazio di ascolto, supporto e orientamento all’interno di una relazione basata sul riconoscimento, sul rispetto, l’empatia e la congruenza.

Le azioni del Counseling: orientare, agevolare,contenere,sostenere.

Il Counseling è focalizzato sul concetto di salute, non più inteso come assenza di malattia, ma come sviluppo e promozione del benessere della persona. I concetti basilari di autonomia, libertà , autorealizzazione, empowerment promuovono la comprensione dell’individuo e del suo contesto come un tutto che interagisce sinergicamente.

Il counselor può essere definito come colui che accoglie e agevola la persona nella scoperta del proprio potenziale promuovendo la sicurezza di sé e la sensazione di auto-efficacia. Possiede conoscenze versatili e utilizzabili in vari settori, ha assimilato e padroneggia teorie e tecniche dei principali modelli operativi per poter facilitare la persona che si rivolge a lui. Il cambiamento, infatti, richiede, l’integrazione di tutte le dimensioni dell’espressione umana: sensoriale, affettiva, cognitiva, sociale e spirituale, il counselor entra in sintonia con ognuna di queste dimensioni, aiutando così il cliente a divenire responsabile dei propri pensieri, sentimenti e comportamenti, riducendo le contraddizioni e favorendone il benessere personale e sociale.

Il fattore più importante nel processo di cambiamento è costituito dalla relazione nei suoi aspetti strutturali (setting, regole, contratto) e interpersonali (empatia, alleanza, sintonizzazione, fiducia).

Nel Counseling, a differenza di altre professioni, la preparazione personale del Counselor è prioritaria, perché mentre la tecnica si può sempre acquisire, modificare, perfezionare, così come si possono inventare modi sempre nuovi di condurre un colloquio, le qualità umane dell’operatore sono l’elemento più importante per attivare in un’altra persona il processo di crescita. Prima ancora del metodo utilizzato, è la capacità del Counselor di entrare in relazione con il cliente a favorire l’esito positivo dell’incontro.

Il Counselor dovrà essere in grado di misurarsi con la possibilità di modificare continuamente l’immagine ormai acquisita di sé e degli altri, con il rischio di trovarsi in difficoltà e con il coraggio di trasformare questa difficoltà in una opportunità di crescita per sé e per il cliente.

Il Counseling è la sinergia tra due persone che cercano insieme qualcosa di più alto, che vogliono creare ponti là dove ci sono muri.

Antropologia del Counseling

IO SONO

Il presupposto che ha mosso Carl Rogers a compiere la rivoluzione copernicana nelle relazioni d’aiuto è che “ogni corrente della psicologia ha implicita una sua filosofia”, una sua visione dell’uomo e del mondo, e che tale filosofia “influenza in molti modi sottili e significativi” lo stesso processo terapeutico e di cura: in particolare dietro il comportamentismo ci sarebbe una filosofia “meccanicista”, dietro la psicoanalisi una filosofia “pulsionale”.

Scrive Rogers :” […]  non è necessario negare la verità di alcuni aspetti di queste formulazioni per ammettere un’altra prospettiva. […] dal punto di vista esistenziale è […] l’uomo non ha semplicemente le caratteristiche di una macchina, non è semplicemente prigioniero di motivi inconsci; è una persona impegnata a creare se stessa, una persona che crea il significato della vita, una persona che incarna una dimensione di libertà soggettiva “ (C.Rogers – La terapia centrata sul cliente – )

Da questa citazione emerge chiaramente che la presa di distanza del Counseling di Rogers dai precedenti modelli non dipende tanto da un disaccordo circa gli aspetti teorici della relazione d’aiuto, ma da una diversa concezione filosofico-globale dell’uomo nel mondo: l’essere umano non è solo una macchina da condizionare-aggiustare o un “esser-ci” schiavo delle sue pulsioni, bensì un soggetto attivo, autonomo e responsabile, fondamentalmente libero di creare i propri sensi, significati, scopi e valori nella vita e che dispone in sé, almeno a livello potenziale, la forza necessaria a superare le difficoltà psicologiche-esistenziali-sociali che la sua esistenza nel mondo gli riserva.

E proprio in virtù di questa nuova concezione antropologica, Rogers aggiunge “[…] è la voce dell’uomo soggettivo che parla, e forte, per se stesso. L’uomo si è sentito per molto tempo una marionetta, guidata da forze economiche, da forze inconsce, da forze ambientali. E’ stato fatto schiavo da persone, da istituzioni, dalle teorie della scienza psicologica. Ma è vicino a fare una nuova dichiarazione di indipendenza. Scarta l’alibi della mancanza di libertà. Sta scegliendo se stesso, sta cercando, in un mondo difficilissimo e spesso tragico, di diventare se stesso, non una marionetta, non uno schiavo, non una macchina, ma il proprio sé, unico, individuale” (C.Rogers – opera citata).

Questa concezione di un soggetto attivo, libero, autonomo,responsabile, e corredato delle potenzialità auto direttive necessarie per risolvere i propri problemi dopo averne maturato piena consapevolezza, costituisce dunque l’antropologia che sta alla base di quelle caratteristiche di autonomia, responsabilità e libertà del cliente che sono le fondamenta del Counseling, che non si pone l’obiettivo di fornire soluzioni o consigli direttivi, bensì il suo scopo è quello di porre la persona nelle condizioni dapprima di esaminare la situazione problematica in tutta la sua complessità e quindi di uscirne in maniera autonoma, libera e responsabile.

La condizione affinchè ciò sia possibile passa attraverso la prioritaria capacità, schiettamente umana, relazionale o “artistica” del Counselor, di creare quello che Rogers definiva il “clima” facilitante la relazione o una particolare “atmosfera” empatica che sappiano esaltare la forza tendente al miglioramento e all’autorealizzazione presente, almeno potenzialmente, in ogni persona.

Rogers illustra tale forza con l’espressione “tendenza attualizzante” per esprimere l’idea secondo cui “ogni organismo è determinato da una tendenza intrinseca a sviluppare tutte le sue potenzialità e il suo arricchimento”. Si tratta di una forza essenzialmente positiva per lo sviluppo di sé e il miglioramento della propria situazione, che non è insita solo negli esseri umani bensì in ogni organismo vivente qualora sia posto nelle giuste condizioni “ambientali”.

Rogers la scopre ad esempio in alcune alghe che riescono a crescere sugli scogli della California, resistendo all’impeto delle onde con la flessibilità del loro fusto. In quelle alghe, come in ogni essere vivente, è riposta una tenace e virulenta volontà di vivere, di conservare e di migliorare l’organismo, e di esplorare l’ambiente al fine di modificarlo in base alle proprie necessità.

L’uomo stesso possiede dunque tale energia o forza personale che lo spinge naturalmente verso ciò che è o considera il suo bene, ovviamente qualora essa non venga ostacolata da impedimenti dell’ambiente esterno o dalla propria interiorità.

Proprio perché ogni individuo ha la tendenza attualizzante alla realizzazione e alla crescita, ed è dotato, almeno in maniera latente, della capacità di comprendere se stesso e delle risorse per uscire dalle situazioni di difficoltà attraverso una auto-risoluzione dei propri problemi , a patto che sia posto nelle condizioniate a favorire tale sviluppo e crescita personale., il primario compito del Counselor consiste proprio nel ri-creare tali condizioni facilitanti il suo sviluppo e la sua crescita personale attraverso la creazione di un ambiente favorevole.

La creazione di un “atmosfera empatica” facilitante la relazione e l’alleanza, che il cliente percepisce e che crea il miglior ambiente possibile per il “setting”, costituisce la quintessenza del counseling rogersiano in quanto permette la realizzazione delle condizioni stesse che danno al cliente la fiducia nelle sue capacità risolutive, e che gli consentono di poter ricorrere alla sua forza motivazionale al fine di dispiegare la sua tendenza alla crescita personale e all’autorealizzaizone.

Scrive ancora Rogers: “Le condizioni che creano questa atmosfera non sono la cultura, la preparazione intellettuale, l’orientamento ideologico o le tecniche del “terapeuta”. Sono sentimenti e atteggiamenti che devono essere vissuti dal counselor e percepiti dal cliente” (C.Rogers – opera citata).

Un altro importante punto di partenza del counseling e soprattutto di quello Rogersiano è quello di essere “centrato sulla persona del cliente”.

In epoca precedente il soggetto da aiutare veniva considerato passivamente come colui che doveva limitarsi ad attendere e ricevere l’aiuto offerto dall’altro, da colui che “sa” come risolvere la situazione problematica alla luce di un certo sapere, trattando quindi la situazione problematica in astratto senza far riferimento al “vissuto esistenziale” del cliente e travisando il fatto che ogni problema di natura psicologico-esistenziale si genera sempre nel contesto di vita di una singola e unica persona che vive in una determinata situazione esistenziale, e che per risolverlo non è sufficiente guardare al problema in sé bensì alle modalità nelle quali è vissuto dalla persona coinvolta nella situazione.

Da ciò consegue che una situazione non è mai “oggettiva” né analizzabile oggettivamente, in quanto è sempre connotata da significati personali e appunto soggettivi attribuiti dal soggetto alla unica e singolare situazione concretamente vissuta.

Alla luce di questo è chiaro che alla base di ogni intervento di counseling deve sempre esserci la capacità dell’operatore di contestualizzare il vissuto del cliente all’interno della situazione vissuta.

Per fare questo è necessario acquisire una facoltà chiamata “flessibilità cognitiva” che induce ad essere “centrato” sulla situazione vissuta dalla persona che richiede il nostro aiuto piuttosto che sul nostro modo di vedere le cose; è la capacità di focalizzare l’attenzione sulle modalità esistenziali attraverso le quali l’altro vive, pensa e sente le cose, le persone, i fatti e i problemi narrati.

Tali fatti sono sempre osservati e vissuti dal punto di vista del cliente e generati dalla sua visione del mondo, la quale determina le modalità stesse di percepire e quindi vivere i fatti e le difficoltà, che assumono un significato particolare a seconda delle proprie esperienze passate, dei propri pensieri, valori ,atteggiamenti ed emozioni, ovvero, ancora dalla propria visione del mondo quale medium tra ciò che siamo e il mondo nel quale viviamo.

E’ necessario quindi che il counselor metta da parte la naturale tendenza a conformare l’esperienza di un’altra persona al proprio modo di pensare e assumere empaticamente il punto di vista dell’altro, il “suo” unico e peculiare modo di vedere i problemi al fine di cogliere i fatti o problemi come strettamente determinati dalle circostanze, situazioni o esperienze individuali come sono interpretate e vissute dal cliente.

Il Counseling è “centrato sul cliente” perché quest’ultimo è considerato realmente come la persona più al corrente del problema, la più informata della situazione e praticamente la sola a sentire il caso in tutta la sua profondità esistenziale; perciò solo lui sa esattamente di che cosa parla.

Essendo l’unico a riconoscere fino in fondo il suo vissuto, deve essere messo nelle condizioni di comprendere la sua unica e singolare situazione di difficoltà al fine di trovare una soluzione o una prospettiva risolutiva in completa autonomia e libertà.

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Per approfondire:

Carl R. Rogers

La terapia centrata sul cliente

Ed Psycho

Come si svolge il Counseling

counseling help

La maggior parte di noi ha talvolta sperimentato degli eventi e delle sensazioni spiacevoli che sembrano non avere termine, momenti dell’esistenza in cui nessuna soluzione sembra essere in vista.

A volte sappiamo che i nostri sentimenti sono dovuti a circostanze particolari, come dispiaceri matrimoniali, lutti o malattie, mentre altre volte non abbiamo alcuna idea di ciò che ci fa sentire così in tensione, sfiduciati e perplessi, tutto ciò che sappiamo è che la nostra vita è diventata scomoda, difficile o anche apparentemente intollerabile.

Se la nostra ansia diviene troppo grande, possiamo essere spinti a prendere decisioni frettolose, spesso ad esserne dispiaciuti, o ad agire sotto un consiglio che non condividiamo completamente e a dover poi convivere con le conseguenze.

Il counseling può aiutare le persone a chiarire i loro pensieri e sentimenti, così da giungere a prendere le proprie decisioni o, anche, ad operare grossi cambiamenti nella loro vita.

L’incontro avviene quasi sempre a richiesta del cliente. Ascoltando attentamente il counselor può iniziare a percepire le difficoltà del cliente e può aiutarlo a vedere le cose più chiaramente, possibilmente da un’angolatura un po’ diversa.

Il counseling è, quindi, un modo per facilitare le scelte o i cambiamenti, o per ridurre la confusione. “Non so che strada prendere, cosa fare, cosa è meglio per me!”; queste sono le frasi più frequenti in apertura della seduta.

Nelle sedute di counseling il cliente viene messo in grado di esplorare i vari aspetti del suo malessere e delle sue difficoltà, parlandone liberamente ed apertamente in modo diverso (cosa che sarebbe quasi impossibile fare con familiari o amici) con una persona che NON GIUDICA.

I sentimenti repressi come la rabbia, l’ansia, il dolore, l’imbarazzo possono sovente diventare molto intensi. L’opportunità di esprimerli ed esplorarli in un contesto sicuro, può aiutare a dissolverli integrandoli riducendo così il dolore provato e rendendo più semplice la loro com-prensione. Il counselor incoraggerà l’espressione di questi sentimenti e, grazie alla sua preparazione, sarà in grado di accettare il loro manifestarsi senza sentirsi oppresso da questi. In tal modo il cliente riguadagnerà l’autorispetto e la sensazione di valere qualcosa grazie anche a quei vissuti e, quindi, si sentirà accettato e rispettato come persona che ha propri diritti.

Un counselor non cercherà di minimizzare i problemi e rispetterà qualsiasi sforzo fatto nel tentativo di far funzionare le cose. Qualunque sia la natura del problema non verrà dato alcun giudizio e sarà mantenuta un’assoluta confidenzialità. Compito del counselor è di assistere il cliente, ed inoltre, di indicargli altre possibili fonti di aiuto, se dovessero mostrarsi necessarie.

Il counseling è diverso da altri tipi di aiuto in cui si diventa, a volte, oggetto di diagnosi o accertamenti e nei quali viene poi suggerito il comportamento da tenere. Il raggiungimento di un buon obiettivo è alla base dell’intero percorso di counseling. Avere qualcuno che ascolta tutti gli aspetti della nostra situazione, può aiutare a scoprire qualcosa in più per se stessi. Per esempio la propria forza e la propria debolezza, i propri valori, le priorità, non solo cercando le proprie soluzioni, ma anche realizzandole.

La relazione tra il cliente e il counselor costituisce la parte essenziale del processo. Perciò, dopo aver instaurato un rapporto di fiducia, il counselor incoraggerà il cliente ad osservare se stesso, gli aspetti della sua vita, le sue relazioni, quelle cose alle quali potrebbe non aver mai pensato precedentemente o che non si sentiva in grado di affrontre. Il cliente con l’aiuto del counselor potrà iniziare ad esplorare le relazioni in cui si trova coinvolto, scoprire come ha reagito con alcune persone o in certe situazioni, capire le proprie difficoltà.

A tutto ciò seguirà poi la considerazione dei modi attraverso i quali cambiare. Il counselor potrà proporre al cliente delle opzioni, ma lo incoraggerà a seguire qualunque cosa lui abbia scelto. Egli potrà inoltre aiutare il cliente ad esaminare in dettaglio la situazione o il comportamento che gli crea problemi, trovare il piccolo ma cruciale punto di partenza, dal quale sarà possibile iniziare ad operare dei cambiamenti.

Qualsiasi approccio userà il counselor sarà rispettoso dell’autonomia del cliente, autonomia che dovrà essere la meta per quest’ultimo: essa infatti, lo renderà capace di fare le sue scelte, di prendere delle decisioni e di metterle in pratica.

Le tecniche usate dal counselor sono flessibili e la profondità di lavoro adeguata alle capacità emotive di ogni cliente. Lo scopo è quello di far capire al cliente stesso i suoi reali sentimenti e permettergli di sperimentarli. In seguito potrà compiere delle “scelte” e, quindi “agire” per raggiungere i propri obiettivi. Il tempo necessaria la cambiamento varierà da cliente a cliente e sarà in accordo sia con le sue capacità emotive che con la sua adattabilità al cambiamento.

Il processo di counseling concerne essenzialmente la crescita e il cambiamento. Non è compito del counselor far cambiare direttamente il cliente: è il cliente che cercherà di cambiare e di sviluppare se stesso; il ruolo del counselor è quello di agevolare questa evoluzione non prendendo decisioni al posto del cliente, ma aiutando l’individuo ad osservare chiaramente i suoi sentimenti, le su emozioni e le sue mete, finchè potrà assumere fiduciosamente l’auto-direzione e, come ha detto Rogers “e lasciarlo Essere”

Infine il counseling non pretende di essere la risposta alle difficoltà umane, ma offre l’opportunità alle persone di esplorare vari modi di vedere la propria vita e conduce verso strade più efficaci per raggiungere il Ben-Essere.

Se pensi che questo possa fare al caso tuo, contattami al 388 73 87806 per prendere un appuntamento (assolutamente gratuito e non vincolante) in presenza, se abiti a Roma, o via Skype ovunque tu sia …..