Sicurezza di base

mamma e bambino 1

Sulla scia del post precedente ….

Chiudi gli occhi e fai silenzio dentro di te. Respira. Come ti senti? E’ piacevole? Respira facendo penetrare l’ aria fino al bacino. Entra dentro te stesso, nella zona che va dall’osso sacro al coccige. Sei in grado di restare un’ora in silenzio a casa tua o altrove senza sentire la tentazione di accendere la televisione, radio, computer, di immergesti nella lettura di un giornale o di telefonare ad un’amica?

Stai bene in compagnia di te stessa? Senti di avere il tuo posto su questa terra? Hai fiducia nella vita?

La sicurezza interiore e’ la sensazione di essere a proprio agio all’interno di se stessi, comodamente appoggiati alla base, alla colonna vertebrale, all’osso sacro. E’ una sensazione molto fisica, un’esperienza corporea elaborata durante il periodo di stretto contatto con i genitori. Non e’ legata soltanto ai loro messaggi verbali, anche se i ” ti voglio tanto bene” la confortano.

Essa si nutre di carezze, di sguardi, di amore illimitato, di tenerezza e di baci, in breve, di intimità.

Genera una certa tranquillità di fronte alle situazione difficili, permette di godere della solitudine senza sentirsi isolata, di far fronte alle prove della vita senza grandi sconvolgimenti , da’ la certezza di avere un posto su questa terra, la sensazione di essere ben salda e protetta.

Abbiamo interiorizzato la sensazione di protezione fornitaci dai nostri genitori quando eravamo molto piccoli.

Il bambino molto piccolo non possiede automaticamente autostima, in lui la fiducia si genera attraverso la relazione con gli altri, al concepimento fino al primo anno di vita. Se l’esperienza del periodo trascorso con i genitori e’ stata piacevole, si costituirà in lui una fiducia naturale, una fiducia di base.

Ma può aver anche vissuto esperienze spiacevoli. Non siamo completamente al sicuro neppure nel ventre materno.

Sono accettata? Ho il mio posto in mezzo agli altri? Queste sono le domande a cui il bambino trova una risposta in quel periodo di assoluta dipendenza.

Nostro figlio arricchisce la sua fiducia di base a contatto con noi, nutrendosi della nostra sicurezza personale e della protezione fisica e affettiva che siamo capaci di offrirgli. Il nostro amore, l’accettazione totale della sua persona, sono senza dubbio essenziali, ma non sufficienti. Un bambino molto piccolo che piange da solo in camera sua, dopo otto minuti è nel terrore più completo. Tenerlo in braccio, dormirci insieme, allattarlo: tutto quello che favorisce il contatto fisico incrementa la fiducia di base.

Ci sono tuttavia diversi tipi di contatto: il “contatto tranquillizzante” offre sicurezza ottimale, nel rispetto dello spazio del bambino. Un neonato, l’osso sacro sostenuto saldamente dalla mano di un genitore, tiene la schiena, il collo e la testa ben dritti e spalanca gli occhi sul mondo. La sensazione provata durante quel contatto gli permette di aprirsi senza paura.

 Chi non ha avuto un sufficiente e autentico contatto fisico con i genitori, chi non ha potuto interiorizzare un’adeguata sicurezza, sente il bisogno di essere sempre in compagnia di qualcuno. Non riesce ad affrontare un momento di solitudine , e’ dipendente dal telefono. Televisione e radio sono sempre accesi per produrre un rumore di fondo, ha paura del silenzio, del vuoto. Ha scelto di dipendere dagli altri, oppure da un “oggetto di transizione” come le sigarette., l’alcol, il lavoro, la droga, i vestiti, il cibo, i soldi, il potere, il sesso.

Alcuni cercano la sicurezza di un impiego, la stabilita’ finanziaria, un legame sentimentale duraturo, che tentano di difendere con il vincolo del matrimonio.

Ma “sicurezza” va poco d’accordo con “libertà “, ancora meno con “intimità “. Queste persone preferiscono le abitudini all’avventura, si aggrappano alle proprie convinzioni, tendono al conformismo, se non addirittura all’estremismo e alle sue certezze assolute. Cercano la sicurezza quando quello che non hanno e’ l’intimita. Purtroppo e’ una ricerca drammatica e mai appagata, perché sbagliano obiettivo.

La fiducia di base non si trova nella cioccolata, ancora meno nel sesso e nel denaro, anche se talvolta cerchiamo di recuperarla con questi mezzi. Si ricostituisce nel legame con gli altri. Abbiamo bisogno di interiorizzare esperienze di una relazione positiva, per poi elaborarla. E’ impossibile trovare da soli la sicurezza interna.

Ecco quindi, come un percorso di Counseling in cui il cliente viene accolto senza giudizio e ascoltato può costituire quella base sicura entro cui ri-tessere la sua fiducia.

Anche la regolarità delle sessioni, l’attenzione totale del counselor sono elementi che trasmettono al cliente la sensazione di avere il suo posto nel mondo. In quello spazio definito da regole chiare, si può sentire accettato, riconosciuto, ascoltato e in questo modo ricostituire la sua sicurezza di base.

E’ il bambino che e’ in noi che ha bisogno di ricostituire la sua sicurezza. L’ adulto che siamo diventati può andargli incontro….

Di seguito alcuni suggerimenti  che possono aiutarti a ri-contattare il tuo bambino restituendogli la sua fiducia di base:

  • Impara di nuovo a respirare. Inspira profondamente, visualizzando l’aria che penetra lungo la tua colonna vertebrale, fino all’osso sacro. Per aiutarti, metti la mano sull’osso sacro, inspira nella mano. Espira con la bocca aperta senza soffiare, lascia solo che l’aria esca dal tuo corpo.
  • Siediti di fronte a te stessa, in silenzio, dieci minuti al giorno.
  • Vai incontro al bambino che è dentro di te. Tu l’adulto, ascolta mentalmente quel bambino che eri e concedigli l’attenzione e l’amore di cui ha bisogno. Sussurragli questi importanti messaggi : “ti voglio bene” “esisti per me, per me sei molto importante”.
  • E soprattutto ascoltalo quando si confida con te. Lascia che i ricordi riaffiorino e sii l’adulto di cui avresti avuto bisogno nella tua infanzia.
  • Spesso, durante il giorno coccola mentalmente il bambini che è in te. Trasmettigli tenerezza, senza usare parole.
  • Compra qualche cuscino e anche un peluche un “oggetto di transizione” che forse ti è mancato quando eri piccolo. Un peluche è dolce, è tenero, e in lui si può proiettare l’immagine del bambini che eravamo.
  • Cammina in campagna, sulla spiaggia , in montagna … Guarda la natura intorno a te … La bellezza di un luogo risveglia in noi un senso di appartenenza, che può anche aiutare a ricostruire il sentimento di sicurezza interiore.
  • Fatti massaggiare, un massaggio dolce, apprezzando il tocco delle mani che accarezzano il tuo corpo: nulla sostituisce le mani di un altro essere umano per disegnare i contorni del nostro involucro corporeo. Abbiamo molto più bisogno di contatto fisico di quanto osiamo pensare.

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Liberamente tratto da:

Isabelle Fillozat – “Fdati di te” – ed.Piemme

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