Il dialogo interno (parte 2)

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“Stai attento a come parli con te stesso perchè ti stai ascoltando” L.M.Hayes

Riprendiamo il discorso del post precedente ritornando all’esempio del vino rovesciato sulla tovaglia pulita. Dico a me stessa, per abitudine acquisita negli anni “ecco sono sempre la solita maldestra. Non cambierò mai”.

Proviamo ad analizzare quello che mi sono appena detta. Si tratta di una critica distruttiva, probabilmente eco delle critiche ricevute in passato, magari da mia madre, che si era stancata di lavare continuamente le cose che sporcavo. Quale è la convinzione che si nasconde dietro questa mia affermazione? Probabilmente il giudizio severo nei confronti dei miei comportamenti nasce da un’aspettativa di perfezione che in sé non ha nulla di realistico.

Per modificare la mia critica posso pormi una domanda utile allo scopo, per esempio potrei domandarmi se, davvero, ogni volta che prendo in mano un bicchiere di vino, lo rovescio sulla tovaglia. Così facendo, posso trasformare la convinzione di partenza “Ecco, sono sempre la solita maldestra. Non cambierò mai!” in una affermazione più costruttiva, “in alcuni casi mi capita di comportarmi in modo maldestro, ma posso migliorare”.

Un atteggiamento positivo ha effetti benefici perfino sul nostro stato di salute. Esiste una relazione profonda tra dialogo interno e la nostra stessa fisiologia. Un esempio: provate a ripetere più volte le parole “ti odio, ti odio, ti odio ..”. Osservate gli effetti che questa ripetizione produce sul vostro organismo: i denti si stringono, la mascella tende a serrarsi, i muscoli nella parte superiore del corpo si contraggono, il respiro accelera come pure il battito cardiaco.

Viceversa, ora provate a ripetere più volte la parola “ ti amo, ti amo, ti amo ….” E osservate l’effetto che questa frase produce su di voi. Probabilmente si aprirà un sorriso sul vostro volto, i muscoli si rilasseranno, il respiro si tranquillizzerà, il battito cardiaco tenderà a rallentare.

Si tratta di un esperimento e può darsi che le differenze tra i due stati siano lievi. Pensate però di amplificare la situazione e considerate quali meccanismi siete in grado di innescare, semplicemente cambiando il vostro dialogo interno.

Avete mai osservato l’espressione delle persone che hanno un atteggiamento negativo nei confronti della vita? Tipicamente, hanno gli angoli della bocca che tendono verso il basso, le sopracciglia sollevate verso l’alto, raramente sorridono e ,se lo fanno, è più per sarcasmi che per divertimento.

Se pensate troppo spesso a qualcosa di sgradevole, finirete per avvertire un senso di nausea, male allo stomaco, potreste perfino avere delle aritmie, o un innalzamento della pressione, o un senso di affaticamento. Ormai è assodato come il nostro stato d’animo sia in grado di influenzare le condizioni di salute, sia nel bene sia nel male. Sappiamo anche che le emozioni represse finiscono per somatizzare, trasformandosi a volte in vere e proprie patologie.

Saper usare il dialogo interno significa saper entrare in buona relazione con se stessi. Se vogliamo imparare a trasformare il continuo chiacchiericcio in uno strumento costruttivo per la nostra salute, è importante che impariamo ad ascoltarci e a non giudicarci troppo severamente.

Un suggerimento?? Iniziare a formulare domande capaci di mettere in dubbio le convinzioni limitanti, per poi proseguire con l’introduzione di concetti nuovi che portano al cambiamento.

Ecco, di seguito, alcune domande che potremmo rivolgere a noi stessi dopo aver ascoltato la “vocina interiore”:

  • Il dialogo contiene una critica o un incoraggiamento?
  • La critica è costruttiva o distruttiva?
  • Se la critica è costruttiva come potrebbe essere trasformata in modo da diventare costruttiva?
  • Come potrei ammorbidire il giudizio su me stessa?
  • Su quali convinzioni si basano le frasi del mio dialogo interno?
  • Queste convinzioni sono sempre valide o potrebbero essere espresse in modo meno rigido?

Abbiamo visto che non possiamo fare a meno di parlare con noi stessi, ma non è detto che il dialogo interno rifletta le nostre effettive convinzioni. Prima di tutto, il dialogo interno non è la realtà. E’ parte di me, ma non è me. Potrebbe essere semplicemente, come ho detto nel post precedente, il ricordo di programmi educativi. Non ha senso perciò domandarci se ciò che stiamo dicendo sia giusto o sbagliato, in quanto il dialogo interno no ha a che fare con la realtà oggettiva, ma è strettamente legato alla nostra soggettiva percezione del mondo.

Ha senso piuttosto chiederci se sia d’aiuto o di ostacolo al raggiungimento dei nostri obiettivi, una volta che questi siano stati chiaramente definiti.

Ogni volta che ci rendiamo conto di avere una convinzione limitante e di volerla abbandonare, perché non utile ai nostri scopi, è importante riconoscerne l’intenzione positiva. Così facendo, eviteremo di dare giudizi severi nei confronti di noi stessi e potremo intraprendere efficacemente il processo di cambiamento.

Per trasformare una convinzione, è necessario aprirsi al dubbio. Per questo le domande utili che possiamo rivolgere a noi stessi cominciano con: “e se? … è sempre vero che? ..”. Mettendo in dubbio le vecchie convinzioni, creo spazio per qualcosa di diverso, di più utile alla mia situazione attuale.

Un buon dialogo interno, per essere davvero efficace, deve essere orientato all’obiettivo, ragionando in termini di utilità. Le domande che poniamo a noi stessi sono potenti, così come il linguaggio che usiamo per formularle, perché veicolano la nostra attenzione e creano immagini, progettando il nostro futuro.

E’ meglio chiedersi “che cosa posso fare per risolvere il problema?” piuttosto che “perché non l’ho fatto prima?”. Spesso, infatti, interrogarsi sul “perché” focalizza sul passato piuttosto che sul futuro: rischiamo così di appiattirci nel rimpianto, orientandoci verso il passato piuttosto che prepararci a quello che possiamo concretamente fare ora ….

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