Sopravvivere o vivere?

vivere o sopravvivere

Il Giudice Interiore o Super-Io, come abbiamo visto in questo post, è un meccanismo di sopravvivenza e, se ben strutturato assolve in modo molto efficace a questo compito, ma allo stesso tempo non è capace di vivere.

Sopravvivere e vivere sono due cose molto diverse: la prima è semplicemente la capacità di mantenere in funzionamento il nostro sistema corporeo, la seconda è la capacità di creare il nostro presente e di esserne consapevoli.

Sopravvivere è l’espressione della nostra animalità mentre vivere è il culmine più alto della nostra umanità!

Quando lasciamo che la sopravvivenza occupi il posto della nostra umanità, anche quando non c’è minaccia, permettiamo che il nostro Giudice Interiore detti le leggi del nostro vivere, del nostro relazionarci e dei nostri comportamenti, noi allora non siamo veramente umani, bensì ricadiamo in uno stato infantile ma senza la bellezza e l’innocenza dell’infanzia.

La nostra vita quotidiana è allora dettata e rinchiusa dentro una rete di pregiudizi che, impedendoci di vedere la realtà, ci obbligano a comportamenti meccanici e a re-agire. Dove, in questo caso, re-agire vuol dire agire nello stesso modo del passato, vuol dire mancanza di creatività, spontaneità, e consapevolezza.

Proviamo ad osservare quanta della nostra energia è continuamente impegnata nel fare la cosa giusta. Non solo, ma anche di fare la cosa giusta che ci permetta di stare bene e di essere riconosciuti e apprezzati.

Questo desiderio intrinsecamente umano, rappresenta la nostra volontà di essere allineati con l’esistenza, connessi, capaci di rispondere in modo vivo alle situazioni che la vita ci propone.

Ma la vera questione non è fare la cosa giusta, bensì giusta secondo chi? Quali sono i criteri che definiscono cosa è giusto e cosa è sbagliato?

Se guardiamo con un minimo di attenzione e soprattutto di sincerità non è difficile realizzare che il criterio è definito dal nostro Giudice Interiore e quindi dai nostri genitori interiorizzati. E se questo è quello che accade è anche vero che stiamo cercando di trovare la scelta adatta al momenti attuale attraverso qualcosa che ha nulla o poco a che fare con questo momento.

La vera questione, allora, è come fare a fare scelte che riflettano la nostra consapevolezza, libertà, originalità ossia tutte quelle caratteristiche che definiscono il vivere.

L’unico modo per farlo è ridirigere la nostra energia vitale al qui e ora che ci troviamo a vivere distogliendola dal gravoso compito di sostenere la dinamica con il Giudice Interiore, vincendo la paura per la sopravvivenza alla scoperta del nostro potenziale personale.

Tutto ciò significa semplicemente CRESCERE: crescere oltre la dinamica che caratterizza il nostro rapporto con il nostro Giudice Interiore. Che poi vuol dire capire come questa dinamica ci tenga rinchiusi in uno stato infantile dove ancora, indipendentemente dagli anni che abbiamo, facciamo i conti con i nostri genitori, e come questa dinamica sia proiettata all’esterno in ogni nostra relazione.

Questo comporta, quindi, assumerci la responsabilità di fare scelte non dettate dal passato e da valori altrui, ma basate sulla nostra capacità di sentire chi siamo realmente, cosa vogliamo e come intendiamo impegnarci per realizzarlo.

Da ciò sembra ormai chiaro che dobbiamo imparare a difenderci consapevolmente dagli attacchi del Giudice Interiore imparando a sviluppare la capacità di essere presenti nell’esperienza, mentre, il più delle volte, avviene di essere risucchiati nel continuo dialogo/conflitto interiore tra bambino e genitori.

Quando l’energia vitale viene di nuovo resa disponibile alla nostra crescita cominciamo a vivere una vita non più costantemente tesa verso come “dovremmo essere” bensì illuminata dalla scoperta quotidiana della nostra individualità e unicità.

Succederà allora che invece di spendere quantità incredibili di energia e attenzione nel cercare di mantenere una pace precaria tra Io e Giudice Interiore, cominciamo a scoprire chi siamo al di là del condizionamento ricevuto e quali sono le nostre capacità. Cominciamo a sentire che apparteniamo a questa vita e che questa vita ci appartiene e il nostro sopravvivere si trasforma piano piano in VITA VERA!

Ma perché la crescita avvenga avviando il processo del Vivere è necessario riconoscere che ciò che proviamo, ciò che possiamo esprimere e ciò a cui aspiriamo ha valore. Diventa quindi una parte fondamentale del nostro viaggio l’esplorazione onesta e coraggiosa, senza falsi pudori, del nostro valore.

Per molte persone il valore personale è dipendente dal riconoscimento sociale: se gli altri danno un giudizio positivo, se c’è accettazione, se c’è successo, se si riceve attenzione, allora si ha valore.

Questa dinamica con l’esterno va di pari passo con una interna dove ognuno di noi è impegnato a misurare il proprio valore con il Giudice Interiore. Così come da bambini abbiamo imparato a misurare il nostro valore a seconda della risposta che ci veniva data dai nostri genitori, così da adulti la misura del nostro valore viene dal Giudice. Abbiamo quindi imparato e continuato a credere di non avere un valore intrinseco, espressione di quello che siamo, anzi, abbiamo imparato a nascondere ciò che siamo in modo da avere riconoscimento e quindi valore.

Quando impariamo a essere presenti e a difenderci dagli attacchi del nostro Giudice Interiore, allora la nostra consapevolezza comincia a rilassarsi e a risiedere nel presente invece che nel passato o nel futuro e questo ci permette di riconoscere e valutare aspetti della nostra realtà precedentemente nascosti. Saremo in grado allora di riconoscere la presenza in noi di emozioni e comportamenti e desideri a lungo considerati “inaccettabili” dal Giudice Interiore e respinti nell’inconscio. Questo riconoscimento aprirà la porta alla libertà personale di decidere quali di questi contenuti hanno valore per noi e se valga la pena esplorare queste nuove possibilità assumendoci la responsabilità dei possibili errori e conseguenze.

Sfidando i confini imposti dal Giudice Interiore cominciamo ad allargare il nostro territorio riappropriandoci di parti di noi stessi a lungo evitate. Fiducia, senso di capacità e direzione cominciano a crescere in noi mentre ci liberiamo dalla vergogna e dai sensi di colpa e incominciamo finalmente a VIVERE !

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