Life skills … emozioni e Counseling

LIFE SKILLS

Keith Haring

“Credi in te stesso e in tutto ciò che sei… sappi che c’è qualcosa dentro di te che è più grande di ogni ostacolo …” C.D.Larson

Dagli studi sulle difficoltà psicologiche e sociali e dalla conseguente analisi dei fattori che concorrono a favorirne l’insorgenza, sono emerse alcune linee guida utili per gli interventi di prevenzione. Tra queste è stata ormai unanimemente accettata l’indicazione suggerita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ad educare alle “life skills” (abilità per la vita) ossia, tutte quelle abilità che insieme ai fattori protettivi e rinforzanti, contribuiscono a creare comportamenti favorevoli alla salute.

Il “nucleo fondamentale” delle life skills è costituito dalle seguenti abilità e competenze:

  1. Decision making (capacità di prendere decisioni): competenza che aiuta ad affrontare in maniera costruttiva le decisioni nei vari momenti della vita. La capacità di elaborare attivamente il processo decisionale, valutando le differenti opzioni e le conseguenze delle scelte possibili, può avere effetti positivi sul piano della salute, intesa nella sua eccezione più ampia.
  2. Problem Solving (capacità di risolvere i problemi): questa capacità, permette di affrontare i problemi della vita in modo costruttivo.
  3. Pensiero Creativo: agisce in modo sinergico rispetto alle due competenze sopracitate, mettendo in grado di esplorare le alternative possibili e le conseguenze che derivano dal fare e dal non fare determinate azioni. Aiuta a guardare oltre le esperienze dirette, può aiutare a rispondere in maniera adattiva e flessibile alle situazioni di vita quotidiana.
  4. Pensiero Critico: è l’abilità ad analizzare le informazioni e le esperienze in maniera obiettiva. Può contribuire alla promozione della salute, aiutando a riconoscere e valutare i fattori che influenzano gli atteggiamenti e i comportamenti.
  5. Comunicazione Efficace: sapersi esprimere, sia sul piano verbale che non verbale , con modalità appropriate rispetto alla cultura e alle situazioni. Questo significa essere capaci di manifestare opinioni e desideri, bisogni e paure, esser capaci, in caso di necessità, di chiedere consiglio e aiuto.
  6. Capacità di relazioni interpersonali: aiuta a mettersi in relazione e a interagire con gli altri in maniera positiva, riuscire a creare e mantenere relazioni amichevoli che possono avere forte rilievo sul benessere mentale e sociale. Tale capacità può esprimersi sul piano delle relazioni con i membri della propria famiglia, favorendo il mantenimento di un importante fonte di sostegno sociale; può inoltre voler dire essere capaci, se opportuno, di porre fine alle relazioni in maniera costruttiva.
  7. Autoconsapevolezza: ovvero sia riconoscimento di sé, del proprio carattere, delle proprie forze e debolezze, dei propri desideri e delle proprie insofferenze. Sviluppare l’autoconsapevolezza può aiutare a riconoscere quando si è stressati o quando ci si sente sotto pressione. Si tratta di un prerequisito di base per la comunicazione efficace, per instaurare relazioni interpersonali, per sviluppare empatia nei confronti degli altri.
  8. Empatia: è la capacità di immaginare come possa essere la vita per un’altra persona anche in situazioni con le quali non si ha familiarità. Provare empatia può aiutare a capire e accettare i “diversi”; questo può aiutare a migliorare le Interazioni sociali per es. in situazioni di differenze culturali o etniche. La capacità empatica può inoltre essere di sensibile aiuto per offrire sostegno alle persone che hanno bisogno di cure e di assistenza, o di tolleranza, come nel caso dei sofferenti di AIDS, o di disordini mentali.
  9. Gestione delle emozioni: implica il riconoscimento delle emozioni in noi stessi e negli altri; la consapevolezza di quanto le emozioni influenzino i comportamento e la capacità di rispondere alle medesime in maniera appropriata.
  10. Gestione dello stress: consiste nel riconoscere le fonti di stress nella vita quotidiana, nel comprendere come queste ci “tocchino” e nell’agire in modo da controllare i diversi livelli di stress.

 

In sintesi l’OMS, con la promozione nelle scuole e nelle istituzioni formative non istituzionali, delle life skills, avvia una strategia di prevenzione attraverso processi di istruzione e di formazione, assumendone il concetto di salute del singolo come “stato di benessere psico-fisico e relazionale” in continuo divenire.

Dal mio punto di vista di “educatore” emotivo, assumono particolare importanza fra tutte: l’autoconsapevolezza, l’empatia e la capacità di gestire le emozioni.

Chiunque sia in contatto con il proprio mondo emotivo ha maggiore possibilità di utilizzare le emozioni per conoscersi e per “funzionare” meglio, può decidere se esprimerle, con quali modalità, per adattarsi alle situazioni invece che farsene dominare. Può inoltre, capire di più gli altri, tenere conto del loro stato emozionale gestendo quindi meglio le relazioni.

Al contrario chi non ha autoconsapevolezza rischia di “agire” le emozioni, mettendo in atto comportamenti a rischio per sè e per gli altri o di reprimerle e ignorarle, andando così incontro a nevrosi, malattie psicosomatiche etc. Le emozioni infatti fanno parte di noi e se ne impediamo l’espressione andiamo incontro alla sofferenza.

Un percorso di counseling può essere un ottimo strumento per apprendere “le competenze di vita”, scoprendo dentro se stessi tutte le risorse necessarie alla loro attuazione.

Counseling come “viaggio” di autoconoscenza all’interno di se stessi per ri-conoscere e sviluppare correttamente la propria emozionalità senza rimanerne imprigionati.

Avere consapevolezza emotiva si traduce dunque in una migliore opportunità di gestire le emozioni e i comportamenti conseguenti, il che influisce in modo notevole sulle relazioni. Quanto più siamo in grado di ascoltare,riconoscere ed accogliere le nostre emozioni , tanto più saremo in gradi di leggerle anche negli altri. Sapere decodificare le emozioni vissute dalle altre persone significa accoglierle in modo intimo e profondo, intuendo e capendo cosa stanno provando, cosa fa loro piacere o dispiacere….

Chi è più competente da un punto di vista emotivo è più probabile che sappia quando è il caso di parlare o tacere, di fare un gesto o stare a debita distanza, è più probabile che riesca ad andare oltre i comportamenti o le parole dell’altra persona quando è arrabbiata, che riesca a capirla e a darle empatia, a condividere con lei gioie e dolori….. Insomma ha maggiori chance di entrare in un rapporto di vicinanza autentica e profonda.

Il Counselor, “ascoltando attivamente” il cliente in maniera empatica, congruente, autentica, senza giudizio, inviandogli messaggi di rimando tali che la persona ha la certezza che il suo punto di vista è stato com-preso, diventa una sorta di “allenatore” dell’anima, una specie di “personal trainer” che agevola colui che gli si affida ad esprimere il suo vissuto prendendo con-tatto con il suo mondo interiore, assumendosi la responsabilità di ciò che prova per ri-trovare le capacità sopite e le risorse dimenticate.

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