Resistenza al cambiamento

cambiamento

L’inizio di un’abitudine è come un filo invisibile, ma ogni volta che ripetiamo l’azione rinforziamo quel filo, vi aggiungiamo un filamento, finchè esso non diventa una grossa fune che ci lega definitivamente, pensiero e azione …” O.S.Marden

Nel cammino per ri-trovarsi incontreremo un nemico fortissimo: la resistenza al cambiamento.

Da molti studi sulla materia si evince che più dell’80% del nostro comportamento è basato su abitudini, impressionante ma vero. Parlare, scrivere, vestirsi, guidare, cucinare, utilizzare il pc, molta parte del nostro lavoro sono comportamenti che abbiamo ripetuto così tante volte da farli inconsciamente. E spesso mentre agiamo in questa maniera automatica, possiamo anche permetterci di fare altro.

La mente cosciente ha bisogno di presidiare come un genitore iperprotettivo alle prese con il suo unico figlio quattordicenne, tutte quelle attività che non si conoscono  o che si compiono per le prime volte. E questo richiede impegno, attenzione, sforzo, commisurati alla difficoltà del compito.

Perciò amiamo crogiolarci in quella che si definisce “zona di confort”: quell’immenso luogo in cui ci sentiamo completamente a nostro agio, sicuri e rilassati. Una sorta di divano su cui ci adagiamo ogni volta che percorriamo la stessa strada per andare in ufficio; quando ci fermiamo al “nostro” bar per fare colazione; quando svolgiamo le solite attività; quando a occhi chiusi ci vestiamo.

Insomma, siamo abituati a fare nello stesso modo le stesse cose e questo ci preserva da ansia, stress e incertezza. Ed è cosa buona e giusta. Ma questo, d’altra parte, ci impedisce anche di metterci in gioco, di rischiare, di capire se quello che facciamo da una vita ci piace ancora o meno.

Costa fatica apprendere nuove abitudini, costa impegno e attenzione. E’ un po’ come dopo anni di guida al volante di macchine “normali”, con frizione, cambio, tre o cinque porte, ti chiedessero di guidare una monoposto di Formula 1. Sì bello, ma … difficile, ci vuole concentrazione, è faticoso: sul volante ci sono le marce … Aiuto!!!

Ci sono rapporti di coppia o di amicizia finiti da tempo ma che continuiamo a trascinare avanti per abitudine e per paura del cambiamento; o lavori che non sopportiamo più ma che ormai abbiamo iniziato e pur di non affrontare il nuovo preferiamo spegnerci, professionalmente parlando; o ancora ci sono modi di trattare le persone che fino ad oggi magari ci hanno aiutato, ma sono ormai diventati un ostacolo che continuiamo a non voler modificare.

Con questo non sto invitando a prendere tutte le tue abitudini e stravolgere con ingratitudine, dall’oggi al domani: non avrebbe alcun senso.

Le abitudini ci aiutano , ci rendono liberi di dirigere la nostra attenzione cosciente dove vogliamo, mentre il nostro inconscio e il nostro corpo si occupano di altro. Se ogni volta che saliamo in macchina dovessimo rivivere la nostra prima guida, saremmo fregati.

Sto solo invitandoti ad indossare le lenti della consapevolezza affinchè tu riesca a scorgere la tua “zona di confort”, ad avvertire consapevolmente  la tua resistenza al cambiamento e a discernere quelle abitudini potenzianti,utile, che ti sostengono e quelle che, invece, ti hanno preso in ostaggio già da qualche tempo, allontanandoti dalla persona che vuoi essere e dalla vita che vuoi vivere.

C’è da dire che spesso le persone arrivano a sfidare la propria resistenza al cambiamento solo in extremis, quando il dolore causato da “non fare” diventa più forte di quello legato al “fare”. Grande potenza ha la leva motivazionale del dolore, come molla per spingere a cambiare, a fare qualcosa di diverso.

Solo se le conseguenze negative dell’azione a lungo rimandata superano (persino) la fatica e il disagio del farla, allora alcuni si decidono a modificare una vecchia abitudine. E’ il classico esempio di chi da anni sa di dover smettere di fumare e perdere peso ma …. Fino a che il cuore non lo minaccia con un infarto, sigarette e cibo a volontà (e anche dopo, a volte).

In certe occasioni “mollare la presa” è la cosa migliore, ma bisogna essere bravi a capire quando.

E’ lontano dal mio pensiero il “non mollare mai”, tipica espressione usata spesso nel campo motivazionale. Piuttosto, non mollare qualcosa che ti porta un gran beneficio (piacere) a lungo termine  solo perché ti infastidisce il dolore del presente 8stress, impegno a pianificare,resistenza nell’imparare nuove abitudini ..). Mollare in queste occasioni è quello che fa la maggior parte della gente. Sono tutti bravi  a fare qualcosa finchè non diventa impegnativa. La differenza evidentemente non la possono fare coloro che mollano alle prime difficoltà ma coloro che vanno avanti nonostante le difficoltà.

Appurato questo, a volte è il caso di mollare.

Il primo caso in cui farlo: tra le varie attività che svolgi, quella che non ti fa imparare molto e che non promette grandi benefici (per te significativi) a lungo termine, probabilmente è da mollare. Chiudere questi cicli ti permette di avere il tempo da dedicare ad altri obiettivi realmente importanti.

Il secondo caso in cui mollare la presa è quando sai già che non vorrai pagare il prezzo del tuo tempo, del tuo impegno, del tuo coraggio. In questo caso meglio mollare il prima possibile, anzi meglio evitare di iniziare.

Forse ti stai chiedendo quanto costa fare tutto questo, tutto questo impegno, tutta questa costanza. Domanda sbagliata: chiedi piuttosto quanto costa non farlo!

Quanto ti è costato fino ad oggi non fare quelle cose che hai sempre voluto fare? E quanto ancora ti costerà in futuro? E quanto invece ti è costato iniziare a non portare a termine quelle attività che più e più volte hai iniziato e interrotto molto prima di arrivare a metà strada?

Chiediti quanto ti è costato fino ad oggi in termini relazionali, fisici, emotivi, professionali non pagare il prezzo di quello che vuoi ottenere e nasconderti dietro le scuse del “non ho tempo” o del “è difficile”.

Tutto è difficile finchè non abbiamo una buona motivazione per spezzettarlo in piccoli passi facili ….

“ il successo è sequenziale; risulta da una serie di piccole discipline. Come un treno che accellera piano piano fino a raggiungere le velocità ..” A.Robbins

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