Riscattare il padre per poter vivere la nostra individualità

padre e figlia 2

Se il rapporto con nostro padre ha avuto una evoluzione armonica, dall’infanzia all’adolescenza, noi impareremo ad accettare il padre reale che abbiamo avuto, rinunciando alla sua idealizzazione.

Solo se faremo questo passaggio potremo costruire una base certa per un Animus maschile interno positivo che ci guiderà verso nuovi amori e verso scelte adulte di ben-essere personale.

Riusciremo, quindi, a diventare donne mature e a costruire la nostra individualità solo attraverso un esame del rapporto con nostro padre e all’interiorizzazione della funzione paterna, che richiede a noi figlie di prendere su noi stesse la responsabilità della nostra vita e, contemporaneamente, a nostro padre la rinuncia al controllo e alla protezione su di noi.

Il processo di individuazione personale e lo sviluppo completo della femminilità, in ognuna di noi, nascono, infatti, dal rapporto stabilito con il padre e dalla successiva interiorizzazione della funzione che lui ha esercitato fino a quel momento e che ci farà da guida nelle nostre scelte future.

Si tratta di saper trasformare questa relazione, assumendo su noi stesse un senso, maturo e consapevole, di valutazione di noi e della nostra vita, che abbiamo appreso da lui e che ora è diventato completamente nostro: dobbiamo riuscire a relativizzare il padre reale, rinunciando alla sua idealizzazione, per poter sviluppare il nostro padre interno, l’Animus.

Se invece rimaniamo nell’idea che nostro padre sarà sempre per noi un eroe siamo destinate a continuare a sentirci figlie predilette, non crescendo mai, o a innamorarci di chi ci deluderà inevitabilmente, per non tradire, così, mai nostro padre, o ad andare eternamente alla ricerca di sostituti paterni.

D’altro canto questo riesame del rapporto richiede che anche nostro padre sia in grado di attivare questo distacco, superando la sua angoscia di separazione da noi e non bloccandoci in trappole emotive inconsce, del tipo: “Devi lasciarti proteggere da papà e non c’è bisogno che tu cresca”, oppure: “Resta sempre la mia bambina, così io mi sentirò sempre forte, potente, utile”.

Può accadere però, sia con i padri assenti o normativi, ma anche con quelli idealizzati, che non riusciamo ad “accettare” il padre reale che abbiamo avuto e che sviluppiamo, di conseguenza, al nostro interno un Animus tiranno o idealizzato, che rischia di condurci a relazioni sentimentali fallimentari, alla ricerca di impossibili sostituti paterni, di uomini magici o carnefici: siamo così destinate a rimanere intrappolate nel danno del padre!!!

Riscattare nostro padre vuol dire invece riuscire a dare una forma positiva al nostro Animus, dilà del padre reale che abbiamo avuto, imparando a fare da padre a noi stesse.

Ma diventare donne mature e responsabili del proprio ben-essere psicoemotivo richiede, oltre al riscatto di nostro padre, anche l’impegno di ricercare la nostra guida interna, il nostro spirito femminile, per cogliere il suo insegnamento e la nostra direzione esistenziale, e la cura del nostro Animus affinchè sia da supporto nella realizzazione del nostro senso vitale più profondo …..

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre se anche fossi a me un estraneo,

Per te stesso egualmente t’amerei.

Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno

Che la prima viola sull’opposto

Muro scopristi dalla tua finestra

E ce ne desti la novella allegro.

Poi la scala di legno tolta in spalla

Di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.

Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo

Che la sorella mia piccola ancora

Per la casa inseguivi minacciando

(la caparbia aveva fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte

Dalla paura ti mancava il cuore:

ché avevi visto te inseguir la tua

piccola figlia, e tutta spaventata

tu vacillante l’attiravi al petto,

e con carezze dentro le tue braccia

l’avviluppavi come per difenderla

da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche fossi a me un estraneo

fra tutti quanti gli uomini già tanto

pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

Camillo Sbarbaro – A mio Padre

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Liberamente tratto da:

M.Morganti – Figlie di padri scomodi – Ed.FrancoAngeli

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