Chi sono io?

JOHARI

“Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi…” Carl Gustav Jung

Per uscire dal tunnel della “sopravvivenza” e darsi il permesso di VIVERE è necessario correre un rischio Il rischio di scoprire e conoscere qualcosa di se stessi di cui non si aveva consapevolezza, affrontando l’eventualità che ciò che si teme sia reale almeno in parte .Il rischio di rivelarsi, di essere conosciuti scoperti e quindi conseguentemente poter essere anche rifiutati.

Noi percepiamo noi stessi in aspetti e situazioni diverse e rare volte, nella vita, in modo unitario. La percezione che abbiamo di noi stessi molte volte è il risultato di autopresentazioni del proprio IO e presentazione del nostro IO ricevuto dell’IO degli altri.

Non sempre abbiamo le idee chiare sul “chi sono io”o sul “come sono”. Tanti sono i fattori che ci possono influenzare e che ci portano a modellare il nostro IO.

Analizzare se stessi, dare significato al proprio IO è una vera avventura fatta di momenti euforici ed esaltanti e momenti di difficoltà.

Vuol dire aprire una finestra, lasciando che anche gli altri buttino uno sguardo dentro e ci aiutino a fare luce su certi aspetti per noi avvolti nel buio e per gli altri, al contrario, in piena luce …..

“ … Johari voleva conoscere se stesso, ma trovava sempre porte chiuse. Nessuno gli voleva aprire. Nessuno gli voleva dire chi era e perché esisteva. Le porte rimanevano chiuse. “Quando sarai grande, capirai”, gli dicevano.

“Perché ti preoccupi, pensiamo noi ai tuoi bisogni, quando sarai grande, allora…”, “se giovane, goditi la vita…”, “sta con tutti, non legarti a nessuno, poi un domani incontrerai…”.

Così Johari, non riuscendo ad aprire le porte della conoscenza e della responsabilità, cominciò a piangere, a soffrire, a disperarsi.

Chiuso tra quelle mura del “non pensare”, “non fare”, “non preoccuparti”, “non temere”, sentiva aumentare la disperazione dentro di sé con la paura di soffocare e di impazzire.

Poi, una mattina, alzò gli occhi e vide la finestra: fuori, per metà di essa, c’era pioggia, neve vento, tempesta e freddo; l’altra metà, sereno, sole, calore, luce, azzurro e colori meravigliosi.

Allora Johari si alzò piano piano e quasi tentennando per la gioia e per il mistero, andò verso di essa e lentamente e timidamente, la aprì.

Aveva trovato una finestra sul mondo della conoscenza di se stesso….”

Tutto questo lungo preambolo poetico per introdurre un modello per studiare le interazioni sociali molto efficace anche per una maggiore conoscenza di se stessi: la Finestra di Johari,che prende il nome da un gioco di parole ottenuto mescolando alcune parti dei nomi di battesimo di Joseph Luft e Harry Ingham, ricercatori dell’università della California.

Essa offre uno strumento capace di rilevare come la personalità viene espressa, osservando il rapporto tra noi e gli altri. I due ricercatori osservarono che ci sono aspetti della personalità che sono noti sia a noi stessi che agli altri ed aspetti che invece ci teniamo solo per noi. Ci sono cose che gli altri notano di noi e delle quali non siamo consapevoli (o forse non le accettiamo) ed un lato oscuro a tutti.

La finestra è divisa in quattro zone. Le informazioni contenute nelle quattro zone sono dinamiche e possono passare da una zona all’altra al variare del tipo di relazione interpersonale che si instaura tra le persone. Se aumenta il livello di fiducia grazie all’apertura personale e al corretto uso del feedback reciproco, allora diversa sarà l’ampiezza delle zone all’interno della finestra.

  1. L’area PUBBLICA (talvolta chiamata anche ARENA) contiene i fatti e le emozioni che volutamente mostriamo, che mettiamo “in piazza” e di cui parliamo in modo disinvolto. Può esprimere sia la nostra forza che le nostre debolezze, ma è quella parte di noi che scegliamo di condividere con gli altri.
  2. L’area NASCOSTA (o cieca) è quella che contiene le cose che gli altri osservano di noi e che ci sono ignote. Di nuovo si può trattare di feedback positivi o negativi e comunque incide sul modo in cui gli altri si relazionano a noi e anche sul livello della nostra disinvoltura in determinate situazioni.
  3. L’area PRIVATA (o Facciata) contiene quegli aspetti che ben conosciamo di noi stessi, ma che teniamo nascosti agli altri.
  4. L’area IGNOTA contiene quegli aspetti totalmente sconosciuti, a noi stessi e agli altri perché è sepolta nel subconscio che si rivela solo in situazioni particolarmente emozionali

 

I rapporti formali e razionali avvengono fra gli “io aperti”. I rapporti manipolatori sono una combinazione fra io aperto e io occulto. L’io inconscio si rivela in situazioni emotive (amore, paura, timore). L’io ignoto può venir fuori inaspettatamente, con sorpresa di noi stessi e degli altri. Può essere un improvviso atto di coraggio o di violenza.

Le interazioni fra i quattro quadranti determinano quattro tipi di rapporti: comunicazione aperta, informazioni che trapelano o rivelazioni inconsapevoli, confidenze o sfoghi, contagio emozionale.

Conoscersi significa man mano estendere il quadrante in alto a destra, riducendo gli altri……

Ora prova tu … come è la tua “finestra” ? ….

 

 

 

 

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