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Perdona te stesso ….

bambino che corre

Uno degli ostacoli che non ci permette di mollare la presa verso quelle situazioni che ci creano pesantezza e interrompono il nostro flusso vita sono le emozioni e  i sentimenti negativi , tra cui, i più nocivi sono quelli che ci riguardano direttamente: il senso di colpa e il risentimento verso noi stessi.

In questo caso il perdonare, il lasciare andare diventa ancora più difficile perché comporta accettare i propri limiti, ridimensionare i nostri vagheggiamenti di esseri “perfetti”.

Il fatto di riuscire a perdonare se stessi permette di andare avanti, lasciandoci alle spalle ciò che è stato ieri per dare tutta la propria attenzione a quello che si può vivere oggi.

Mollare la presa sul risentimento contro se stessi significa smettere di vivere con i propri vecchi fantasmi e prepararsi ad accogliere pienamente quello che la vita ci offre.

E tu sei pronto a perdonare te stesso?…..

Seguimi…..

Metti una musica dolce e rilassante. Poi prendi un foglio e una penna e lascia vagare la mente…..

Ritorna indietro nel passato e pensa a tutte le cose per cui sei risentito, arrabbiato, furioso con te stesso.

Scrivile tutte….

Lo so….. è difficile… è più facile perdonare gli altri che se stessi…. continua, ammorbidisci la presa della penna…. respira…. continua….

Spesso, troppo spesso, siamo duri, da noi  pretendiamo la perfezione, forse chissà l’unica via per arrivare al cuore di coloro da cui vogliamo essere amati e accettati….. e quindi ogni errore che facciamo deve essere severamente punito ….

Ora è giunto il tempo di superare questo vecchio atteggiamento perché è attraverso gli errori che puoi imparare. Se fossi perfetto, non avresti nulla da imparare, non avresti bisogno di stare sulla terra…..

Inoltre “essere perfetto” non ti guadagnerà neppure l’amore e l’approvazione dei genitori, ti farà solo sentire in torto e mai abbastanza bravo…

Lascia questo peso…. prova ad attaccarlo ad un palloncino e molla la presa….

PERDONATI…….

Datti lo spazio per essere spontaneo e libero….

Non hai bisogno di provare vergogna e sensi di colpa…..

Ricordati di quanto era meraviglioso correre libero da bambino! …..

Ascoltati…. Senti quello strano formicolio che parte dalla punta dei piedi e piano piano sale lungo le gambe…. la pancia…. il cuore…. il viso… la testa…. quella voglia di leggerezza…. le spalle più morbide …. il respiro più fluido ….

Cogli l’attimo … vivi il presente ….esci….

Vai sulla spiaggia, o in un parco, o anche in un parcheggio vuoto e mettiti a correre…. correre …. correre…: non una corsetta composta, ma una corsa libera e selvaggia….

E se proprio ti senti ridicolo monta sul letto … salta…. balla …. E mentre lo fai ridi!!! Porta con te il tuo bambino interiore e divertitevi….

Che importa se qualcuno ti vede??? Questa è la tua libertà!!!!!

Catene ….

CATENA

“Si giunge al mattino solo attraverso le ombre della notte” J.R.R. Tolkien

Vorrei riallacciarmi a questo post sul lasciare andare, scritto un po’ di tempo fa, per una riflessione su ciò che ci ostacola nel “mollare la presa” , su tutte quelle credenze, abitudini e timori che ci tengono legati alla catena ponendoci dei limiti che in realtà non ci sono e facendoci sospirare per quella che crediamo essere la nostra schiavitù.

Il primo ostacolo consiste proprio in quelle opinioni e abitudini che molto spesso hanno la loro origine nei messaggi che riceviamo da parte delle persone che ci circondano durante l’infanzia e l’adolescenza.

Messaggi che l’analisi transazionale chiama “Proibizioni” o “Ingiunzioni” e che si rafforzano in noi man mano che gli anni passano portandoci a riconoscere nell’ambiente solo ciò che può confermarle.

Il secondo ostacolo consiste nel voler far dipendere  la propria felicità da circostanze esterne … se il mio compagno mi dà l’attenzione che desidero, mi sentirò appagata e amata… se nel lavoro riceverò la promozione che sogno, allora tutto mi andrà bene etc…

In questo modo non saremo mai totalmente felici perché molto spesso la vita non ci concede tutto quello che desideriamo.

Il terzo ostacolo è la co-dipendenza che ci fa credere che qualcosa all’esterno di noi stessi, possa darci la gioia e la realizzazione che cerchiamo portandoci quindi, a negare e disconoscere tutti i nostri bisogni a favore di un’altra persona che si desidera controllare per il suo bene. Si cerca di vivere la vita di quella persona, si è ossessionati da quello che le succede, invece di mollare la presa e vivere in modo pieno la propria esistenza.

Il quarto ostacolo è collegato agli obiettivi che ci prefiggiamo. Questi sicuramente sono importanti perché imprimono una direzione ai nostri sforzi e motivano le nostre azioni, diventano un ostacolo quando sono così importanti nella nostra vita che finiamo per con-fonderci con essi cosicchè se per una ragione qualsiasi dobbiamo rinunciarvi non riusciamo a mollare la presa. L’equilibrio sta nel mezzo: “Mi dirigo verso questo obiettivo, facendo tutto ciò che è necessario per raggiungerlo, sapendo comunque che forse dovrò cambiare qualcosa”. Adattarsi creativamente all’ambiente è mollare la presa.

Il quinto ostacolo risiede nelle emozioni negative che possiamo nutrire come il risentimento, il rancore, l’odio, il desiderio di vendetta o la paura.

Queste emozioni se non riconosciute ed espresse “fanno il nido” dentro di noi finendo per condizionare totalmente la nostra vita e indurire irrimediabilmente i nostri cuori.

Il sesto ostacolo consiste nell’incapacità di porre fine a certe situazioni, di separarsi, di lasciare andare ciò che non ha più ragione di essere.

Molte persone alimentano le proprie ferite psicologiche, impedendo loro di rimarginarsi, rifiutano di affrontare il loro dolore non riuscendo quindi a liberarsi e ad aprirsi al presente, al nuovo.

Questi tipi di ostacoli sono alcuni dei più importanti tra quelli che tengono l’essere umano nello sconforto e nel malessere.

L’importante è sapere che ognuno di essi PUO’ ESSERE SUPERATO!!!

MOLLARE LA PRESA E’ POSSIBILE……..

Resistenza al cambiamento

cambiamento

L’inizio di un’abitudine è come un filo invisibile, ma ogni volta che ripetiamo l’azione rinforziamo quel filo, vi aggiungiamo un filamento, finchè esso non diventa una grossa fune che ci lega definitivamente, pensiero e azione …” O.S.Marden

Nel cammino per ri-trovarsi incontreremo un nemico fortissimo: la resistenza al cambiamento.

Da molti studi sulla materia si evince che più dell’80% del nostro comportamento è basato su abitudini, impressionante ma vero. Parlare, scrivere, vestirsi, guidare, cucinare, utilizzare il pc, molta parte del nostro lavoro sono comportamenti che abbiamo ripetuto così tante volte da farli inconsciamente. E spesso mentre agiamo in questa maniera automatica, possiamo anche permetterci di fare altro.

La mente cosciente ha bisogno di presidiare come un genitore iperprotettivo alle prese con il suo unico figlio quattordicenne, tutte quelle attività che non si conoscono  o che si compiono per le prime volte. E questo richiede impegno, attenzione, sforzo, commisurati alla difficoltà del compito.

Perciò amiamo crogiolarci in quella che si definisce “zona di confort”: quell’immenso luogo in cui ci sentiamo completamente a nostro agio, sicuri e rilassati. Una sorta di divano su cui ci adagiamo ogni volta che percorriamo la stessa strada per andare in ufficio; quando ci fermiamo al “nostro” bar per fare colazione; quando svolgiamo le solite attività; quando a occhi chiusi ci vestiamo.

Insomma, siamo abituati a fare nello stesso modo le stesse cose e questo ci preserva da ansia, stress e incertezza. Ed è cosa buona e giusta. Ma questo, d’altra parte, ci impedisce anche di metterci in gioco, di rischiare, di capire se quello che facciamo da una vita ci piace ancora o meno.

Costa fatica apprendere nuove abitudini, costa impegno e attenzione. E’ un po’ come dopo anni di guida al volante di macchine “normali”, con frizione, cambio, tre o cinque porte, ti chiedessero di guidare una monoposto di Formula 1. Sì bello, ma … difficile, ci vuole concentrazione, è faticoso: sul volante ci sono le marce … Aiuto!!!

Ci sono rapporti di coppia o di amicizia finiti da tempo ma che continuiamo a trascinare avanti per abitudine e per paura del cambiamento; o lavori che non sopportiamo più ma che ormai abbiamo iniziato e pur di non affrontare il nuovo preferiamo spegnerci, professionalmente parlando; o ancora ci sono modi di trattare le persone che fino ad oggi magari ci hanno aiutato, ma sono ormai diventati un ostacolo che continuiamo a non voler modificare.

Con questo non sto invitando a prendere tutte le tue abitudini e stravolgere con ingratitudine, dall’oggi al domani: non avrebbe alcun senso.

Le abitudini ci aiutano , ci rendono liberi di dirigere la nostra attenzione cosciente dove vogliamo, mentre il nostro inconscio e il nostro corpo si occupano di altro. Se ogni volta che saliamo in macchina dovessimo rivivere la nostra prima guida, saremmo fregati.

Sto solo invitandoti ad indossare le lenti della consapevolezza affinchè tu riesca a scorgere la tua “zona di confort”, ad avvertire consapevolmente  la tua resistenza al cambiamento e a discernere quelle abitudini potenzianti,utile, che ti sostengono e quelle che, invece, ti hanno preso in ostaggio già da qualche tempo, allontanandoti dalla persona che vuoi essere e dalla vita che vuoi vivere.

C’è da dire che spesso le persone arrivano a sfidare la propria resistenza al cambiamento solo in extremis, quando il dolore causato da “non fare” diventa più forte di quello legato al “fare”. Grande potenza ha la leva motivazionale del dolore, come molla per spingere a cambiare, a fare qualcosa di diverso.

Solo se le conseguenze negative dell’azione a lungo rimandata superano (persino) la fatica e il disagio del farla, allora alcuni si decidono a modificare una vecchia abitudine. E’ il classico esempio di chi da anni sa di dover smettere di fumare e perdere peso ma …. Fino a che il cuore non lo minaccia con un infarto, sigarette e cibo a volontà (e anche dopo, a volte).

In certe occasioni “mollare la presa” è la cosa migliore, ma bisogna essere bravi a capire quando.

E’ lontano dal mio pensiero il “non mollare mai”, tipica espressione usata spesso nel campo motivazionale. Piuttosto, non mollare qualcosa che ti porta un gran beneficio (piacere) a lungo termine  solo perché ti infastidisce il dolore del presente 8stress, impegno a pianificare,resistenza nell’imparare nuove abitudini ..). Mollare in queste occasioni è quello che fa la maggior parte della gente. Sono tutti bravi  a fare qualcosa finchè non diventa impegnativa. La differenza evidentemente non la possono fare coloro che mollano alle prime difficoltà ma coloro che vanno avanti nonostante le difficoltà.

Appurato questo, a volte è il caso di mollare.

Il primo caso in cui farlo: tra le varie attività che svolgi, quella che non ti fa imparare molto e che non promette grandi benefici (per te significativi) a lungo termine, probabilmente è da mollare. Chiudere questi cicli ti permette di avere il tempo da dedicare ad altri obiettivi realmente importanti.

Il secondo caso in cui mollare la presa è quando sai già che non vorrai pagare il prezzo del tuo tempo, del tuo impegno, del tuo coraggio. In questo caso meglio mollare il prima possibile, anzi meglio evitare di iniziare.

Forse ti stai chiedendo quanto costa fare tutto questo, tutto questo impegno, tutta questa costanza. Domanda sbagliata: chiedi piuttosto quanto costa non farlo!

Quanto ti è costato fino ad oggi non fare quelle cose che hai sempre voluto fare? E quanto ancora ti costerà in futuro? E quanto invece ti è costato iniziare a non portare a termine quelle attività che più e più volte hai iniziato e interrotto molto prima di arrivare a metà strada?

Chiediti quanto ti è costato fino ad oggi in termini relazionali, fisici, emotivi, professionali non pagare il prezzo di quello che vuoi ottenere e nasconderti dietro le scuse del “non ho tempo” o del “è difficile”.

Tutto è difficile finchè non abbiamo una buona motivazione per spezzettarlo in piccoli passi facili ….

“ il successo è sequenziale; risulta da una serie di piccole discipline. Come un treno che accellera piano piano fino a raggiungere le velocità ..” A.Robbins

Giro girotondo, casca il mondo …..

girotondo

“Giro girotondo, casca il mondo, casca la terra … tutti giù per terra! …”. Questa filastrocca, che da bambini tante volte abbiamo recitato, riassume bene la vertigine che ci coglie quando, di fronte alla nostra vita, ci sentiamo disorientati e senza una chiara direzione, quando non comprendiamo più il senso di quello che stiamo facendo.

A volte ci prende il terrore di perdere il controllo, di cadere ed essere perduti.

Altre volte teniamo duro, mentre sentiamo lo stress salire, la rabbia per qualcosa che è accaduto, montare in noi.

Sentiamo la folla delle autoaccuse rivoltarsi contro:” Ma perché deve accadere a me? Ma cosa ci faccio qui? Ma perché non ho un’altra vita? Ma perché non sono diversa?”

In questi casi, quando temete più di tutto di crollare, provate … a cadere davvero!!

Si, non resistete (leggi QUI), non tentate di fare muro di fronte alla paure e alle ansie.

Fatevi sopraffare, dichiarate forfait, alzate bandiera bianca.

Cedete! Vedrete che, se non cercate di controllarle, le ansie, possono diventare, piano piano, una parte utile.

Non vi assaliranno di colpo per distruggervi, ma cercheranno uno spazio innocuo dove insegnarvi il valore profondo della fragilità ….

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Di seguito un utilissimo esercizio che faccio fare sovente durante i percorsi di crescita, un esercizio di rottura e smantellamento di ciò che è statico che apre alla possibilità di cambiamento.

  • Siediti a terra e allungati su un fianco, sostenendo con il braccio sinistro il tronco, su una superficie morbida: un tappeto, la moquette o un materassino posato a terra.
  • Lascia che la sensazione di panico ti invada, fino a provare la paura, per te ormai abituale, di non farcela a reggere.
  • A questo punto senza indugio, stacca il braccio da terra e crolla su un fianco. Di colpo, con un movimento netto. Puoi aiutarti stringendo e braccia intorno al tronco chiudendo gli occhi.
  • Rimani lì distesa per qualche istante. Ti accorgerai che la tensione si è del tutto allentata e che, senza una ragione, sgorgherà spontanea una risata …..

Mollare la presa …..

palloncini cuori volano

“La vita è ciò che avviene inesorabilmente, mentre siamo occupati a correre dietro alle nostre aspettative e alle preoccupazioni…”

Saper abbandonare ciò che non ha più motivo di esistere per andare incontro al nuovo.

Mollare la presa su tutto ciò che ci limita e ci fa soffrire per poter procedere “a testa alta”…

Mollare la presa significa accettare di aprirsi a ciò che arriva, di cambiare il proprio punto di vista, di modificare la propria lettura degli eventi.

Significa, a volte, mettere una pietra sopra a qualcosa a cui tenevamo, ma anche perdonare e porre la propria attenzione su ciò che è “qui e ora”

“Mollare la presa non vuol dire mostrarsi indifferenti; significa semplicemente ammettere che non possiamo agire al posto di qualcun altro….

Mollare la presa non vuol dire troncare i legami; significa prendere coscienza del fatto che non possiamo controllare gli altri…

Mollare la presa non vuol dire essere passivi; al contrario; significa trarre insegnamenti dalle conseguenze di un avvenimento…

Mollare la presa non vuol dire biasimare o voler cambiare gli altri; significa, piuttosto, dare il meglio di se stessi…

Mollare la presa non vuol dire assistere, bensì incoraggiare….

Mollare la presa non vuol dire giudicare; significa accordare agli altri il diritto di essere umani e quindi di sbagliare….

Mollare la presa non vuol dire occuparsi di tutto quello che accade; al contrario, significa lasciare che gli altri gestiscano il proprio destino….

Mollare la presa non vuol dire essere troppo protettivi nei confronti degli altri; significa permettere loro di affrontare la realtà….

Mollare la presa non vuol dire respingere ma, al contrario, significa accettare….

Mollare la presa non vuol dire assillare, ammonire o rimproverare, bensì cercare di individuare le proprie debolezze e liberarsene…

Mollare la presa non vuol dire rimpiangere il passato; significa vivere e crescere per l’avvenire….

Mollare la presa vuol dire temere di meno e amare di più…..

E tu sai mollare la presa?……

 

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Per approfondire:

Rosette Poletti – Barbara Dobbs

Mollare la presa

Ed. Il punto d’incontro

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