Conflitti … limiti … frustrazioni …

biglie 2

Molte persone odiano e temono i conflitti. Cosa non farebbero per evitare uno scontro: fuggire, scusarsi, capitolare al solo scopo di smussare le asperità. Sono convinte che i conflitti rappresentino un fiasco in un rapporto e che nella vita sociale occorre fare molte concessioni. Tuttavia è la vita stessa che regolarmente dimostra a questi individui come ciascun permesso fatto al solo scopo di evitare un conflitto alimenti l’astio. Tutte queste concessioni vengono poi immagazzinate e contabilizzate dall’inconscio e, prima o poi, il conflitto non risolto esplode con una violenza ed una aggressività direttamente proporzionale al tempo in cui è rimasto latente.

Non è possibile evitare sempre di dire no!

Ad un certo punto, bisognerà pur stabilire dei limiti.

Nel frattempo, se non diciamo di no agli altri, diciamo dei no a noi stessi, al rispetto verso la nostra persona, verso i nostri bisogni e i nostri desideri. E’ dunque un tradimento personale ciò che ci infliggiamo ogni volta che rifiutiamo lo scontro.

Nel momento in cui rifiutiamo di prendere in considerazione la possibilità di un confronto, permettiamo all’altro di occupare tutto lo spazio del rapporto. Conflitto non è necessariamente sinonimo di violenza e aggressività. Inoltre, i conflitti rappresentano una componente naturale della vita di gruppo e sono indispensabili per far rispettare l’individualità e lo spazio personale. Accettare questo fatto è il primo passo da compiere per non avvertire più quella sensazione di smacco ogniqualvolta si prospetta un conflitto. Occorre inoltre prendere coscienza del fatto che i limiti sono indispensabili. Una vita senza limiti è come un paesaggio immerso nella nebbia.

L’integrazione mentale dei limiti è indispensabile all’equilibrio psicologico di un essere umano, perché i limiti rassicurano, strutturano e costruiscono l’identità.

Abbiamo bisogno di avvertire il nostro territorio e i suoi confini, così da sapere fino a dove possiamo spingerci e dove è bene fermarsi.

Spesso i genitori storcono il naso all’idea di stabilire dei limiti per i figli, ma ciò e lo dico soprattutto da mamma penso sia sbagliato.

Infatti se il bambino va alla ricerca dei limiti dell’adulto è solamente per trovarli, proprio come potrebbe aver fisicamente bisogno di trovare un muro al quale appoggiarsi. Nella sua ricerca di limiti, il bambino si spinge sempre più lontano, fino a che non li trova.

I limiti interno sono quelli che definiscono il territorio mentale e che permettono alla persona di essere.

I limiti esterni sono quelli delle persone che ci circondano e dell’ambiente in cui viviamo.

La scoperta dei limiti esterni non avviene senza difficoltà. Di fatto, il neonato viene al mondo con l’illusione di onnipotenza. Crede che il mondo graviti attorno a lui.

Tuttavia, presto o tardi, in maniera brusca o progressiva, il bambino dovrà capire che alcune cose sfuggono al suo potere, accantonando così l’illusione di onnipotenza. Non è possibile avere tutto e subito. E’ indispensabile che egli lo capisca, così da poter distinguere tra sogno e realtà.

La sofferenza che deriva da questa scoperta si chiama frustrazione. Essa è quella dolorosissima sensazione di sentirsi impotenti nei confronti del proprio ambiente.

Ma se il bambino non impara a gestire questa frustrazione c’è il pericolo che possa diventare un adulto violento o compulsivo, poiché la frustrazione non controllata si trasforma in rabbia, violenza e compulsione.

Conoscere ciò sui cui abbiamo potere e ciò su cui non l’abbiamo per mette di incanalare l’energia in maniera costruttiva. Invece di sprecare le forza battendosi invano contro elementi incontrollabili, è più produttivo concentrare le proprie azioni su ciò che possiamo davvero modificare, allentando la presa sul resto.

Alcuni, che vivono con un costante ed eccessivo senso di controllo, cercano di governare tutti i parametri della propria vita. Come bambini che tentano di stringere nelle mani troppe biglie, queste persone hanno la sensazione che le cose sfuggano loro in continuazione e vivono dunque in un perenne stato d’ansia.

Al contrario, stringere in pugno solo le proprie biglie è rilassante e rassicurante, perché quelle biglie, le nostre, non ci sfuggiranno più…..

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