Dall’essenza alla personalità

personalità

Studi e ricerche in ambito psicologico e sociologico hanno messo in evidenza come la personalità di ciascun individuo sia il prodotto di almeno due distinti fattori: la predisposizione innata o potenzialità da una parte e le stimolazioni, pressioni o inibizioni che il soggetto subisce nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza da parte dell’ambiente familiare e sociale in cui vive.

Da ciò si è visto che un ambiente familiare e sociale consapevole e accogliente produrrebbe stimolazioni che faciliterebbero lo sviluppo delle potenzialità, di cui la persona è dotata dalla nascita, portando alla strutturazione di una personalità sana, forte ed elastica e soprattutto coerente con il vero sé .

Al contrario, invece, se il contesto familiare e sociale trascura di prendersi un’adeguata e amorevole cura dei piccoli ed è inoltre incline ad abusare del proprio potere non rispettando le particolarità individuali, allora produrrà più proibizioni che stimolazioni evolutive esigendo comportamenti ipocriti e compiacenti che non corrisponderanno al sentire interiore. Il risultato, quindi, sarà una inibizione e distorsione delle potenzialità della persona che porterà ad una personalità rigida, disarmonica e soprattutto lontana dal vero sé e per molti aspetti in continuo conflitto con esso.

Dato che la società e la cultura da cui proveniamo è stata per secoli improntata ad approcci educativi rigidi ed autoritari, non ci dobbiamo sorprendere se la quasi totalità delle persone ha strutturato una personalità più vicina al secondo tipo, ossia del falso sé. Anche se nella nostra epoca le cose sono in parte cambiate, non si deve dimenticare che fino a pochi decenni fa i genitori davano poco amore e considerazione ai figli che erano invece portatori di molti doveri e quasi nessun diritto. L’educazione a cui i bambini erano soggetti era molto severa, autoritaria e repressiva; la cultura dominante dava poco valore all’affettività e chiedeva ai figli obbedienza totale.

Dobbiamo aspettare la prima metà del novecento perché qualcosa cambi. Grazie all’avvento dei nuovi valori portati avanti della cultura degli anni Sessanta i modelli autoritari sono stati messi in discussione, passando però, in molti casi, all’estremo opposto, ossia ad un permissivismo eccessivo che porta con sé altrettanti problemi. La mancanza di confini e contenimento unita ad una educazione troppo permissiva fa sentire i bambini abbandonati a se stessi amplificando le loro ansie e paure.

Ogni eccesso è deleterio: se ci si sente non amati quando siamo oggetto di comportamenti autoritari e severi, ci si sente altrettanto non amati e abbandonati a se stessi in caso di estrema permissività. La risposta giusta è sempre nel mezzo; è necessario, quindi, trovare un punto di incontro tra autorità e permissività.

Ecco perché, pur essendo migliorate le condizioni sociali e culturali, le persone continuano a costruirsi maschere e personaggi e ad identificarsi in un’idea di se stesse lontana dalla loro vera essenza.

Mentre i nostri progenitori erano per lo più ignoranti riguardo la loro vera natura e la possibilità di risvegliarla, oggi molte persone sono sveglie anche se inibite a fare quel salto di qualità per vivere pienamente la loro vita in accordo con la loro essenza. Da una parte avvertono la spinta interiore che le porta ad intraprendere un qualche percorso di autoconoscenza e consapevolezza, dall’altra sono costantemente soggetti a conflitti interiori fra queste spinte evolutive e le spinte involutive generate dal falso sé e rinforzate dalla società .

Il processo che porta alla formazione della nostra personalità inizia dall’infanzia, ed è da lì che l’incontro con il contesto familiare può diventare di supporto allo sviluppo di un sé in linea con le nostre potenzialità; oppure può trasformarsi in uno scontro che ci porta verso la costruzione di un falso sé.

L’infanzia è quel periodo della vita contrassegnato da gioco e spensieratezza ma anche da ansie e paure. Da bambini siamo deboli e indifesi, abbiamo un grande bisogno di cure e amore per sopravvivere, di attenzione e riconoscimento ed è soprattutto dai genitori che dipende il nostro benessere fisico e psicologico; con loro vorremmo trascorrere gran parte del nostro tempo; essi sono le nostre divinità indiscusse. Purtroppo la maggior parte dei genitori è lontana dall’avere le conoscenze e la sensibilità per essere all’altezza di questo compito così totalizzante. Nella maggior parte dei casi devono lavorare e non possono, e a volte non vogliono, dedicarci tutto il tempo che vorremmo e anche quando sono con noi non riescono a darci tutto quell’amore a cui aneliamo. Spesso non riescono perché non ne sono capaci, anche loro vittime di poco amore non hanno imparato ad aprire il loro cuore.

Per non parlare poi di quei genitori che trascurano i loro figli lasciandoli al loro destino, oppure li picchiano o li prevaricano in vari modi, dicendo anche che lo fanno per il loro bene.

Ecco quindi che è gioco forza proteggersi, difendersi a scapito della nostra vera essenza che viene relegata sullo sfondo. Si inizia ad indossare la maschera del falso sé che coprirà la nostra personalità.

Quello che conta ai fini di un sano e felice sviluppo del bambino non sono le intenzioni ma l’amore che egli riceve in termini concreti di accudimento dei suoi bisogni, di contatto fisico, di sorrisi, di abbracci, di accettazione e riconoscimento. Ed è da questo contenimento incondizionato che si svilupperà quella base sicura da cui partire per erigere le fondamenta della nostra personalità in linea con la nostra essenza.

Come scrive magistralmente Peter Schellembam nel suo libro “La ferita dei non amati”: “per quanto cerchiamo di negare o immaginare che noi non siamo stati feriti, la verità è che tutti noi portiamo delle cicatrici e nel cuore riconosciamo segretamente che la nostra vita è una sinfonia di note meravigliose e dolorose insieme: siamo stati amati abbastanza da riuscire a sopravvivere, ma non abbastanza da sentirci integri”

Ovviamente ci sono differenze tra una situazione e l’altra, ma tutti, chi più chi meno, abbiamo sofferto di queste ferite affettive.

Amare incondizionatamente un figlio (lo vedremo nel prossimo post) non significa solo prendersene cura, non fargli mancare nulla, non picchiarlo e coprirlo di baci e abbracci; certo questo è moltissimo ma c’è dell’altro: amarlo significa anche accettarlo e apprezzarlo per quello che è, solo così egli potrà sviluppare con autenticità ciò per cui è nato … se stesso!

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