Catene ….

CATENA

“Si giunge al mattino solo attraverso le ombre della notte” J.R.R. Tolkien

Vorrei riallacciarmi a questo post sul lasciare andare, scritto un po’ di tempo fa, per una riflessione su ciò che ci ostacola nel “mollare la presa” , su tutte quelle credenze, abitudini e timori che ci tengono legati alla catena ponendoci dei limiti che in realtà non ci sono e facendoci sospirare per quella che crediamo essere la nostra schiavitù.

Il primo ostacolo consiste proprio in quelle opinioni e abitudini che molto spesso hanno la loro origine nei messaggi che riceviamo da parte delle persone che ci circondano durante l’infanzia e l’adolescenza.

Messaggi che l’analisi transazionale chiama “Proibizioni” o “Ingiunzioni” e che si rafforzano in noi man mano che gli anni passano portandoci a riconoscere nell’ambiente solo ciò che può confermarle.

Il secondo ostacolo consiste nel voler far dipendere  la propria felicità da circostanze esterne … se il mio compagno mi dà l’attenzione che desidero, mi sentirò appagata e amata… se nel lavoro riceverò la promozione che sogno, allora tutto mi andrà bene etc…

In questo modo non saremo mai totalmente felici perché molto spesso la vita non ci concede tutto quello che desideriamo.

Il terzo ostacolo è la co-dipendenza che ci fa credere che qualcosa all’esterno di noi stessi, possa darci la gioia e la realizzazione che cerchiamo portandoci quindi, a negare e disconoscere tutti i nostri bisogni a favore di un’altra persona che si desidera controllare per il suo bene. Si cerca di vivere la vita di quella persona, si è ossessionati da quello che le succede, invece di mollare la presa e vivere in modo pieno la propria esistenza.

Il quarto ostacolo è collegato agli obiettivi che ci prefiggiamo. Questi sicuramente sono importanti perché imprimono una direzione ai nostri sforzi e motivano le nostre azioni, diventano un ostacolo quando sono così importanti nella nostra vita che finiamo per con-fonderci con essi cosicchè se per una ragione qualsiasi dobbiamo rinunciarvi non riusciamo a mollare la presa. L’equilibrio sta nel mezzo: “Mi dirigo verso questo obiettivo, facendo tutto ciò che è necessario per raggiungerlo, sapendo comunque che forse dovrò cambiare qualcosa”. Adattarsi creativamente all’ambiente è mollare la presa.

Il quinto ostacolo risiede nelle emozioni negative che possiamo nutrire come il risentimento, il rancore, l’odio, il desiderio di vendetta o la paura.

Queste emozioni se non riconosciute ed espresse “fanno il nido” dentro di noi finendo per condizionare totalmente la nostra vita e indurire irrimediabilmente i nostri cuori.

Il sesto ostacolo consiste nell’incapacità di porre fine a certe situazioni, di separarsi, di lasciare andare ciò che non ha più ragione di essere.

Molte persone alimentano le proprie ferite psicologiche, impedendo loro di rimarginarsi, rifiutano di affrontare il loro dolore non riuscendo quindi a liberarsi e ad aprirsi al presente, al nuovo.

Questi tipi di ostacoli sono alcuni dei più importanti tra quelli che tengono l’essere umano nello sconforto e nel malessere.

L’importante è sapere che ognuno di essi PUO’ ESSERE SUPERATO!!!

MOLLARE LA PRESA E’ POSSIBILE……..

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