Essere nel mondo: l’incontro con sé e con l’altro.

incontro

Come entriamo nel mondo? Quale senso viene dato al nostro “essere” ed “esser-ci”? che cosa permette la nostra realizzazione? Che cosa e chi determina il rapporto Io-mondo?

L’esistenza dell’uomo è data dal passato, dal presente e dal futuro “l’uomo è la proprio esistenza”, essere nel mondo significa quindi essere in qualche modo determinati, ma avere anche in sé la possibilità di trascendersi continuamente, in una ricerca che spinge verso un progetto e un progettarsi nel mondo.

Nel proprio esser-ci la consapevolezza di sé può donare senso alla propria vita, perchè è insita in essa la possibilità di emergere, di “venir fuori”.

Non sempre però c’è la spinta al progetto e a volte è una spinta che non prevede un cammino positivo, cioè un cammino che preveda un ben-essere per sé e per gli altri; in questi casi è necessario comprendere le proprie difficoltà e lavorarci sopra per portare alla luce l’ombra che nascondono.

Come ha inizio la propria vita è sicuramente fondamentale per la propria esistenza: allora iniziamo questo viaggio considerando la nascita di un figlio e la situazione affettiva della coppia che diviene “coppia genitoriale”.

Quando nasce un bambino dovrebbe nascere un nuovo modo di percepirsi e di vivere nel mondo: dalla capacità di stare in coppia alla nuova vita a tre. La nascita di un figlio riporta inevitabilmente al passato, al proprio passato di figlio e figlia, al ricordo del rapporto che esisteva con i genitori, a un inevitabile collegamento con il passato per poter essere nel presente in modo costruttivamente sereno e di delineare di conseguenza il cammino che via via si sta compiendo.

Non è possibile disancorarsi dal passato, bello o brutto che sia quel passato ha posto le radici del nostro presente.

In tutto ciò non vanno dimenticate le basi cromosomiche, impronte basilari del proprio modo di essere nel mondo, per cui l’ambiente, con tutte le situazioni che in esso si determinano, si colloca su un terreno individuale già dato. L’humus cromosomico, infatti, potrà far recepire in un modo o in un altro le situazioni, con tutte le sfaccettature alle quali l’individuo spesso poi attribuisce lwe “colpe” dei fatti negativi che gli accadono.

Posto allora che l’impronta è data geneticamente, noi possiamo agire sull’ambiente e sull’individuo “dato” . L’essere umano alla sua nascita non è una tabula rasa, ma porta con sé i cromosomi dei propri genitori. Il padre ha una sua “impronta” e un suo passato esperienziale e la madre la propria “impronta” e il proprio passato: questi due diversi vissuti si vanno a collocare sul nuovo nato, proprio come si adagia una copertina sul bimbo per tenerlo caldo. Non solo ciò che è stato veramente vissuto, con tutte le attribuzioni del “proprio vissuto”, ma anche il proprio “immaginario” cadrà leggermente o pesantemente sul nascituro.

I vissuti dei genitori vengono così inevitabilmente e quasi inconsapevolmente proiettati sul figlio che li farà propri, insieme al latte che riceve.

L’immaginazione che la madre ha attivato, durante il periodo dell’attesa, può essere carica di paure e di aspettative: il nascituro è così già caricato di immagini e di fantasie e se, al momento della nascita  e nei primi periodi della sua vita, le immagini fantasticate non si sovrappongono con il reale, facilmente inizieranno a sedimentarsi vissuti sgradevoli, sensazioni di mancate corrispondenze, di fastidio, in quanto la discrepanza tra il proprio sentire e la realtà può generare turbamento e disagio.

E’ estremamente importante mettersi in con-tatto con il proprio sentire, con le proprie emozioni, con il proprio mondo interiore: prima ci si pone in ascolto di sé, in ascolto delle proprie insoddisfazioni e prima si potrà correre ai ripari attraverso un percorso di riflessione o di aiuto.

Il bambino nel corso della sua maturazione, si pone in contatto con il mondo e crea collegamenti tra le sue percezioni e gli oggetti.

Molti studi ci indicano l’importanza della relazione,  l’importanza dell’”individuazione” dell’adulto che vuole diventare genitore: un genitore che non ha raggiunto la consapevolezza di sé non potrà essere “specchio” e “contenitore” per la propria persona e quindi non potrà esserlo per il proprio figlio.

Ed ecco che i primi “rifornimenti” affettivi e relazionali vengono a costituire il riferimento per la costruzione del proprio sé; nella consapevolezza che esistono genitori reali, ma che decisivi sono anche i genitori creati nel proprio mondo interno, è possibile che si venga a strutturare un “falso sé” e uno sviluppo emotivo non adeguato.

Già dal primo vagito il bimbo è una persona unica e irripetibile separata e dotata di un proprio bagaglio che viene definito Sé primario; questo patrimonio gli consentirà di porsi in relazione con la madre e di modulare il rapporto in un gioco di relazione con sé e con gli altri.

Nel corso di questi processi si mettono in moto le predisposizioni a creare immagini, a organizzare le esperienze e a determinare la relazione tra mondo interno ed esterno dando forma al nostro “essere” e al nostro “esser-ci” nel mondo e per il mondo …..

“Con la forza di questo Amore e la voce di questo appello non cesseremo di esplorare. E alla fine dell’esplorazione saremo al punto di partenza. Sapremo il luogo per la prima volta …..” T.S.Eliot

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