L’alternanza al di là dell’apparenza …..

le stagioni

Intonaco e olio su tela di : Antonio Gandossi http://www.antoniogandossi.com/

L’avventura della vita porta con sé il suo carico di problemi, affettivi e psicologici, fisici e materiali. Tuttavia c’è un’illusione che può rendere questa avventura più dolorosa: l’illusione di credere alla felicità rosa su una nuvoletta bianca. In effetti pensare alla felicità come al massimo del benessere e credere che arriverà automaticamente quando tutto il resto andrà alla perfezione, è una trappola in cui molti di noi restano imprigionati.

La maggior parte delle volte, questa illusione ci porta ad adottare uno di questi tre tipi di condotta: possiamo rassegnarci ad aspettare una schiarita rimandando la felicità a dopo; possiamo pensare che è inutile sognare e che quindi è più ragionevole smetterla di aspettare e rassegnarci; oppure possiamo convincerci che la nostra felicità è prova della nostra incompetenza, che dipende da un nostro errore, persino da una nostra colpa, e che è necessario essere felici.

Così elaboriamo un allegro miscuglio di colpevolezza e di senso del dovere che ci mette sotto pressione. Spesso elaboriamo una tossica combinazione di queste reazioni: “Devo essere felice, ma a cosa serve sognare visto che tanto non lo sarò mai, o forse sì, ma chissà fra quanto tempo ..”

In realtà, a ben guardare, la vita dispensa alla maggior parte di noi, per quanto in diverse proporzioni, sia gioie che dolori, periodi di confusione e periodi di fiducia, lutti e rinascite.; attimi luminosi di grazia e meraviglia e periodi bui di sofferenza e disordine. In tutto ciò credo, quindi, che tutti noi possiamo, se lo vogliamo, apprezzare ed assaporare innanzitutto i momenti felici e farli durare il più a lungo possibile.

Tuttavia spesso vedo che ci sono molte persone che non solo non sanno approfittare pienamente di questi momenti, ma che si attaccano, spesso con forza, ai momenti vissuti nel dolore, nella confusione, nella contrarietà, persino a rischio di provocare essi stessi questi periodi. Questo perché frequentemente non si tiene conto dei due principi che stanno alla base del funzionamento della vita.

Il primo principio è l’Alternanza, che poi altro non è che la struttura stessa della vita.

Per Alternanza intendo quei cicli nella vita di ognuno che ritornano con ritmi diversi: la stagione della caduta in cui tutto crolla e si disfa, la stagione del concepimento e dell’attesa in cui tutto si gela e si rigenera, la stagione dei boccioli in cui tutto germoglia e cresce, la stagione della fioritura in cui tutto prende vita e si schiude.

Per quanto l’autunno possa non piacere, nessuno si stupisce del suo arrivo; sappiamo tutti che questa è una stagione di trasformazione e che l’inverno che segue ricicla e rigenera quello che è necessario alla continuità della vita e così per sempre.

Una relazione sentimentale difficile può farci vivere le quattro stagioni in pochi minuti e, alla fine, lasciarci in un autunno apparentemente infinito che ci spoglia, foglia dopo foglia, dei nostri stati di ego per mettere a nudo la forza delle nostre radici.

La morte di una persona a noi vicina può farci precipitare nell’inverno più glaciale, ibernarci a lungo prima che germogli in noi la forza di una vita veramente nuova.

Un periodi di intensa depressione può essere l’occasione di una vera rinascita.

Vedo quindi l’alternanza come un elemento strutturale della vita, non come un incidente né un caso.

Il secondo principio di funzionamento della vita si può riassumere come segue: la felicità che cerchiamo, la sua meraviglia e la sua grazia, possiamo scoprirla, decifrarla, attraverso gli eventi, oltre l’oscurità, oltre le avversità, aldilà dell’apparenza.

Quando attraversiamo delle difficoltà finanziarie o affettive, in cui tutto ci sconvolge e ci viene a mancare la terra sotto i piedi, possiamo ancora godere di una straordinaria fiducia, dell’intima convinzione che quello che ci succede è necessario e naturale, anche se molto spiacevole.

Possiamo fare un lavoro che non ci si addice, che non ci piace, ma la fiamma del cambiamento può già bruciare in n oi. Possiamo essere esausti di crescere i nostri figli, di correre per guadagnarci il pane, di badare alla casa e nonostante tutto goderci il miracolo di essere vivi, in salute, coscienti, sentire che la nostra vita non è solo prendersi cura dei figli, del lavoro e della casa, ma che supera tutto questo e và bel oltre.

Quindi, per quanto vivere sia a volte difficile, la nostra vita non si riduce solamente a questa difficoltà. Il nostro presente non è racchiuso in quello che facciamo, esso è esteso, aperto a tutto quello che siamo: degli esseri viventi, consapevoli, che cercano di gustare il senso della loro vita in ogni cosa.

Per cui, l’aldilà non è una nozione spazio-temporale lontana, in un altro posto, in un altro mondo. L’aldilà è qui e ora, nel momento in cui vivo, dietro e attraverso ciò che vivo.

E’ il presente esteso, aperto anche quando il quotidiano può essere stressante.

Solo così potremo godere di una vita allo stesso tempo più leggera, più profonda, più ricca e, soprattutto, più felice, anche se il cammino è irto di difficoltà, di cambiamenti e di crisi ….

“Siamo ciechi,

accecati dal visibile ..”

M.A.De Souroge

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