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Celebra la vita

celebrare la vita

 

In questo giorno così triste, ho perso il papà di mio marito che volutamente non chiamo suocero perchè così non l’ho mai vissuto. Era un persona bellissima con l’animo integro e da fanciullo, anche se la “giovinezza” con lui non era stata certo prodiga di doni, aveva vissuto la guerra e il campo di concentramento, ma la sua vena ironica, l’acutezza nel pensiero e un grande attaccamento alla vita ha sempre accompagnato i suoi passi. Papà di quattro figli e nonno tenero e affettuoso di 8 nipoti la sua vita è stata lunga e piena.

Mi ha accolto in casa sua più di 30 anni fa con una gentilezza di altri tempi e un affetto che nel corso degli anni ho sentito sempre più forte, mai un giudizio ma sempre una comprensione e una presenza delicata.

Nonno Ugo e Nonna Fiorella sono stati e sono  un punto di riferimento stabile in questa mia vita affettivamente “sbandata” ….. mi mancherai molto …..

In tuo onore ho deciso quindi di di postare, attraverso le parole di Osho, una celebrazione alla vita perchè tu l’hai amata molto questa vita e ti ringrazio perchè il tuo amore era contagioso …..

ciao Nonno Ugo vola libero e se incontri il mio papà salutamelo cuoricino

“Continui a ripeterci di celebrare la vita. Che cosa c’è da celebrare?”

“Posso capire. La tua domanda è importante: sembra che non ci sia niente da celebrare. Che cosa c’è da celebrare?….

C’è da celebrare tutto. Ogni momento è così fantastico, così immenso ogni momento porta una tale estasi….. ma tu sei addormentato.

L’estasi arriva, ti volteggia intorno e se ne va….  La brezza arriva, ti danza intorno e se ne va ….. Ma tu continui a dormire.

I fiori sbocciano e la loro fragranza giunge fino a te, ma tu dormi…

Mi chiedi: che cosa c’è da celebrare? Che cosa non c’è per non celebrare? Qui c’è tutto ciò che uno possa immaginare. Qui c’è tutto ciò che uno possa desiderare. C’è più ancora di quanto tu possa immaginare…..

Pensa ad un uomo cieco. Non ha mai visto fiorire una rosa. Che cosa ha perso? Lo sai? Non ha mai visto un arcobaleno. Non ha mai visto un’alba o un tramonto. Non ha mai visto il verde delle foglie sugli alberi. Non ha mai visto i colori….

E tu che hai gli occhi chiedi: che cosa c’è da celebrare?

C’è l’arcobaleno, c’è il tramonto, ci sono gli alberi verdi, c’è un’esistenza così piena di colori …..

Eppure capisco. La tua domanda è importante. Capisco che questa domanda ha una certa rilevanza.

C’è l’arcobaleno, c’è il tramonto, l’oceano, ci sono le nuvole, c’è tutto… ma tu sei addormentato…

Non hai mai guardato una rosa. Ci sei passato accanto, hai visto la rosa, ma non l’hai mai guardata… non le hai mai dedicato un momento della tua attenzione.. non ti sei mai sintonizzato con lei… non ti sei mai messo vicino a lei, non ti sei mai seduto vicino, in comunione. Non le hai mai detto “ciao!”….

La vita scorre e tu sei semplicemente lì , senza partecipazione. Tu non sei in rapporto con la vita: ecco perché la tua domanda è significativa.

Hai gli occhi, eppure non vedi; hai le orecchie, eppure non senti; hai un cuore, eppure non ami… sei profondamente addormentato….”

Osho

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E allora cosa aspetti a svegliarti?…. apri gli occhi, scegli la tua rosa, il tuo filo d’erba, la tua onda del mare, il tuo pezzo di cielo, il tuo raggio di sole, la tua goccia di pioggia e VIVIIIIIIIIII perchè la vita non è scontata ………….

 

Avere relazioni consapevoli (2° parte)

relazioni consapevoli

“La consapevolezza è un processo al quale tutti noi siamo chiamati ad aderire: nessuno ci ha educati all’amore, nessuno ci ha insegnato ad AMARE. Semplicemente, ognuno di noi ha come modello di relazione quello dei genitori e, più o meno inconsciamente, tende a vivere le sue relazioni affettive o replicando il primo o creandone uno diametralmente d opposto. Quello che ci hanno insegnato con la nostra educazione (il comportarci bene, l’avere buone maniere, avere regole e valori), non è assolutamente sufficiente. La mancanza di consapevolezza è una delle cause dell’infelicità umana che ci porta sempre a fare gli stessi errori perché vengono ignorati i meccanismi sottostanti. Spesso non siamo neppure consapevoli dei nostri bisogni affettivi e delle nostre paure e nella relazione di coppia, proprio dove questi vengono maggiormente amplificati, questa non conoscenza porta a enormi sofferenze”

(http://www.buonerelazioni.it/2011/02/07/la-consapevolezza-nelle-relazioni-damore/)

Quando entriamo in una relazione amorosa lo facciamo con aspettative e desideri più o meno espliciti. Sappiamo bene quali sono i nostri? E quelli del nostro partner? E sappiamo bene che nessuno è su questa terra per rimarginare le nostre ferite ? E che è necessario chiedere al partner se vogliamo che i nostri bisogni siano soddisfatti?

Molti tutto questo non lo sanno, o preferiscono evitare di saperlo, e, se qualcosa li turba, si aspettano dal loro partner completa disponibilità e comprensione illimitata senza esplicitare nulla. Non si rendono conto che anche il loro partner ha lo stesso desiderio, e neppure di quanto raramente riesca a soddisfarlo. Psicologicamente non si sono mai evoluti oltre lo stadio della relazione genitore-figlio, che è essenzialmente asimmetrica : il figlio prende, il genitore dà incondizionatamente.

Tutti noi abbiamo la responsabilità all’interno di una relazione; è necessario avere ben chiaro se la qualità dello scambio ci soddisfa e in caso contrario , se pensiamo che ci siano margini di recupero confrontarci, dialogare. L’intento deve essere quello di imparare qualcosa, crescere e non di giustificare i propri comportamenti . Difendere a tutti i costi le nostre posizioni è contrario alla consapevolezza.

Parlate con due persone innamorate da anni e scoprirete che agiscono nei confronti dell’altro con un alto livello di attenzione. Non danno mai nulla per scontato. Rimangono consapevoli dei valori e dei tratti che li hanno fatti innamorare inizialmente, e li rilevano nei loro incontri e nel loro interagire di ogni giorno. Hanno mantenuto la capacità di vedere e apprezzare. Il loro amore è attivo mentalmente. Se, al contrario, si è passivi mentalmente, nessuna eccitazione può durare, né l’amore romantico, né nessun altra passione. Se la passività mentale è la normalità e la consapevolezza attiva l’anormalità, l’idea di un amore durevole può essere percepita solo come un illusione, e la nostra condizione abituale è la noia.

Se amiamo consapevolmente sappiamo che il modo in cui reagiamo al partner comporta un continuo processo di scelta. Se il mio compagno esprime un desiderio, sono consapevole di come reagisco e di effettuare una scelta. Se il mio compagno esprime un bisogno, qualunque cosa io scelga di fare, la faccio consapevolmente. Inoltre, non eleggo il mio umore del momento ad autorità massima o guida infallibile delle mie reazioni.

A volte, nonostante tutta la mia buona volontà, non riesco a fare quello che il mio partner mi chiede, ma questo non mi impedisce di trattare i suoi desideri con rispetto. Posso comunicargli che lo amo anche quando non mi sento di assecondarlo.

Ognuno di noi mette nell’amore un diverso livello di consapevolezza. Alcuni, la minoranza, ce ne mettono moltissima, ma la maggioranza tollera in quella che dichiara essere la relazione più importante della propria vita un livello di non-consapevolezza veramente scioccante. Per queste persone, la “casa” è dove vanno a riposare dalla faticosa giornata di lavoro.

Amare consapevolmente non significa sottoporre la relazione ad una continua analisi. Spesso questa “analisi” è un esercizio che ha ben poco a che fare con la consapevolezza. Bisogna invece saper Vedere ed Ascoltare. Prestare attenzione. Dare un chiaro feedback. Osservare le proprie emozioni e quelle del partner. Osservare la qualità della comunicazione. Notare il carattere della relazione così come viene ricreata ogni giorno.

Una delle cose più significative da osservare è la gestione dei conflitti. Nei momenti di frizione, chi fa che cosa? Si cerca di trovare una soluzione o un colpevole? Si prova a capire o ci si critica a vicenda? Le differenze vengono viste con benevolenza o con paura ed ostilità? Che cosa è più importante: proteggere il rapporto o giustificare se stessi? Se ci si allontana, chi fa il primo passo per ri-avvicinarsi? Che cosa fa l’altro nel frattempo?

Se quello che vediamo non ci piace, possiamo provare comportamenti diversi. Ma questa possibilità esiste solo se vediamo con chiarezza i nostri comportamenti attuali. Se la radice di tutti i mali è la negazione della realtà, la radice di tutte le virtù è il rispetto di essa.

Quanto sei consapevole tu che leggi queste righe? Stai facendo un paragone con la tua vita? Oppure l’intero discorso fluttua nel regno remoto e prudente dell’astrazione?

Anche in questo caso possiamo osservare la relazione reciproca tra autostima e vivere consapevolmente: più la nostra autostima è alta, più è probabile che operiamo consapevolmente all’interno della relazione amorosa. E più operiamo consapevolmente, più alimentiamo la nostra autostima. Ecco perché una relazione può essere veicolo di crescita personale. Accettando questa sfida, si cresce anche come persone …..

Ricordiamoci che “la premessa fondamentale è che tutte le nostre relazioni sono basate su quella che abbiamo con noi stessi. Non possiamo infatti imparare ad amare gli altri se non riusciamo ad amare noi stessi” (http://www.buonerelazioni.it/2011/02/07/la-consapevolezza-nelle-relazioni-damore/)

L’Amore : una definizione

amore per sè1

Dell’amore esistono tante definizioni quanti sono i parlanti. Vedi se questa può servirti: la capacità e volontà di permettere alle persone a cui si vuol bene di essere ciò che vogliono essere, senza insistenza o pretesa alcuna che esse diano soddisfazione.

Potrebbe essere una definizione utile. Resta il fatto che pochi sono capaci di adottarla. Come puoi arrivare al punto di lasciare essere gli altri ciò che vogliono essere, senza pretendere che soddisfino le tue attese??

Semplicissimo. AMANDO TE STESSO. Prendendo coscienza della tua importanza, del tuo valore, della tua bellezza, non esigerai che altri rafforzino il tuo valore o i tuoi valori nel conformare il proprio comportamento alle tue esigenze o pretese. Se sei sicuro di te, non desideri né hai bisogno che gli altri siano come te.

Intanto, tu sei tu, e sei UNICO; quella pretesa, inoltre, toglierebbe agli altri la loro unicità, mentre ciò che tu ami in loro sono proprio quei tratti che li rendono speciali e distinti.

Comincia a quadrare: tu prendi ad amare te stesso, e d’un tratto sei in grado di amare gli altri, di dare agli altri, di agire per gli altri, dando prima a te stesso e agendo a tuo beneficio. La tua generosità , allora, non ha trucchi. Tu non dai per essere ringraziato o trarre vantaggi, ma per l’autentico piacere che trai dall’aiutare o amare gli altri.

Ma se non vali nulla, ovvero non ami te stesso, ti è impossibile dare. Come puoi dare amore se non vali? Che valore avrebbe il tuo amore? E se non puoi/sai dare amore, nemmeno puoi/sai riceverne. Che valore avrebbe l’amore dato ad una persona che non vale nulla?? Tutta la questione dell’essere innamorati, del dare e ricevere amore, incomincia da un Io che si ama totalmente. […]

[…] Puoi lanciare una sfida, con la tua capacità di amarti, a ogni sorta di sentimenti che provi verso te stesso. Ricorda che mai in nessuna circostanza, odiarsi è più salutare che amarsi. Anche se hai agito in un modo che detesti, il disprezzo per te stesso, non farà che immobilizzarti e danneggiarti. Anziché odiarti sviluppa sentimenti positivi. Impara dagli errori, decidi di non ricadervi, ma non associarli al senso del tuo valore.

In ciò consiste la principale difficoltà, tanto dell’amore verso se stessi quanto dell’amore per gli altri:non mai confondere il concetto di sé (che è un dato di fatto) col proprio comportamento, o con quello degli altri verso di noi.

A costo di ripetermi: non è una cosa facile.

I messaggi che invia la società sono soverchianti: “sei cattivo”, anziché “ti sei comportato male”; “non piaci alla mamma quando ti comporti così”, invece di “alla mamma non piace il tuo comportamento”. Le conclusioni che potresti aver tratto da tali messaggi sono: “non le piaccio. Devo essere proprio un infame”, anziché “non le piaccio. Così ha deciso, e con tutto che la cosa non mi vada, resto una persona”

In “Nodi”, R.D.Laing (psichiatra scozzese, uno tra i maggiori ispiratori del movimento dell’antipsichiatria ),così sintetizza il processo onde i pensieri altrui vengono incamerati e assimilati alla valutazione che una persona ha di se stessa:

Mia madre mi vuole bene

Sono felice.

Sono felice perché mi vuole bene.

Mia madre non mi vuole bene.

Sono triste.

Sono triste perché non mi vuole bene.

Sono cattivo perché sono triste.

Sono triste perché sono cattivo.

Sono cattivo perché non mi vuole bene.

Non mi vuole bene perché sono cattivo.

Non è facile superare i modi di pensare acquisiti nell’infanzia. Può darsi che l’immagine che ti sei fatto di te stesso si basi ancora su percezioni altrui. Se è vero che i profili originali che ti sei fatto li hai appresi dalle opinioni degli adulti, non è però detto che te li debba portare dietro per sempre.

Sì, è duro liberarsi delle vecchie abitudini  e cancellare le ferite non rimarginate; ma anche più duro tenersele, quando si considerino le conseguenze.

Con la pratica mentale puoi compiere alcune scelte di amore verso te stesso che ti lasceranno sbalordito.

Chi sa amare? Chi forse si comporta in maniera da auto-demolirsi? No di certo. Chi si abbatte e si nasconde in un angolo? Nemmeno. Il saper dare e ricevere amore incomincia a monte, da te, che hai fatto il voto di smetterla con comportamenti dettati da scarsa stima di te stesso e che sono divenuti abituali.

Prima di tutto devi distruggere il mito secondo il quale avresti un unico concetto di te stesso, o sempre positivo o sempre negativo. In realtà, le immagini che ti sei fatto di te sono numerose e variano da momento a momento. Se ti domandassero: “lei si piace?”, potresti essere incline ad ammucchiare tutte le opinioni negative in un “No” generale. Se dal generico passi allo specifico, puoi lavorare al conseguimento di taluni scopi ben definiti.

Hai delle opinioni su di te, sul piano fisico, intellettuale, sociale ed emotivo. […] I tuoi autoritratti sono tanti quante le attività che svolgi, e attraverso tutti questi comportamenti c’è sempre una persona, TE STESSO, che o accetti o rifiuti. IL tuo valore intrinseco, quell’ombra amica sempre presente, colei che consulti ai fini della tua felicità e padronanza personali, e le tue autovalutazioni, devono essere correlate.

Esisti, sei un essere umano: è tutto ciò che ti serve sapere. Quel che vali è determinato da te, e non occorre fornire spiegazione. E il tuo valore, un dato di fatto, non ha nulla a che vedere con il tuo comportamento, con le tue sensazioni, emozioni e stati d’animo.

Può darsi che il tuo modo di fare in un dato caso non ti piaccia, ma ciò non ha rapporto con il tuo valore intrinseco. Puoi decidere di avere sempre valore per te stesso, e lavorare sulle immagini che ti sei fatto di te ….

( pagg. 32-35)

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Tratto da:

Wayne W.Dyer

Le vostre zone erronee

Ed. BUR

“ … l’ amor che move il sole e l’altre stelle”

amore

Con queste parole si conclude l’ultimo verso del Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri. L’amore è alla base di ogni cosa ed è sinonimo di vita: senza l’uno non ci può essere l’altra e viceversa. E’ l’amore che fa girare il mondo e che ci fa sentire vivi e felici.

La sofferenza umana, intesa come mancanza d’amore, nasce quasi sempre da un inganno mentale: quel senso di separazione che ci fa sentire isolati, abbandonati al nostro destino, come se fossimo navi senza timone, alla deriva.

L’amore non è una semplice emozione, ma un sentimento ben più profondo e duraturo. Ha il potere di autoalimentarsi e di moltiplicarsi, praticamente senza limite alcuno. Tuttavia, crescendo, le esperienze, le prove che la vita ci riserva fanno sì che, a poco a poco, ci costruiamo una specie di corazza per difenderci da eventuali attacchi esterni. Cominciamo così ad avvertire la separazione dal resto del mondo, e a distinguere fra dentro di me e fuori di me. Usciamo definitivamente dal Paradiso Terrestre e ci costruiamo, mattone su mattone, il nostro inferno personale, fatto di barriere e di diffidenza.

Così facendo, finiamo con l’indebolire la nostra capacità di aprirci agli altri e blocchiamo il nostro cuore fino a chiuderlo, a volte, completamente.

Diverse sono le cause di questo comportamento. Ci chiudiamo principalmente per paura, per diffidenza: temiamo, manifestando i nostri sentimenti, di essere considerati vulnerabili, facilmente attaccabili. Il nostro istinto di protezione ci porta ad indossare una maschera, a fingere, perfino con noi stessi.

Oppure, soffriamo per antiche ferite (leggi QUI) e continuiamo ad alimentare il nostro risentimento, chiudendoci non solo di fronte a coloro che effettivamente ci ferirono, ma anche a tutti gli altri, perfino a quelli che ci vogliono bene, privandoci così delle molteplici opportunità che la vita ci offre per essere felici. Eppure, ognuno di noi, per quanto possa essere stato chiuso in passato, è sempre in grado di aprirsi nuovamente alla vita, con un gesto volontario di accettazione dell’amore.

Si dice che , se durante l’infanzia non abbiamo ricevuto abbastanza attenzioni dai genitori o dalle persone che ci hanno accudito, potremmo incontrare notevoli difficoltà, in età adulta, a coltivare l’amore. E’ vero. E’ un po’ come quando, in aereo, gli assistenti di volo raccomandano di aiutare chi ci è seduto vicino solo dopo aver indossato noi stessi la mascherina per respirare. Per essere di aiuto agli altri bisogna, prima di tutto, che noi stessi ci troviamo in buone condizioni. Eppure, specialmente noi occidentali, spesso rifiutiamo questo concetto. Nella nostra cultura, infatti si confonde l’amore per se stessi con l’egoismo, mentre, in realtà, solo chi è capace di amare se stesso è realmente in grado di offrire amore anche agli altri.

Ma è possibile imparare ad amare? Sì, ed è anche abbastanza facile, proprio perché tutti veniamo al mondo con questa capacità. Si tratta solo di recuperarla.

Amare se stessi vuol dire soprattutto accettarsi, migliorarsi quando è possibile, ma con la piena consapevolezza del nostro essere umani, quindi non privi di difetti.

Ecco, dovremmo forse imparare a correggere tutto ciò che ci limita e ad accettare tutto ciò che, viceversa, pur non rappresentando la perfezione, ci fa sentire unici.

L’amore si manifesta in noi naturalmente alla nascita, poi lo disimpariamo. Eppure, se, domani, un marziano sbarcasse sul nostro pianeta e cercasse di farsi un’idea degli esseri umani ascoltando le nostre canzoni, probabilmente finirebbe col pensare che l’amore sia per noi la cosa più importante in assoluto. E’ raro, infatti, che una canzone non parli d’amore.

Nella realtà di ogni giorno, invece, la maggior parte della gente si lamenta per mancanza di amore. Cerchiamo per tutta la vita qualcuno che ci ami per ciò che siamo e, per far sì che il nostro sogno si realizzi, ci adoperiamo per migliorare il nostro aspetto, a volte al di là di ogni ragionevolezza, oppure ci sforziamo di mostrarci. Vogliamo che qualcuno ci accolga con il suo affetto, ma, poiché non siamo sicuri di noi stessi, siamo pronti a trasformarci esteriormente per attrarre l’attenzione dell’altro o dell’altra. In realtà molto più semplicemente ciò che attira l’amore è … l’amore. Il modo migliore per essere amati è amare !!!!

L’amore è come una corrente che ha bisogno di un mezzo per circolare liberamente. Chi sorride contagia chi gli sta intorno. Analogamente, una persona che coltiva un atteggiamento di apertura alla vita non può che attrarre amore verso di sé.

Se il risentimento è la barriera che impedisce all’amore di fluire liberamente, il perdono è il rimedio. Mi piace molto questa parola: per-dono. Contiene in sé l’idea del regalo , della gratuità. Per-donare dunque è un’azione gratificante. Incominciamo con il per-donare noi stessi (leggi QUI) ). Poi, una volta fatto questo, potremo godere della felicità di donare la stessa gioia agli altri. L’amore si trova in ogni piccolo gesto che sappia accogliere l’altro, che sappia valorizzarlo, gratificarlo, perché l’altro ha un valore in sé.

Amare significa esserci, saper ascoltare, capire, aiutare, partecipare alla felicità dei nostri simili.

Spesso confondiamo l’amore con altri sentimenti e ciò si rivela ben presto fuorviante: da qui le inevitabili delusioni. Si fraintende e si crede che sia amore una semplice attrazione sessuale, o il bisogno di ricevere aiuto dagli altri o il desiderio di possedere qualcuno.

Si tratta di una vera e propria trappola. Perfino nella relazione genitore-figlio, si incontrano diversi casi di questo genere. Avete mai incontrato genitori che si aspettano dai propri figli comportamenti e scelte di vita coerenti con la propria mappa del mondo, o che aspettano di veder riscattate dai figli le proprie personali frustrazioni? Ci sono mamme, ansiose oltre ogni limite ragionevole, che dicono di preoccuparsi per amore dei figli, ma che, in realtà, desiderano controllare i propri ragazzi, impedendo loro di svilupparsi in modo autonomo.

L’amore vero è un’inesauribile fonte di energia positiva, alla portata di tutti e, soprattutto, rende felice sia chi lo riceve sia chi lo offre. Essenziale, tuttavia, è acquisire consapevolezza ed equilibrio interiore e questo si ottiene solo quando la parte consapevole e quella inconscia della nostra mente riescono a comunicare con un costruttivo dialogo interno , fino ad essere tra loro coerenti.

Abbiamo visto come le persone spesso confondono l’amore con l’attrazione sessuale, con il desiderio di possedere qualcuno o con l’attaccamento. In realtà nessuno è in grado di possedere un altro essere umano. I figli non sono di proprietà dei genitori, così come nessun uomo possiede completamente una donna né viceversa. Lo sappiamo bene: in ognuno di noi c’è sempre qualcosa di inafferrabile, che sfuggirà inevitabilmente al controllo di chicchessia.

Amare qualcuno significa infatti accettarlo così come è, senza la pretesa di cambiarlo, di palsmarlo secondo i nostri desideri.

Si può amare anche chi è completamente diverso da noi: chi soffre, chi è emarginato, chi ha sbagliato, chi è migliore di noi.

Amare significa recuperare quella dote che, intatta, ci venne consegnata alla nascita e che, crescendo, abbiamo spesso, purtroppo, dimenticato. I bambini, più attenti, sono a volte capaci di grandi gesti. Se li osserviamo con attenzione, ci saranno di grande aiuto a recuperare quello che , crescendo, abbiamo disimparato.

Per amare, bisogna aprirsi al rischio di vivere, essere capaci di perdonare se stessi per essere più comprensivi verso chi ci sta a cuore. Amare è accogliere con semplicità .

I bambini, non ancora travolti dalla cosiddetta educazione degli adulti, si sentono davvero parte dell’Universo, sono curiosi, non hanno pregiudizi, sono spontanei e hano il cuore aperto alla vita. Sanno istintivamente che nessun gesto è sprecato quando si tratta di amare. La generosità non conosce calcolo, non nasce dalla ragione ma dal cuore. Non è necessario compiere grandi gesti, ma piccoli gesti, ogni giorno. L’Oceano infatti è formato da tante piccolissime gocce, tutte collegate fra loro e capaci di attrarre altre gocce, senza porsi alcun limite ……

Mollare la presa …..

palloncini cuori volano

“La vita è ciò che avviene inesorabilmente, mentre siamo occupati a correre dietro alle nostre aspettative e alle preoccupazioni…”

Saper abbandonare ciò che non ha più motivo di esistere per andare incontro al nuovo.

Mollare la presa su tutto ciò che ci limita e ci fa soffrire per poter procedere “a testa alta”…

Mollare la presa significa accettare di aprirsi a ciò che arriva, di cambiare il proprio punto di vista, di modificare la propria lettura degli eventi.

Significa, a volte, mettere una pietra sopra a qualcosa a cui tenevamo, ma anche perdonare e porre la propria attenzione su ciò che è “qui e ora”

“Mollare la presa non vuol dire mostrarsi indifferenti; significa semplicemente ammettere che non possiamo agire al posto di qualcun altro….

Mollare la presa non vuol dire troncare i legami; significa prendere coscienza del fatto che non possiamo controllare gli altri…

Mollare la presa non vuol dire essere passivi; al contrario; significa trarre insegnamenti dalle conseguenze di un avvenimento…

Mollare la presa non vuol dire biasimare o voler cambiare gli altri; significa, piuttosto, dare il meglio di se stessi…

Mollare la presa non vuol dire assistere, bensì incoraggiare….

Mollare la presa non vuol dire giudicare; significa accordare agli altri il diritto di essere umani e quindi di sbagliare….

Mollare la presa non vuol dire occuparsi di tutto quello che accade; al contrario, significa lasciare che gli altri gestiscano il proprio destino….

Mollare la presa non vuol dire essere troppo protettivi nei confronti degli altri; significa permettere loro di affrontare la realtà….

Mollare la presa non vuol dire respingere ma, al contrario, significa accettare….

Mollare la presa non vuol dire assillare, ammonire o rimproverare, bensì cercare di individuare le proprie debolezze e liberarsene…

Mollare la presa non vuol dire rimpiangere il passato; significa vivere e crescere per l’avvenire….

Mollare la presa vuol dire temere di meno e amare di più…..

E tu sai mollare la presa?……

 

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Per approfondire:

Rosette Poletti – Barbara Dobbs

Mollare la presa

Ed. Il punto d’incontro

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