Dare e ricevere: la pulsazione dell’esistenza

dare e ricevere 3

“Non esiste un dare che non sia nello stesso tempo un ricevere.” V.Barbaro

Dare e ricevere sono due termini di un unico processo. Soltanto quando comprendiamo questa idea possiamo cominciare a percepire che nel dare riceviamo e nel ricevere diamo. O forse, quando ci rendiamo conto che nel dare riceviamo e nel ricevere diamo, cominciamo ad intuire la verità di questa affermazione: le frontiere sono solo apparenti e gli estremi sono le due facce della stessa medaglia.

Uno dei due poli sembra attivo e l’altro passivo; in realtà il ricevere, nel prendere quello che ci viene dato, include un aspetto attivo e il dare comprende in sé anche la passività di offrire senza insistere, a mani aperte.

I due movimenti sono in relazione con l’affidarsi, che implica dare e ricevere come un solo atto. E’ un errore quindi considerarsi come una persona che dà, ma alla quale costa ricevere, e viceversa.

Il nostro ego vive in un mondo duale di opposti. Credi poter dare senza ricevere o di ricevere senza dare. Viceversa il grande insegnamento è che non si tratta di dare “o” ricevere, ma di entrare nel processo della vita, dove entrambi i movimenti sono la pulsazione dell’esistenza reale.

Quando ci rendiamo conto della nostra difficoltà nel dare, nel ricevere o in entrambi, abbiamo già fatto il primo passo per comprendere i nostri atteggiamenti e per vedere dove è il nostro “blocco”; ed è probabile che avremo più chiarezza nell’affrontare il passo successivo del nostro lavoro interiore. Ancora una volta la sincerità verso se stessi è la chiave per cominciare a vedere l’errore che ci impedisce di fluire con il processo della vita, che in fondo è un lasciar entrare e un lasciar andare.

Condizione preliminare per permettere il movimento della vita è la fiducia: fiducia che ho delle cose da dare, che ciò che posso fare, ciò che sento, ciò che penso hanno valore, che il mondo e gli altri sono pieni di cose buone per me e che la vita è scambio, intreccio, relazione.

La base per poter essere aiutati è coltivare un atteggiamento aperto verso ciò che sta fuori di noi, sentire che è positivo, coglierlo e che quello che viene dall’esterno ci può nutrire.

Come potremo essere in grado di dare, se non ci apriamo a ricevere? E come potremo ricevere, se non diamo?

Aver fiducia è l’azione fondamentale, è l’atteggiamento che permette al neonato di sopravvivere: si abbandona docilmente ad essere alimentato, vestito, amato dagli altri. Il neonato riesce a dare semplicemente attraverso la sua presenza e la sua esistenza, per questo è in grado di ricevere tanto. E, in seguito, da adulti, confondiamo la maturità con la diffidenza, il buonsenso con il sospetto, la prudenza con la rinuncia a priori.

Se impariamo ad aver fiducia che l’energia di cui avremo bisogno sarà sempre disponibile e che potremo coglierla se ci corrisponde, saremo capaci di far circolare tutto quello che ci arriva, permetteremo al nostro sapere di sgorgare naturalmente da noi stessi e saremo generosi nel dare idee, affetto, gesti.

Allo stesso modo sapremo lasciare andare il vecchio, fiduciosi di ricevere il nuovo di cui abbiamo bisogno.

Abbiamo diversi modi di relazionarci con ciò che riceviamo da fuori, con ciò che non è nostro e viene verso di noi.

Un modo è quello di ricevere quello che ci viene dato con allegria, semplicemente, aperti alla sorpresa, godendo, ad esempio, dei regali di compleanno, senza fare paragoni con ciò che ci aspettavamo o con quello che avevamo regalato a nostra volta.

Un altro modo è quello di ricevere con ansia, impazienza, prendendo ciò che viene: ce ne impadroniamo e lo tratteniamo. Ci fanno un regalo e noi ci attacchiamo ad esso immediatamente, temiamo di dimenticarlo, di perderlo o che ce lo portino via. Se questa modalità si accentua, arriveremo ad ottenere quello che desideriamo, rubandolo al mondo.

All’altro estremo, possiamo accettare molto poco dal mondo e da colui che ci sta offrendo qualcosa, come se avessimo un filtro a luci rosse che ci fa dire, compulsivamente, “no grazie!”.

Anche rispetto al dare, ci sono modi diversi di relazionarci con quello che esce da noi verso il mondo, verso le persone e le cose. Possiamo lasciare che la nostra ricchezza sgorghi dal nostro interno verso dove è necessaria; possiamo dare spontaneamente, come un bambino che offre il suo giocattolo più caro ad un altro che ha le mani vuote.

Possiamo dare con un atteggiamento più attivo, insistendo perché l’altro mangi il nostro cibo, assuma la nostra idea o la nostra opinione. Questo atteggiamento può essere ancora più accentuato, e allora imponiamo all’altro la nostra visione, il nostro sentimento, perfino una nostra carezza, senza chiedergli se lo desidera, senza chiederci se gli fa bene. Possiamo addirittura offenderci se l’altro non vuole o non prende ciò che gli diamo.

All’altro estremo, può succedere che abbiamo molte resistenze a dare qualcosa, diamo con il contagocce, sempre sulla difensiva, temendo che se diamo rimarremo vuoti.

E’ molto interessante come questi modi di dare e di ricevere si possono manifestare in qualunque nostro atteggiamento verso il mondo, gli altri, le cose, ad esempio nel modo di parlare, di offrire un regalo, un saluto, di prendere una fetta di torta, di ascoltare e perfino nel modo di respirare o di sorridere.

Se abbiamo una disfunzione nel dare la avremo anche nel ricevere. Entrambi i movimenti sono così intrecciati tra loro che è impossibile cercare di venire quale sia venuta prima, se la difficoltà ne l dare o quella nel ricevere o se siano nate insieme.

Possiamo quindi intuire che, per poter dare, prima di tutto abbiamo dovuto ricevere …..

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