Sulla flessibilità

flessibilità

 “Le cose non cambiano,

siamo noi a cambiare …”

H.D.Thoreau

Vorrei riagganciarmi ad un post di qualche tempo fa “la Mappa non è il Territorio” per parlare del concetto di “flessibilità”.

Se rimango sempre arroccato nella mia posizione, difendendo a spada tratta la mia mappa e provando ad imporla “con forza” agli altri, continuerò ad agire come ho sempre agito, tratterò le persone che mi circondano allo stesso modo, interpreterò le situazioni così come sono abituata a fare, anche quelle negative e problematiche che mi causano dolore e frustrazione. E non imparerò granchè.

Per “flessibilità” intendo l’opposto: la capacità di comprendere fino in fondo che ognuno di noi ha le sue verità e i suoi filtri e proprio per questo vale la pena di confrontarsi e aprirsi ad approcci diversi, a schemi interpretativi diversi, rimanendo fedeli al proprio o integrandolo quando necessario.

La “flessibilità” non è pericolosa, non morde, né urla, né minaccia; piuttosto, se accolta stabilmente, sconvolge la vita migliorando drammaticamente le relazioni con gli altri e i rapporti: anche con chi non ci è simpatico!!!

Dandosi la possibilità di sospendere il giudizio e ascoltare gli altri, alla luce dei miliardi di mappe diverse on cui coloriamo il mondo, ci si apre a opinioni differenti dalle proprie, senza per questo rischiare di perdere determinazione, stabilità o credibilità.

La vita, come abbiamo visto nei post precedenti, è cambiamento; dunque perché non concedersi il lusso di cambiare idea in merito a qualcosa o qualcuno?

Sforzandosi di percepire il mondo attraverso la mappa dell’altro, spesso si riescono a evitare discussioni, problemi, incomprensioni. Le percezioni delle situazioni, delle esperienze e delle persone sono influenzate dalla prospettiva da cui le consideriamo. Adottare prospettive diverse dalla nostra rappresenta un’importante capacità se ci poniamo l’obiettivo di allargare la nostra mappa del mondo e rendere più efficaci le relazioni con gli altri, anche con coloro che sono molto diversi da noi.

A questo punto voglio illustrare “le posizioni percettive”, un concetto che viene usato nella Programmazione Neuro-linguistica per rappresentare i vari punti di vista da cui si osserva la vita. Ogni “posizione percettiva” ha ua sua utilità che può diventare dannosa se abitata in modo esclusivo. Ovvero ci sono dei vantaggi nel sapersi spostare in maniera flessibile da una posizione all’altra, e così come ci sono degli svantaggi nel passare troppo tempo in una sola.

I posizione: è la posizione dell’IO. Ogni volta che osservi e vivi qualcosa dal tuo punto di vista, in prima persona. Cosa vedono i tuoi occhi? Cosa provi? Cosa vorresti ascoltare dall’altro? Cosa ti aspetti che gli altri facciano per te? Sei al centro di te stessa, in contatto con le tue emozioni, pensieri, opinioni,convinzioni, valori.

Vantaggi di questa posizione: sei fortemente centrata su te stessa, questa è la posizione ideale per il viaggio alla scoperta di se stessi: come facciamo a comprendere gli altri se non iniziamo con il capire chi siamo e come reagiamo al mondo esterno? Guardarsi dentro e conoscersi intimamente, con consapevolezza, è il primo passo per acquisire consapevolezza di obiettivi, sogni, talenti, capacità, difetti che ci contraddistinguono e per accettarsi e accettare poi le singolarità di chi ci circonda.

Svantaggi: ci sei solo tu, chiuso nel tuo mondo, hai dato quattro mandate alla porta, balconi, finestre, inferriate e hai sistemato il chiavistello. Nessun altro può entrare, né tu puoi uscire,. Possibilità di arricchirti di nuovi punti di vista: poche. Capacità di creare empatia con gli altri: superficiale, dura finchè non si accorgono che se sempre “uguale a te stessa”.

II posizione: è la posizione del “TU”, dell’altro. Questa posizione implica l’immedesimarsi nei panni altrui e cercare di guardare una situazione con gli occhi del collega, dell’amica, del figlio, dell’amante, del partner, dell’ex. E’ la posizione delle domande e dell’ascolto che portano al dialogo, alla relazione efficace, all’interazione proficua.

Vantaggi: è la posizione dell’”empatia”. Cosa vede? Cosa prova? Cosa vorrebbe ascoltare da te? Cosa si aspetta da te? E’ questa la posizione del percepire le cose come se tu fossi l’altro; il suo risultato è avvicinamento all’altro, creazione di un rapporto. Qualcosa di magico accade quando smetto di vestire i miei soliti panni e indosso quelli del mio interlocutore. Aprirsi temporaneamente a qualcosa di diverso dai più o meno noti schemi che ci contraddistinguono può essere una scoperta sorprendente.

Svantaggi: il “TU” è alla base della capacità di riuscire a vivere un evento attraverso il filtro dell’altro; ma se si rimane troppo a lungo e troppo spesso nei panni dell’alto, si rischiano di perdere di vista bisogni, esigenze e unicità che caratterizzano ognuno di noi.

III posizione: è la posizione del “LORO”; implica il guardare la situazione e anche te stessa, dall’esterno, come un osservatore imparziale. Da questa prospettiva cosa vedi? Cosa provi? Come vorresti che andassero le cose? La terza posizione ricorda quella di un testimone chiamato a dire la sua a seguito di un incidente. I due conducenti coinvolti saranno mossi dalla pretesa di aver ragione, il testimone invece, probabilmente, riuscirà a descrivere l’accaduto senza vizi emotivi o pregiudizi.

Vantaggi: distanza, minore emotività e coinvolgimento, estraniamento: attraverso questi filtri potrai percepire meglio l’equilibrio e lo squilibrio dei comportamenti o delle situazioni  e tornerai a guardare le cose dal tuo punto di vista con risorse che difficilmente avresti trovato rimanendo nelle altre posizioni. Il “LORO” è un altro modo per cogliere una porzione ulteriore di mondo, informazioni che dalle altre due posizioni non riusciresti a scorgere.

Svantaggi: se può arricchirti molto in termini di soluzioni alternative, dinamiche invisibili, schemi comportamentali, è bene transitare qui per poi tornare alla postazione di partenza l’IO. Vedendo, ascoltando e percependo te stessa, la situazione e le persone presenti, prendi infatti distanza da quello che ti sta accadendo; e vivere troppo tempo come se quella vita non fosse la tua non ti aiuta nella piena realizzazione.

L’abilità di cambiare punti di vista e di assumere diverse “posizioni percettive”, sviluppando la propria flessibilità, è strettamente legata all’obiettivo del momento: se teniamo alla persona con cui stiamo interagendo è quasi un “dovere” passare dalla prima alla seconda posizione, così da capirla meglio per poi farsi capire meglio. Invece in una negoziazione è spesso la terza posizione a permettere di trovare, creativamente, soluzioni che aiutino a sbloccare uno stallo.

La distanza dalla posizione Io,Tu, Loro, può rendere una conversazione un fertile confronto oppure un acceso litigio. Per non parlare poi delle situazioni che definiamo problemi. E’ sicuramente importante capire come mi comporto vivendo il disagio, in che modo contribuisco ad alimentarlo, pensare ad una soluzione rivolgendo l’attenzione a me stessa, a cosa posso fare io per risolvere quel determinato problema.

Posso poi considerare quella stessa situazione dalla prospettiva di chi è coinvolto e agisce ferendomi: Ha le sue motivazioni e fino a che non mi metto nei suoi panni continuerò a non capirlo.

E infine la terza posizione mi aiuta a considerare il problema dall’esterno, più lucido, meno coinvolto: se tu fossi una cara amica, che consiglio ti daresti per affrontare questo problema?

L’attraversare prima, seconda e magari anche terza posizione può riportarti alla prima ancora più convinta di quanto avevi in mente all’inizio, così come può invece farti riflettere sull’idea o percezione iniziale, scegliendo di rivederla: è un percorso arricchente, nuovo e imprevedibile.

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