Tag: blocco emozionale

Dimostrare qualcosa, ma perché e a chi …?

FRECCETTE

Spesso diventiamo quello che gli altri ci dicono che siamo; anche se dentro di noi sappiamo che siamo ben altro, è un modo triste per depistare gli inseguitori e a volte purtroppo per perdersi e non trovarsi più. Fare finta che tutto va bene, sì per un po’ si può fare, ma poi?  Dimostrare qualcosa che non è risulta ancora più triste e inutile, e poi, perché? Sarebbe come fare il bagno in un luogo bellissimo e poi scoprire che c’è uno scarico fognario. Faresti finta di nulla e continueresti ad immergerti tra colibatteri e residui fecali?

Perché accontentarsi quando puoi scegliere il meglio? Che cosa credi che ti manchi? Te la stai raccontando … non ti manca nulla!!!

Se ti va, prova a fare questo esercizio: prendi carta e penna e scrivi una lista di cose che non hai fatto per paura che sarebbero state criticate dagli altri. E soprattutto decidi e metti a fuoco chi sono questi “altri”.

Una volta che li avrai individuati, visualizzali affidando ad ognuna di queste persone il progetto a cui hai rinunciato per paura di quello che potrebbe aver pensato.

Prendi delle buste, scrivi il nome di ciascuna persona che ti ha apparentemente frenato e inserisci in ogni busta la descrizione dell’episodio avvenuto.

Alla fine dell’esercizio guarda quanto sono gonfie queste buste. Alcune sono sottili, mentre altre sono lì per scoppiare? Almeno due non potrebbero essere neanche chiuse ? Per vivere al meglio e diventare un “vincente” occorre che tu lascia andare quello che non ha funzionato nella tua esistenza. Per farlo occorre “perdonare” tutti quei nomi. Molte di quelle buste riportano nomi che ti sono familiari? Le due più gonfie sono quelle dove c’è scritto il nome di mamma e papà?

Molte persone meravigliose sono state apparentemente poco amate da uno dei genitori o comunque hanno avuto uno o tutti e due i genitori con importanti problemi ad esprimere il loro amore. Così, inconsciamente, essi sono diventati efficaci e potenti nel disperato tentativo di poter proteggere uno dei genitori e contenere o salvare l’altro. Oppure hanno conseguito vittorie al fine di raggiungere risultati tali da rendere impossibile il non riconoscimento da parte loro. Ma spesso questo, anche se è avvenuto, non è arrivato nei tempi necessari per migliorare la qualità della realtà affettiva di tutti.

Ci sono genitori che continuano ad alzare l’asticella su cui i loro figli devono saltare e non basta mai quanto in alto tu sia riuscito ad arrivare.

Evita di sentirti indifeso rispetto al ricordo delle dinamiche intercorse qualora queste non siano state vincenti. Ogni cosa irrisolta con i tuoi genitori si “appiccicherà” nelle tue relazioni e le influenzerà negativamente. Mille volte meglio risolvere e “guarire” quello che hai salvato riguardo a tutto quello che non ha dato buoni risultati, solo così potrai essere veramente libero di realizzare al massimo il tuo potenziale.

Ricordati che ogni volta che non metti tutto l’impegno che puoi esprimere per raggiungere il risultato, sei portato ad accettare compromessi e sarai pronto a diventare quello che rimpiangerà di non essere divenuto qualcuno: a quel punto sarai capace di prenderti la tua responsabilità e di ripartire? O punterai il dito contro tutti coloro che ti avrebbero impedito di arrivare? Sei proprio sicuro che siano stati “loro” a farti scivolare? Quanto sarebbe meglio se tu ti accorgessi che hai fatto invece tutto da solo, sempre, ma specialmente quando le cose non hanno funzionato?

Fermati un attimo a riflettere, è tempo ben speso. Come potrebbe l’immobilità permetterti di arrivare da qualche parte, in quale modo potrebbe mai farti raggiungere qualcosa?

Mentre fino a questo momento ogni “no” ci crocifiggeva , ora è fondamentale riconoscere che sono i modi di pensare che avevamo ieri che ci hanno condotto e accompagnato a quello che siamo oggi, a tutto questo! L’importante è evitare di sentirsi incompresi e spostare le proprie energie su qualcosa di altro a cui teniamo comunque tantissimo in modo da superare l’impasse e riprendere il cammino.

Questo significa capacità di scelta e non ha nulla a che vedere con la rinuncia bensì con una messa a fuoco più produttiva e concreta. E’ necessario semplicemente smettere di avere timore, cambiare pensieri, prestare più attenzione, orientarci verso qualcosa di più adatto ai percorsi che abbiamo in mente e CE LA FAREMO!!!!

Noi sappiamo tutto, occorrerebbe tenerne conto! Talvolta sarebbe molto più utile smettere di spingere il fiume e forse sarebbe proprio lì che ci accorgeremmo che sì, quel risultato lo abbiamo raggiunto!

Come saldare il debito e ri-nascere …..

rinascere

Photo by: http://www.flickr.com/photos/luce_eee/2054821128/

Eccoci all’ultimo passo per liberarci dal famigerato blocco emotivo che impantana il nostro progredire verso una vita piena e soddisfacente.

Una volta esaminate le singole componenti del sentimento, desideriamo liberare il corpo e la mente dai vincoli a cui sono stati finora sottoposti: l’unico modo per farlo è accettare e amare il “sentimento”.

E’ necessario, cioè, presumere che esso, pur avendoci creato il disagio e l’ansia, aveva una sua funzione. Se vogliamo veramente liberarcene, non basta distruggerlo: relegandolo all’oblio, restiamo vuoti, e tale vuoto dovrà essere riempito. Il sentimento originario, infine, si ripresenterà: se riusciamo a liberare il sentimento bloccato, ma non troviamo un nuovo modo per soddisfare il nostro bisogno, ne elaboreremo uno nuovo, atto a riempire il vuoto. Questo nuovo stato emozionale creerà altrettanto danno di quello passato.

Se invece consapevolizziamo il bisogno, coperto dal sentimento problematico ed adottiamo un modo più adeguato per soddisfarlo nel rispetto di noi stessi, ci liberiamo facilmente da sensazioni e credenze negative, aprendoci al rifluire dell’energia. In tal modo permettiamo la crescita di quelle parti di noi che sono rimaste intrappolate.

Esistono vari tipi di debiti o di bisogni, ma i due principali sono: quelli generati dalla paura e quelli generati dall’amore.

I debiti generati dalla paura si fondono sul timore delle conseguenze; derivano da una pulsione interiore a evitare le responsabilità, dall’amore per se stessi o per gli altri. Tutti abbiamo le nostre paure, il che non significa che siamo cattive persone ma che, probabilmente, durante la nostra crescita il nostro sistema energetico non si è sviluppato completamente perché qualcosa o qualcuno non lo ha permesso. Tali debiti ci paralizzano: il piccolo ferito resta in noi, bloccato nel sentire, e ci dominerà, nel timore di perdere il controllo. Solo quando soddisferemo le sue esigenze, potrà tornare nuovamente ad essere bambino.

Alcuni di questi debiti potrebbero essere:

  • Devo evitare di crescere
  • Devo evitare di correre rischi
  • Devo evitare di farmi male
  • Devo evitare di ricordare esperienze dolorose
  • Devo evitare di ripetere esperienze dolorose
  • Devo evitare il fallimento
  • Gli altri possono prendersi cura di me.

I debiti generati dall’amore sono di per sé, sacrificali: implicano, cioè, la scelta di mortificarsi per fare stare meglio gli altri o per evitare di essere feriti

A questa schiera appartengono:

  • Devo salvare la vita a qualcuno
  • Devo alleviare il dolore di qualcuno
  • L’altro viene prima di me
  • Devo espiare le mie colpe
  • Devo essere utile
  • Devo imparare una lezione

Identificare un debito riguardante un problema emozionale richiede una totale onestà nei confronti di se stessi o di un altro individuo.

Ricordiamoci che il cambiamento è un processo , una presa di coscienza anche dei nostri limiti per far venire alla luce un soggetto nuovo che , nonostante la fatica, ha l’espressione serena di una donna che ha appena partorito uno splendido bambino: se stesso!

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Esistono molte tecniche per scoprire il debito da pagare che ci rende schiavi nello stato di blocco, quelle che io uso più frequentemente nei percorsi di crescita che propongo sono:

Scrivere la storia della propria vita:

Prendete un blocco e una penna. Pensate ad un problema che vi causa insoddisfazione e frustrazione. Scrivete la storia della vostra vita in funzione di tale problema: a tal fine potete seguire il cammino dell’Eroe, ovvero di una persona che impara qualcosa, attraverso varie prove, e che diviene migliore, più forte e capace di condividere con gli altri la sua esperienza.

Voi siete l’Eroe della storia, il soggetto con il problema emozionale, che cavalca direttamente verso di esso, che lotta e lo supera, che vive per raccontare la sua esperienza e che infine torna a casa. Voi siete l’Eroe che dalle difficoltà ricava il bene.

Le tappe del viaggio sono le seguenti:

  • Iniziate a “casa” descrivendo la situazione familiare e quello che vi causa il problema.
  • Uscite di casa. Cosa vi succede, mentre viaggiate per il mondo?
  • Combattete contro il drago, ovvero contro il problema emozionale che vi crea il disagio. Descrivetelo, conoscetelo. In che modo è meglio avvicinarlo? Trattarlo? Combatterlo?
  • Sconfiggete il drago. In che modo supererete l’ostacolo rappresentato dal drago/sentimento? A quale risorsa dovete ricorrere per sconfiggerlo? Che saggezza è necessario avere per trasformare il drago?
  • Tagliate la testa al drago. Cosa avete appreso dalla lotta?
  • Accettate la ricompensa. Che cosa significa per voi questa lotta nell’ambito della vostra vita? Quali energie, conoscenze e ricchezze è necessario che accettiate per cambiare?
  • Tornate a casa. Tutti gli eroi tornano da dove sono venuti. Come vi sembra adesso il punto di partenza?

Dopo aver scritto la vostra storia provate a riflettere sul significato che ha per voi oggi

 

Un altro esercizio utile è il seguente:

Identificate un problema che non riuscite apparentemente a risolvere. Ponetevi queste domande:

  • Che sensazioni avete quando ci pensate? Scrivetele sotto forma di elenco.
  • Quali credenze si associano ad ogni sensazione? Scrivetele sotto forma di affermazione , ad esempio:

 

 

Sensazioni suscitate dal problema

Credenze correlate con il problema
 
Tristezza Ferisco gli altri quando affermo la mia verità
Paura Posso essere ferita dagli altri se chiedo qualcosa
Panico Nulla può fermare questo schema

 

  •  Valutate ogni credenza ed associatela ai pensieri, come ad esempio:

 

Credenze correlate col problema Pensieri
 
Ferisco gli altri quando affermo la mia verità Posso ferire. Possono affermare la mia verità.
Posso essere ferito dagli altri quando chiedo qualcosa Posso essere ferito. Posso chiedere qualcosa.
Nulla Può fermare questi schemi Io ho degli schemi. Gli schemi non possono essere fermati da nulla, a quanto mi risulta

 

Prendete i pensieri ed associateli alle sensazioni così come vengono percepite:

  • Mi sento triste quando affermo la mia verità e gli altri mi feriscono e, così, decido quando condividere qualcosa o no.
  • Ho paura quando chiedo qualcosa, e vengo ferito. Così, domando ad altri, finchè trovo qualcuno disposto ad aiutarmi.
  • Cado in preda al panico quando scopro di avere degli schemi, e non so come bloccarli. Così, chiedo a chi non li ha di aiutarmi.

Isolare il pensiero

PENSIERO

Nel post precedente ci siamo occupati di isolare la sensazione primigenia causa del blocco emozionale in questo post tratterò la modalità per isolare il pensiero che unito alla sensazione da origine all’emozione che crea disagio.

Il pensiero correlato con il sentimento problematico può avere avuto origine con noi, o essere semplicemente la nostra reazione ad una determinata situazione.

Se così è, verrà probabilmente manifestato con una frase tipo “Vedo che tutti sono infelici”. Immaginiamo che questo pensiero sia stato elaborato durante una riunione familiare durante la quale abbiamo espresso la nostra rabbia. Se abbiamo percepito che tutti sono infelici nel vederci arrabbiati, abbiamo probabilmente dato ordine alla credenza e al sentimento secondo cui “tutti diventano infelici quando ci arrabbiamo”. Tale sentimento può svanire quando ne parliamo, in fase di rielaborazione, con qualcuno o quando viviamo un’esperienza familiare in cui la nostra rabbia genera una risposta altrui del tutto diversa.

Sfortunatamente succede invece molto spesso che, soprattutto in tale ambito, tendiamo sempre a ricevere le stesse reazioni e gli stessi giudizi dagli altri. Ad un certo punto la nostra percezione dell’infelicità di chi ci circonda si correla con la rabbia, ed i due fattori restano perennemente associati; di conseguenza, ecco presentarsi la situazione di blocco e ogni volta che vediamo qualcuno arrabbiarsi corroboriamo lo schema di pensiero secondo cui qualcuno vicino a noi è infelice.

I pensieri possono anche avere origine da chi ci circonda: alcuni li assimiliamo istantaneamente, altri solo nel tempo.

Se, per esempio, siamo cresciuti in una famiglia critica nei confronti di una certa comunità etnica, o delle classi benestanti, oppure convinta che gli artisti debbano essere per forza poveri, può succedere di fare nostre queste idee. In altri casi, selezioniamo alcuni concetti dal sistema di credenze con cui siamo a contatto: ad esempio nostro padre potrebbe sostenere che le donne sono stupide, nostra madre, che ci pare invece intelligente, potrebbe avere difficoltà a gestire bene il libretto degli assegni. In questo caso, unendo i due fatti, potremmo giungere ad elaborare questo concetto: “ le donne sono stupide per quanto concerne il denaro”.

Individuare il pensiero o la credenza, più importante può essere problematico: in ogni momento potremmo, infatti, avere un’infinità di pensieri in testa, molti dei quali potrebbero essere le conclusioni dettate dal sentimento esperito in una situazione specifica. Quello che a noi interessa, invece, è arrivare al cuore della convinzione, non perdendoci in una miriade di convinzioni createsi in noi nel tempo.

Un esercizio che propongo spesso ai miei clienti che si trovano in una con-fusione emotiva è il seguente: dopo aver dato loro carta e penna, li invito a descrivere il sentimento che li turba e quindi, a fare un’affermazione, cioè ad esprimere un pensiero o una credenza relativi ad esso.

Torniamo all’ipotetica cliente di inizio post, quella che ha introiettato dal padre la credenza che le “donne sono stupide” e unendola alla difficoltà della madre a gestire il denaro ha elaborato il concetto che  “le donne sono stupide per quanto concerne il denaro”

Ella potrebbe venire da me portando questa sua affermazione riguardo al suo sentire : “Mi sento spesso male quando spendo. Mi dico che non dovrei farlo ma, peggio sto, più spendo”.

Da cui ne consegue: “ho un cattivo rapporto con il denaro”.

Per verificare che siamo veramente giunti al nocciolo della questione, stimolo la cliente a continuare ; all’ultima affermazione, le chiedo di aggiungere “come mai?” e la prego di rispondere. Provo a procedere in questo modo finchè non emerge in lei la consapevolezza della natura del disagio che sta provando.

Continuando dal precedente corollario la sequenza potrebbe essere la seguente:

Corollario: “Ho un cattivo rapporto con i soldi: mi accorgo di non  riuscire a metterli da parte”.

Corollario: “Non riesco mai a metterli da parte, in fondo sono una donna!”

Corollario: “ Come donna, non riesco mai a metterli da parte, si sa le donne hanno un cattivo rapporto con i soldi”.

Corollario: “Le donne hanno un cattivo rapporto con i soldi: è mio padre che dice sempre così, lui lo crede”

Corollario: “Mio padre ritiene che le donne abbiano un cattivo rapporto con il denaro perchè ha paura di lasciarlo in mano loro”.

Corollario:” Ha paura di lasciarlo in mano loro, in questo modo non avrebbero più bisogno degli uomini”.

Corollario: “ Se non avessero più bisogno degli uomini, potrebbe essere lasciato da sua moglie”.

 

Ecco una strada per arrivare al nocciolo del problema!

A questo punto siamo pronti a sviscerare la situazione che ha bloccato il sentimento …..

 

Nel prossimo post l’ultimo passaggio: come saldare il debito …..

Isolare la sensazione

SENSAZIONI

Eccoci all’ulteriore passo necessario per liberarsi dai nostri “blocchi emozionali”.

Ogni volta che ci troviamo in uno stato emozionale, siamo bloccati in una particolare sensazione e, se tentiamo di decifrarla, dobbiamo sempre ricordare che essa viene dal passato, non dal presente. Anche se la situazione attuale è caratterizzata da una sensazione, l’intensità, il tipo, la portata e la profondità di quest’ultima sono determinati dal passato.

A volte è , tuttavia, relativamente facile riconoscere la causa emozionale principale, sovente mascherata da numerose altre. Siamo, del resto, soliti “bendare” la ferita originaria con vari strati di sensazioni, in modo da proteggere il sé lesionato nella vita passata così da evitargli altro dolore.

In genere, quanto più è intensa l’emozione che provoca disagio, tanto più vecchia è la sensazione e tanto più giovani eravamo quando subimmo un danno emozionale. E’ importante tornare all’età in cui siamo stati feriti ed in cui si è formato il sentimento che oggi ci nuoce; il sé chiede aiuto, anche se potrebbe simultaneamente rifuggirlo.

A questo punto il lavoro diventa molto delicato: si tratta di far emergere proprio quell’antica sensazione che nel “lì e allora” ha dato origine al blocco e al conseguente schema emozionale disfunzionale.

Portare per mano il cliente a toccare la ferita originaria, agevolandolo nella sua presa di consapevolezza, attraversando senza paura il territorio del dolore, sicuro di trovare dall’altra parte la libertà di “essere quello che è”.

In questo percorso di “presa di coscienza” è importante rispettare il proprio tempo ; ognuno ha il suo . Nulla va forzato, bensì accompagnato, ascoltando tutti i segnali che il corpo rimanda.

Potrebbe capitare di rimanere paralizzati dalla paura, OK, facciamola nostra alleata e sperimentiamola fino in fondo. Cosa ci sta dicendo?

Oppure essere invasi da una enorme tristezza, diamole il giusto rispetto vivendola fino in fondo, ascoltando quello che porta con sé.

O ancora potremmo avere voglia di arrabbiarci, senza però riuscire a farlo. Anche la rabbia porta con sé un messaggio , evitiamo di reprimerlo, anzi proviamo ad amplificarlo sentendo quale parte del corpo è coinvolta dandole voce.

Per trovare “La Sensazione” che ci crea il blocco è necessario eliminare tutte le altre, strato dopo strato , senza mai perdere la speranza, accogliendo le nostre difficoltà e lo stato “in-panicato” della bambina (o bambino) ferita, finchè giungeremo a quella “giusta”, proprio quella, causa primigenia della nostra sofferenza per liberarcene così da poter VIVERE pienamente ….

 

Dai parole al dolore;

la pena che non parla sussurra il cuore sovraccarico

e lo spinge a spezzarsi…” W.Shakespeare

 

Porre le emozioni e i sentimenti al centro del palcoscenico.

blocco emotivo

Riprendo il post precedente occupandomi del primo passo necessario  per imparare a liberarci da quei blocchi emozionali  che ci impediscono di vivere in pieno tutte le nostre potenzialità.

Ogni “risanamento” emozionale inizia con il riconoscimento di chi siamo e di cosa “sentiamo” nel momento. Siamo bloccati in un sentimento, emozionalmente sensibili o abbiamo solo una giornata nera?

Quando il nostro modo di essere interferisce con il nostro bene, quando ci sembra di non essere in grado di affrontare i problemi, di ottenere ciò che vogliamo, di non essere capiti o di non capire gli altri, sappiamo probabilmente già di essere “emozionali”. In tal caso, se le condizioni illustrate sono croniche, se non riusciamo in alcun modo a liberarcene, può essere presente un copione emozionale di vecchia data.

A questo punto faccio una piccola parentesi e mi fermo un momento a spiegare cosa intendo per “emotività” e “sensibilità emotiva”. La prima si sperimenta quando le emozioni rimangono intrappolate nel sistema delle nostre convinzioni. Se reagiamo sempre nello steso modo ad ogni minaccia, se piangiamo in ogni occasione, se ci infuriamo ogni volta che qualcuno ci fa uno sgarbo. Essa genera delle sequenze fisse (copioni) difficili da controllare, gestire o cambiare. Ci fa sentire stanchi ed esauriti, divisi da noi stessi . Se invece sappiamo condividere le sensazioni altrui, se sappiamo piangere quando ne abbiamo veramente bisogno, arrabbiandoci se i nostri diritti vengono violati, siamo dotati di “sensibilità emotiva” che genera una reazione fluida e appropriata, permettendoci di modificare le reazioni abituali qualora sia necessario.

L’Emotività compromette il nostro equilibrio, allontanandoci dal nostro punto di riferimento, il senso del sé, e può farlo in due modi: attraverso l’iperpulsione o attraverso l’ipopulsione.

Quando ci troviamo in “iperpulsione” abbiamo la sensazione di lavorare sempre, anche durante il sonno, ci sembra di continuare ad elaborare idee, pensare, sentire, muoverci e percepire. L’iperpulsione è uno stato di sforzo eccessivo, dettato dalla convinzione che è nostro compito compensare le mancanze delle altre persone o di quelle parti di coi che non svolgono adeguatamente il loro compito.

Le sensazioni associate a tale condizione sono schiaccianti: molto intense, forti o dolorose, in questo caso:

  • Ci sentiamo confusi e privi di autocontrollo
  • Ci sentiamo spesso irrazionali o costretti a rispondere secondo un preciso schema
  • Abbiamo difficoltà a distinguere la nostra realtà da quella altrui
  • Abbiamo difficoltà a differenziare i nostri problemi, sensazioni e desideri da quelli altrui
  • Proviamo sempre sensazioni intense, che ci confondono quando la situazione non le giustifica.
  • Ci sentiamo obbligati a farci carico degli altri, inducendoli a provare una determinata sensazione o a vedere le cose a nostro modo.
  • Abbiamo molte difficoltà a restare nel “qui e ora”: mente e sensazioni vagano nel passato o nel futuro
  • Ci sentiamo bloccati in una modalità comportamentale reattiva e sembriamo incapaci di liberarcene.
  • Siamo soggetti ad oscillazioni dell’umore, talora senza ragione
  • Ci sentiamo spesso iperstimolati o eccitati
  • Avvertiamo, ciclicamente uno stato di esaurimento; al di là di ogni azione, ci sentiamo stanchi.

Quando, invece, siamo in uno stato di ipopulsione, agiamo come robot: le nostre risposte sembrano automatizzate. Talora siamo incapaci di reagire ad una situazione, di rispondere a livello emozionale o di dire quello che pensiamo. Spesso lo stato di ipopulsione può manifestarsi come un atteggiamento eccessivamente intellettuale. Nonostante i tentativi, non riusciamo ad entrare in contatto con la sensazione, ma solo con i pensieri.

  • Viviamo all’interno della nostra testa, rispondendo in base alla logica e alla razionalità
  • Ci sentiamo distaccati dalla sfera delle emozioni
  • Siamo bloccati un una sensazione oppure in una serie di sensazioni
  • Proviamo un senso di letargia e apatia
  • Abbiamo difficoltà a motivarci per fare qualcosa di nuovo e di creativo
  • Riceviamo messaggi di feedback che ci indicano che siamo troppo freddi e insensibili
  • Abbiamo crisi di dubbio e insoddisfazione
  • Abbiamo difficoltà ad entrare in contatto con l’intuito, il senso di consapevolezza, l’empatia
  • Abbiamo energie represse e ci mancano le ragioni per liberarle

 

Chi ha una personalità estrema è spesso vittima di un iper o di un ipopulsione; gli altri variano comportamento a seconda delle circostanze. E’ facile riconoscere le iperpulsioni come comportamento emozionale poiché l’individuo appare maggiormente emotivo a se stesso come agli altri. In tal caso le emozioni e le sensazioni sono evidenti ed egli li esprime. Per chiunque invece è difficile riconoscere l’ipopulsione come uno stato emotivo: essa viene, infatti, usualmente scambiata per un tratto della personalità.

Quando siamo soggetti ad iperpulsione esprimiamo le nostre emozioni esternamente, se invece siamo in condizioni di ipopulsione, li esprimiamo internamente; le emozioni, cioè, si nascondono in noi invece di manifestarsi liberamente.

Ecco quindi che diventa fondamentale, per poterci liberare dei nostri blocchi emotivi, riconoscere in che stato siamo abitualmente in modo da poter iniziare a separare pensieri ed emozioni in maniera funzionale.

Se ci accorgiamo che per noi è consueta l’iperpulsione, cominceremo a lavorare prima sui pensieri , poi sulle sensazioni: questo perché detta condizione è determinata da queste ultime. In caso invece di ipopulsione, disagio causato dai pensieri, faccio il contrario: è, infatti, più facile iniziare ad esaminare lo strato superficiale di un problema piuttosto che quello più profondo …..

 

Questo secondo passo lo vedremo nel prossimo post …..

 

Come liberarsi dai “blocchi” emozionali ..

blocco emozionale

Essere bloccati a livello emozionale non è divertente, anzi: è molto doloroso, poiché ci tiene intrappolati in schemi obsoleti di autodistruzione. I sentimenti che ci incatenano ci impediscono di realizzare i desideri del cuore e dell’anima.

Tuttavia noi vogliamo avere sia i sentimenti e le emozioni che i pensieri; i primi danno colore alla vita, la fanno scorrere, i secondi contraddistinguono gli eventi della nostra vita; quando li elaboriamo, sappiamo chi siamo, quando li ricordiamo, sappiamo chi eravamo e chi potremo diventare. Quando i sentimenti e le emozioni ci stimolano, ci sentiamo vivi; quando i pensieri ci guidano, siamo “saggi”.

Come possiamo dunque svincolarci da tutte quelle introiezioni che bloccano il libero fluire della nostra energia?

La risposta apparentemente è facile: è necessario liberare i primi dai secondi e lasciarli agire indipendentemente. A parole sembra facile, ma solo se si comprende il concetto fondamentale si riuscirà nell’intento. Una emozione nasce da una sensazione e da un pensiero, ma non è né una sensazione né un pensiero. Quando sentiamo qualcosa a livello interiore, abbiamo una sensazione, ma non siamo la sensazione; quando pensiamo, siamo coloro che elaborano il pensiero, non quest’ultimo. Le emozioni sono, dunque, una proiezione di sensazioni e pensieri; ciò che li unisce è l’energia che conferiamo a questa proiezione.

Credo che emozioni, sensazioni e pensieri siano come un film: l’immagine cinematografica che vediamo sullo schermo viene creata dalla proiezione di due bobine, ognuna delle quali viene attraversata da una luce. L’interazione fra questa e le immagini riprodotte sulle bobine dà origine a quanto vediamo sullo schermo; da sole le singole immagini non hanno vita, non suscitano né sensazioni né pensieri. La loro realtà è determinata da noi mediante l’energia che inviamo al testo, alla rappresentazione, al film, che vive solo grazie ad essa.

Ogni tanto, tuttavia, sorgono problemi nel processo di registrazione, di osservazione o di interpretazione. Forse qualcuno interferisce con il funzionamento del proiettore immettendovi sensazioni e pensieri che non ci appartengono. Talora le proiezioni delle sensazioni e dei pensieri entrano in conflitto tra loro: non riusciamo più a separarli, a distinguere ciò di cui ha bisogno il corpo e ciò di cui necessita la mente. Forse il nostro hardware è danneggiato e la luce non funziona; quanto vediamo sullo schermo genera confusione; in alcuni casi potrebbe addirittura essere bianco. Da tale problema nascono disturbi organici, squilibri del sistema energetico e blocchi emotivi; al di là delle sue specifiche manifestazioni, sensazioni, pensieri e processi emozionali possono risultare gravemente compromessi.

Unica soluzione AFFRONTARE IL PROBLEMA, l’unico modo per risolvere uno stato di confusione emozionale è AFFRONTARLO!

A poco servirà evitarlo cercando di razionalizzarlo oppure tentando di identificare possibili scappatoie.

Prima o poi, come bravi tecnici, dovremo infatti esaminare ogni punto valutando la presenza di possibili “errori” e apportando le debite “correzioni”.

E’ necessario, quindi, eliminare strato per strato, schemi o difficoltàemozionali, seguendo le luci e le “indicazioni” che ci riportano alla corretta percezione di sensazioni e pensieri. In questo caso un percorso di Counseling potrebbe fare al nostro caso. Il Counselor, come una guida, potrebbe accompagnarci in questo viaggio nelle profondità di noi stessi alla ricerca della “luce”, le risorse momentaneamente perdute, ma sempre pronte ad essere riscoperte e riportate in superficie.

Riacquistare e sviluppare il proprio potenziale porterà, quindi, ad un innalzamento della propria autonomia personale con la conseguente maggiore capacità decisionale. Il risultato di tutto questo, dunque, sarà un ritrovato ben-essere e un sostanziale aumento dell’autostima.

Prima di tutto questo è necessario:

  • Porre sentimenti ed emozioni al centro del palcoscenico
  • Isolare la sensazione che ci ha causato il blocco
  • Isolare il pensiero in rapporto alla sensazione
  • Saldare il debito a cui la sensazione e il pensiero erano legati

 

Ne riparlerò ancora  nei prossimi post …….

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