Abbasso il giudizio: i vantaggi dell’accettare gli altri

giudizio 1

” .. Noi non vediamo le cose per come sono

le vediamo per come siamo noi..”

Talmud

La tentazione di esprimere giudizi su quello che sono o fanno le persone non può ovviamente esistere se non a partire dalla nostra stessa esperienza. Possiamo vedere negli altri solo quello che abbiamo imparato a vedere in noi ….

E’ il cosiddetto meccanismo della proiezione che ci fa attribuire agli altri sentimenti o intenzioni che in realtà appartengono a noi.

Questa tendenza a vedere il mondo attraverso le nostre difficoltà personali dipende in parte dall’importanza che il nostro ego assume nel nostro funzionamento psichico: l’ossessione dolorosa di sé, che caratterizza le persone con problemi di autostima le espone ampiamente a questo rischio.

E in contropartita questa visione auto centrata porta ad un impoverimento della nostra visione del mondo, e quindi di noi stessi.

In effetti nella tendenza a giudicare è implicita quella di chiusura all’esperienza. Si riempie il mondo di sé anziché di lasciarsi riempire, informare, educare da lui. Di conseguenza il mondo ci sembra fossilizzato, “è sempre la stessa cosa”, le persone sono “sempre le stesse” (e quasi sempre deludenti). Spesso, invece, è il nostro modo di capirle che è sempre identico.

L’effetto della tendenza ad etichettare è ben noto in psicologia: una volta che abbiamo espresso un giudizio su qualcuno è difficile ricredersi, perché tutte le nostre azioni ulteriori saranno a quel punto influenzate da tale giudizio. Tenderemo, quindi, a memorizzare quello che confermerà la nostra etichettatura , e a rifiutare quello che non la confermerà.

E’ quello che si definisce una prospettiva di “pensiero selettivo”: scegliamo preferibilmente le informazioni che confermano le nostre convinzioni e le nostre preferenze..

Contrastare l’effetto dell’etichettatura richiede sforzi ben organizzati. E la cosa più semplice, piuttosto che dover rivedere sistematicamente i nostri giudizi, consiste nel non giudicare subito, troppo in fretta. Altrimenti saremo vittime di un effetto di priorità: la prima convinzione che si radicherà resterà la più solida sul lungo periodo, anche nel caso di una successiva invalidazione.

Eccoci di nuovo ai principi basilari dell’accettazione: gradualmente, regolarmente, abituarsi a osservare e accettare quello che osserviamo , a volte con generosità lasciando sempre un margine , evitando di “sputare sentenze” prima di conoscere i fatti. Poi rifletterci, e se esprimiamo un giudizio, farlo in modo preciso e provvisorio “ per il momento, riguardo a questo, poso pensare questo”. Alla fine, agire, passando dal risentimento  alla discussione, al confronto.

L’accettazione degli altri è un atteggiamento correlato con un maggior livello di benessere globale in chi lo pratica. Ne consegue quindi un circolo virtuoso: se sto bene, sarò più portato alla benevolenza, questa benevolenza a sua volta mi fa bene.

D’altra parte, l’apertura psicologica è correlata con l’autostima: migliore sarà quest’ultima, più ci aiuterà a osservare senza fare confronti, invidiare o giudicare, più ci consentirà di trarre profitto dalle esperienze della vita, di avere una maggiore flessibilità e capacità di adattamento a nuovi ambienti.

Una buona autostima, che passa anche attraverso l’evitamento del giudizio affrettato, può così essere uno strumento per bonificare il reale e può anche succedere che le persone ci “deluderanno” un po’ meno ….

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