Cambiamento

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“ Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va …” Eraclito

Non è possibile dunque bagnarsi due volte nello stesso fiume, dice Eraclito, perché né l’acqua del fiume né l’uomo sono immutabili.

Tutto cambia in continuazione. Eppure, la maggior parte di noi, di fronte alla sola idea del cambiamento, reagisce opponendo resistenza. A volte, le persone fanno perfino fatica ad uscire dalle situazioni penose, proprio per la paura dell’ignoto, come se dovessero fare un salto nel buio.

Il fatto è che, per pigrizia, finiamo spesso con l’aggrapparci a quella che in inglese si chiama “comfort bubble”, una specie di bolla che ci contiene e ci dà sicurezza, versione aggiornata del grembo materno che ci avvolgeva prima che nascessimo.

Il primo drammatico cambiamento avviene infatti nell’istante stesso in cui veniamo al mondo. Ovviamente, non ce lo ricordiamo a livello cosciente, ma è impresso nella parte più antica del cervello: il passaggio da un ambiente caldo e rassicurante, anche se buio, ad un ambiente completamente diverso, luminoso, ma anche freddo e inquietante, dove non ci possiamo più affidare totalmente all’organismo materno per sopravvivere.

E’ questo il trauma primordiale per cui, fin da subito, ci viene preannunciato il nostro destino: affrontare la vita contando sulle nostre forze.

Il grido che accompagna la nascita segna il primo importante cambiamento della nostra vita. Anche se ormai dovremmo esserci abituati, ogni volta che lo scenario cambia, riviviamo quell’antico trauma da separazione ed è come se, ogni volta, volessimo far riesplodere quel vagito ancestrale.

Il cambiamento è un fenomeno continuo e naturale, e la capacità di adattamento consiste nel saper essere flessibili nell’assecondare il flusso della vita.

Il cambiamento è una rinascita. Ciò presuppone che, prima, qualcosa in noi debba morire, ed è proprio questo morire ad incutere timore. Per godere appieno del nuovo, è invece essenziale saper accettare la perdita di quello che non possiamo più portare con noi.

La resistenza al cambiamento è un fatto normale: l’idea di perdere le certezze, belle o brutte che siano, ci disorienta, la sola ipotesi di fare un salto nell’ignoto ci fa paura. Non si spiegherebbe il successo che riscuotono maghi e astrologi, che vengono consultati con l’illusione di poter evitare il timore di ciò che il futuro potrà riservarci. E’ come se, in qualche modo, volessimo fermare il tempo, cristallizzarci in un presente senza fine e, soprattutto, senza sorprese.

Si dice spesso che le sorprese sono gradite. In realtà noi amiamo solo quelle piacevoli, quelle cose e quelle sole che noi vogliamo o che crediamo di volere. Siamo disposti a provare solo emozioni positive, rifiutando tutto ciò che temiamo possa farci male. Piuttosto di rischiare di soffrire, ecco che rinunciamo a qualunque tipo di innovazione, precludendoci così la possibilità di apprezzare una gioia autentica.

Esiste il “rischio di vivere”, che non possiamo negare. Perfino le emozioni negative sono necessarie per la nostra crescita. Quasi sempre, infatti, i cambiamenti importanti sono preceduti da una crisi. Si dice che il momento più buio sia quello che precede l’alba.

Per vivere con pienezza la nostra esistenza, occorre sviluppare il coraggio di affrontare e superare la cosiddetta ansia da separazione, la paura di perdere qualcosa che avevamo e che credevamo potesse durare per sempre.

Il coraggio, tuttavia, non significa assenza di paura. Anzi, è vero esattamente il contrario. Coraggioso è chi prova paura ed è capace di superarla. Il coraggio infatti consiste nella consapevolezza degli ostacoli e dei nostri inevitabili timori, nella capacità di convogliare l’energia a nostro vantaggio. Solo essendone pienamente consapevoli, possiamo affrontare efficacemente gli eventuali ostacoli che si presentano sul nostro cammino.

La parola che più si sente in questo periodo è “crisi” . La crisi è essenzialmente resistenza al cambiamento; perché ciò avvenga non possiamo rimanere ancorati agli schemi del passato. Non ci servono più. Questa è la crisi. La nostra difficoltà di risolvere i problemi, di cercare soluzioni nuove, di abbandonare antichi percorsi. Ma, attenzione, nessun antico percorso può essere utile per risolvere nuovi problemi, il pensiero innovativo è l’unico antidoto alla crisi. C’è un sacco di gente che, tutti i giorni, anche nei periodi più neri, trova soluzioni, inventa nuovi prodotti, si rifà una vita.

Basta volerlo!!

E’ importante soprattutto essere sinceri con se stessi. Riconoscendo e accettando i nostri limiti, poniamo le basi per il cambiamento.

Cambiare significa soprattutto fare qualcosa di diverso, che possa avvicinarci di più al raggiungimento dei nostri obiettivi e a quella parte di noi che “lì e allora” siamo stati costretti a modificare , a disconoscere per poter essere riconosciuti. Significa, anche, essere addirittura così flessibili da saper cogliere i segnali, anche quelli più deboli, ed eventualmente tenersi pronti ad aggiornare, se non a modificare, gli obiettivi stessi. Viceversa, restare rigidamente ancorati a vecchi schemi, magari solo per una questione di principio, è cocciutaggine, decisamente improduttiva e autolesionista.

La strada maestra per gestire il cambiamento è la consapevolezza. Conoscere i processi mentali è di grande aiuto . Il passo successivo consiste nell’ascoltare i pensieri e le emozioni, prendendone atto per ciò che sono, senza giudicarli: esistono e basta. Se ci vergogniamo dei nostri pensieri e delle nostre emozioni e li ignoriamo, questi finiscono per scivolare nell’inconscio e lì si radicheranno, acquistando un potere immenso. Solo accettando ciò che pensiamo e proviamo, lasciando che tutto venga a galla, possiamo decidere di tenere ciò che è utile e abbandonare ciò che, viceversa, è dannoso e improduttivo.

Quasi paradossalmente, perfino la tendenza ad aggrapparsi a quello che abbiamo è da accettare. Si tratta di un fenomeno del tutto naturale; è vero che cristallizzarsi nelle vecchie abitudini per paura di abbandonarle è un modo nevrotico di fermare il tempo. Fa soffrire, ma il senso di minaccia inconscia legato all’allontanamento dai binari familiari e noti (magari anche odiati) è molto forte. Anche i bambini, prima di uno scatto evolutivo, sembrano regredire, esitano: poi di colpo spiccano un salto come i canguri.

La capacità di cambiare consiste proprio nel dare spazio alla paura, nel permetterle di esprimersi, nel comprenderla fino a lasciarla andare, consapevolmente, perché, ormai, non serve più.

Ho detto prima che il  momento più buio è quello prima dell’alba. E’ bene saperlo, aiuta ricordarselo. Forse in futuro si ringrazierà quella crisi che ci ha permesso di cambiare. L’alba è sempre una sorpresa, ogni volta appare come una rinascita. E’ così che costruiamo la speranza, la fiducia e l’energia necessarie per affrontare al meglio tutte le crisi che si presenteranno in futuro.

Il cambiamento fa parte della vita, è la vita stessa. Esiste una ciclicità, una circolarità nel cambiamento, per cui nulla muore davvero, ma si trasforma, dando origine ad una nuova vita, a un nuovo essere ed è proprio la circolarità del cambiamento a essere in sé rassicurante, solo che spesso, per fretta e superficialità, nemmeno ce ne accorgiamo.

Comportandoci in questo modo, generiamo sofferenza, soprattutto a noi stessi, perché ci neghiamo il privilegio di apprezzare la vita nella sua interezza, di godere pienamente di essa, con i suoi chiaroscuri, in cui, come dice un proverbio zen: “ogni cosa perde continuamente il suo equilibrio in un quadro di perfetto equilibrio “

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