Tag: vivere

Il Giudice Interiore nelle relazioni affettive.

giudice-interiore-e-coppia

Ahimè quasi tutte le nostre relazioni interpersonali sono purtroppo condizionate dal rapporto che abbiamo con il nostro Giudice interiore e dalla maggiore o minore consapevolezza che abbiamo riguardo a questa dinamica.

La situazione più comune è quella di proiettare il proprio Giudice sulle persone con cui abbiamo una relazione e in modo particolare su chi amiamo.

Le relazioni affettive sono quindi il terreno migliore per osservare il nostro giudice al lavoro. E’ proprio là dove c’è un forte coinvolgimento emozionale, attaccamento, legame, aspettative, sogni comuni, che vengono a galla i nostri auto-giudizi più profondi.

Che lo si voglia ammettere oppure no, spesso le persone che ci sono più vicine riescono a mettere il dito sulle nostre piaghe in modo molto efficace. Se, da un lato, questa è probabilmente una delle cause principali di dolore e conflitto nelle relazioni, dall’altro lato è anche una grossa opportunità per capire come proiettiamo al di fuori il nostro Giudice e per vedere come attacchiamo gli altri e attraiamo inconsciamente gli attacchi altrui.

Se proviamo a guardare le cose da un’altra prospettiva ci accorgeremo che i nostri conflitti interpersonali non sono altro che il riflesso di conflitti interni rimasti irrisolti tra il Giudice e il bambino che è in noi che continua a reagire in maniera meccanica.

Come un pendolo, ci spostiamo dall’essere i nostri carnefici, identificandoci con il nostro Giudice, all’essere vittima, identificandoci con il nostro bambino.

La stessa dinamica avviene nei rapporti affettivi, dove a volte diventiamo il Giudice dell’altro attaccandolo, e a volte reagiamo diventando vittime. Proiettare il nostro Giudice sull’altro diventa un meccanismo di difesa che ci permette di mantenere nell’inconscio la dinamica con il nostro Giudice, ossia diventare la vittima dell’attacco dell’altro ci permette di non sentire l’assalto dentro di noi e di attivare le nostre difese contro un nemico esterno, mentre attaccare l’altro con le nostre critiche ci permette di evitare di fare i conti con il dolore che quelle stesse critiche provocano quando le rivolgiamo a noi stessi.

Raramente noi vediamo e sentiamo le persone intorno a noi; piuttosto vediamo e percepiamo la realtà e le persone che ci circondano indossando un paio di occhiali colorati che filtrano le informazioni che ci arrivano leggendole poi secondo la struttura di valori, opinioni, giudizi, e pregiudizi che ci portiamo appresso.

Nelle relazioni affettive, in particolare, questo meccanismo prende il nome di “transfert”.  Transfert significa che in modo inconscio proiettiamo sulla persona amata uno o anche tutti e due i nostri genitori e visto che il nostro Giudice (o Super-Io) altro non è che l’interiorizzazione della parte normativa dei nostri genitori, finiamo con il proiettare su quella persona il nostro Giudice Interiore.

Ci troviamo così intrappolati in una rete di delusioni, ferite, risentimento, lamentele, ci sentiamo non visti e non capiti e ci sentiamo dire lo stesso dalla persona che amiamo.

Per creare relazioni vere e non condizionate dalle nostre proiezioni è necessario quindi risolvere la questione con il nostro Giudice Interiore.

Per fare questo il passo fondamentale è assumersi la responsabilità di agire consapevolmente difendendosi dagli attacchi del proprio Giudice, riconoscendo le situazioni in cui esso si proietta sull’altro, trovando modi concreti per smantellare giudizi e pregiudizi che rendono la nostra affettività “condizionale”.

Certamente fare ciò comporta le sue difficoltà e di fatto vuol dire assumersi completamente la responsabilità della nostra vita smettendo di incolpare gli altri per le nostre sofferenze, frustrazioni e delusioni e vuol dire soprattutto riconoscere che l’amore esiste solo se è senza condizioni.

Dove e come comincia l’amore senza condizioni? Il punto zero si trova nella comprensione che è impossibile amare qualcuno senza condizioni se non so amare me stesso senza condizioni.

Il passo essenziale è quindi cominciare ad amare noi stessi impegnandosi a smascherare il nostro Giudice Interiore e tutti i modi in cui rifiutiamo noi stessi e sabotiamo la nostra crescita.

Se non cominciamo ad onorare la nostra individualità scoprendone l’unicità, molto difficilmente riusciremo a rispettare e amare gli altri per la loro e continueremo a vedere i loro comportamenti sbagliati trovandoci presto infognati nell’illusorio tentativo di cambiare le persone intorno a noi.

La via più facile è fare tutto questo insieme al nostro partner cominciando a rendere più esplicita la comunicazione per diventare sempre più consapevoli del modo in cui avviene la proiezione del proprio Giudice.

L’impegno comune porta con sé una nuova fiducia condivisa permettendo alla coppia una nuova e reale intimità, dove diventa finalmente possibile manifestare e condividere la propria vulnerabilità senza paura di essere attaccati. E questa diventa anche la base per lasciare andare la paura di essere sbagliati e tutte le ansie collegate.

Più saremo in grado di esporre alla persona amata tutto quello che siamo, più facile sarà entrare in contatto con quelle parti di noi che abbiamo dovuto negare, reprimere e nascondere e più saremo liberi da quel passato che come una zavorra troppo spesso ci impedisce di VIVERE

liberamente tratto da:

A.E.Costantino – La libertà di essre se stessi – Ed.Tecniche Nuove

Ci sono possibilità

coppia-bici

“I dwell in possibility” E.Dickinson

Anche se oggi sembra minacciata, l’avventura dello stare in coppia resta una proposta magnifica, stupefacente e a volte esplosiva!

Con questo post, nato sulla scia di un libro stupefacente, lucido e a volte chirurgicamente spietato che sto leggendo “Eccomi” di Jonathan Safran Foer, voglio invitare tutti coloro che si impegnano in questa avventura a trovare i mezzi per affrontarla nel migliore dei modi cercando di non farsi intrappolare da:

  • l’accusa dell’altro “é colpa tua, hai sempre ragione, non parli mai, non ti si può dire mai nulla, non ci sei mai”
  • l’autoaccusa: “non vedo mai nessuno, non sono interessante, i miei genitori non mi hanno mai amato, non ho mai avuto possibilità…”
  • il non detto: tutte quelle parole sospese che per paura, noia, fatica, si vanno ad accumulare  dando origine a distanze sempre più incolmabili ….

La vita a due ha bisogno di responsabilizzazione ad ogni istante, di presenza di quell’Eccomi  senza se e senza ma.

Se non ci lasciamo definire dai desideri e dalle paure dell’altro, se non tentiamo di definirlo in funzione dei nostri desideri o delle nostre paure, possiamo sperare di alimentare una relazione viva e duratura con un essere amato o una persona che ci ama.

E’ possibile cominciare a restare in piedi senza vacillare, senza piegarsi sotto la paura …

E’ possibile cominciare a camminare, senza essere titubanti; a scegliere un proprio cammino, ad aprirsi un varco attraverso gli ostacoli e i dubbi.

E’ possibile cominciare a parlare, forse esitando, ma con parole proprie.

E’ possibile osare.

E’ possibile esprimere il proprio stato d’animo, le proprie emozioni, le proprie posizioni.

E’ possibile correre il rischio di perdersi, di soffrire.

E’ possibile correre il rischio di non essere sempre compresi o ascoltati.

E’ possibile abituarsi ad una maggiore solitudine per incontrare meglio la parte migliore di sé.

E’ possibile cominciare ad uscire dai bisogni e dalle mancanze che l’altro proietta su du noi, per vivere relazioni di piacere in cui il desiderio possa esprimersi in tutta libertà nello spazio dentro di noi, nello spazio necessario ad ogni incontro.

E’ possibile vivere inizi e nascite senza ferirsi, senza entrare nelle ferite altrui.

E’ possibile cominciare a nascere di nuovo più vicini a se stessi. Riconoscersi nel sogno, nella tenerezza, nella condivisione delle parole.

Quando l’impossibile attraverso l’ascolto e lo sguardo dell’altro si trasforma in possibile è …. MERAVIGLIA!!!

Vivere la coppia in modo duraturo e in una relazione di creatività prima di tutto vuol dire correre il rischio di assumere una posizione il più possibile chiara nelle nostre aspettative, nei nostri contributi e nelle nostre zone di intolleranza e vulnerabilità.

Vuol dire proporre all’altro di stabilire i suoi confini, di affermarsi anche nelle sue richieste, nelle sue aspettative e nelle sue zone di intolleranza e vulnerabilità.

Vuol dire anche accettare di scoprire con stupore e disagio la possibilità o l’impossibilità di una relazione viva e sempre da costruire, da alimentare e sviluppare con la persona che ci ha scelto e che noi abbiamo scelto.

Ogni relazione contiene una parte aleatoria, imprevedibile, un’incognita legata alle evoluzioni, alle rivelazioni e agli incontri che costellano ogni esistenza. Questo è il rischio legato ad ogni forma di vita.

Un rischio sempre più ridotto se preso in considerazione da uno sguardo lucido sulla realtà.

Vorrei concludere con una sorta di Dichiarazione dei diritti all’amore da leggere ogni tanto insieme strada facendo ….

  • Amarti senza sottometterti
  • Addomesticarti senza metterti in gabbia
  • Conosceti senza irrigidire la mia visione
  • Trovarti senza nascondermi
  • Raggiungerti senza minacciarti
  • Accoglierti senza trattenerti
  • Chiederti senza obbligarti
  • Darti senza svuotarmi
  • Rifiutarti senza ferirti
  • Lasciarti senza dimenticarti
  • Riempirti senza colmarti
  • Esserti fedele senza tradirmi
  • Sorriderti e intenerirmi
  • Scoprirti e stupirmi
  • Meravigliarmi e lasciarmi andare alla fluidità dello slancio
  • E restare così viva e libera, aperta alle possibilità dei nostri incontri

 

 

 

La bussola della vita

BUSSOLA

Su una carta geografica ci si può orientare se si impara a leggere quello che segnala la rosa dei venti. Se la guardiamo da vicino, vediamo che esistono infinite rotte, ma che le quattro fondamentali sono quelle che corrispondono ai punti cardinali: Nord, Sud, est e Ovest.

Più o meno lo stesso accade con il senso della vita: ci sono infinite risposte, ma i grandi gruppi possibili non sono molti.

Se dovessi fare una lista per classificare la gente in base alle risposte date alla domanda: “per che cosa vivi e in che direzione vai?”, credo che non ci sarebbe bisogno di fare più di quattro gruppi:

  • Quelli che cercano il piacere
  • Quelli che cercano il potere
  • Quelli che cercano il compimento di una missione
  • Quelli che cercano la trascendenza

Si può essere d’accordo con questo schema o si può costruire la propria struttura di pensiero a partire da qualcosa di altro, ben consapevoli che è la nostra scelta e di certo nessuno può prenderla per noi. Questo non funzionerebbe perché, per essere responsabili del proprio cammino, bisogna accettare che il senso dipende da noi e, quindi, decidere come indirizzarlo nella direzione prescelta.

La realizzazione personale è un bisogno da conseguire con calma. Quello che non si deve fare è rimanere immobili ad aspettare che qualcuno venga a cercarti o paralizzarsi nel’attesa che il senso della tua vita conduca sulla giusta strada.

Lo dico con assoluta responsabilità e molta consapevolezza del dolore che può causare quello che sto dicendo: se non si riesce a trovare un senso alla propria vita, con il passare del tempo potrebbe smetterne di averne uno!

E’ importante sottolineare che questo cammino solitario e personale, è il nostro ponte verso gli altri, l’unico anello di congiunzione che ci unisce irrimediabilmente con il resto del mondo.

Una volta decisa in che direzione andare non lasciarti convincere che ci sono altri fini più elevati, più nobili, migliori, più operativi o più ben visti del tuo. Lascia che niente ti distragga dal tuo sentiero,soprattutto ciò che dicono gli altri. Difendi il tuo scopo e se, effettivamente, scopri che è quello che dà il senso alla tua vita, vivi per esso!

La ricerca della Felicità non è solamente un diritto di alcuni, è, secondo me, un dovere naturale di tutti!!!!

Perché relazionarsi è così difficile?

abbraccio 1

“ Siate due colonne che sostengono lo stesso tetto, ma non cercate di possedere l’altra persona, lasciate che rimanga indipendente. Sorreggete lo stesso tetto: quel tetto è l’amore “ K.Gibran

Perché non sei ancora un vero essere. Dentro di te c’è un vuoto interiore e hai paura che, entrando in relazione con qualcun altro, prima o poi questo vuoto sia portato allo scoperto; ti sembra quindi più sicuro mantenere una certa distanza dalla gente, così almeno, puoi fingere di esistere.

Non sei ancora nato; sei solo una potenzialità, non sei ancora un essere completo, e soltanto due persone realizzate possono relazionarsi.

Due semi non possono entrare in relazione, perché sono chiusi; due fiori possono relazionarsi, perché sono aperti, e possono effondere il loro profumo l’uno verso l’altro, possono danzare nello stesso raggio di sole e nello stesso alito di vento e possono dialogare e sussurrare fra loro. Ma per due semi tutto ciò è impossibile, perché sono completamente chiusi, privi di finestre: come potrebbero relazionarsi?

La situazione in cui ti trovi è questa: l’essere umano nasce sotto forma di seme, e può diventare un fiore oppure restare un seme. Dipende tutto da te, da cosa decidi di fare; crescere o no dipende interamente da te; si tratta di una tua scelta, ed è necessario affrontarla momento per momento, perché ogni istante rappresenta un crocevia.

Milioni di persone decidono di rinunciare a crescere, restano semi e si fermano allo stato potenziale; non sanno cosa sia la realizzazione e l’attuazione del proprio essere, non sanno cosa significhi ESISTERE, e vivono e muoiono in modo del tutto vuoto. Come possono relazionarsi? Se lo facessero metterebbero in mostra se stesse, la propria nudità, sembra quindi molto più saggio  mantenere le distanze.

Persino gli amanti mantengono le distanze; si avvicinano solo fino a un certo punto e stanno molto attenti a indietreggiare al momento giusto; stabiliscono confini che non attraversano mai, restandone imprigionati. Certo tra di loro esiste una sorta di legame, ma non è quello della relazione, bensì quello del possesso. Ma possedere non significa relazionarsi, al contrario, il possesso distrugge ogni possibilità di entrare in relazione.

Entrare in relazione con una persona significa rispettarla: non puoi possederla. Quando ci si relaziona, c’è riverenza e si giunge ad essere davvero molto, molto vicini, in profonda intimità, senza però interferire con la libertà dell’altro, che resta un individuo indipendente. La relazione che si crea non coinvolge un soggetto ed un oggetto ma due soggetti alla pari.

Perché milioni di persone hanno scelto di rimanere semi? La ragione delle loro scelta è che la condizione del seme è più sicura di quella del fiore. Il fiore è fragile, mentre il seme sembra molto più resistente; il fiore può essere distrutto molto facilmente, perché basta una raffica di vento per far volare via i suoi petali, mentre il seme non può essere disperso dalle correnti con altrettanta facilità, perché è protetto, al sicuro.

Il fiore è molto esposto e, pur essendo così delicato, è sottoposto a moltissimi rischi: può arrivare un forte vento, può piovere a dirotto, il sole può essere troppo caldo … Ad un fiore può accadere qualsiasi cosa ed è costantemente in pericolo, mentre il seme è al sicuro; per questo milioni di persone scelgono di rimanere semi , il rischio è troppo forte.

Ma restare semi significa rimanere in uno stato di morte, senza un minimo di vitalità; certo, si tratta di una condizione sicura, ma priva di vita. La morte è una cosa sicura, mentre la vita è incertezza! Chi vuole VIVERE davvero dovrà farlo in mezzo al pericolo; chi desidera raggiungere la vetta deve assumersi il rischio di smarrirsi; chi vuole salire fino alla cima più alta deve correre il rischio di cadere e di scivolare. Più è grande il desiderio di crescere, più occorre accettare il pericolo.

Il primo requisito per relazionarsi è ESSERE, diventare un vero individuo, perché se ESISTI veramente, nasce anche un grande desiderio di avventura, di scoperta e quando sei pronto ad andare in esplorazione, sarai anche pronto per relazionarti…….

 

________________________

liberamente tratto da:

Osho – il mistero femminile – Mondadori

Riconoscere il proprio valore….

CUORE SASSO

Ri-conoscimento, approvazione, conferma sono bisogni fondamentali di ogni essere umano.

Esistono diversi tipi di ri-conoscimento e di approvazione. Uno di questi è la generalizzazione positiva di un attributo, di un’azione o di un modo di essere. Un altro è l’approvazione delle capacità di una persona.

Il più nutriente è la conferma del valore dell’individuo come essere umano, il ri-conoscimento delle sue qualità interiori: “Tu sei per me una persona importante!”.

Spesso, ahimè, i genitori trascurano di offrire quest’ultimo tipo di conferma. All’affermazione “ti voglio bene soltanto perché sei tu, indipendentemente da quello che fai”, espressione di amore incondizionato, sostituiscono il messaggio: “ti voglio bene quando ti comporti come io voglio”.

Questo tipo di messaggio suscita nel bambino dubbi sul suo valore ed incertezze circa l’inadeguatezza e l’efficacia del suo comportamento. Il bambino giungerà così alla conclusione: ”potrò essere amato se farò tutto quello che mi dicono”.

Questi messaggi ostacolano la crescita dell’individuo e lo sviluppo della sua autostima, rendendo la persona dipendente dall’approvazione esterna, alla ricerca continua del proprio valore, non avendo interiorizzato un immagine stabile che esprima accettazione e approvazione sufficienti a permettere di sviluppare la capacità interiore di auto approvazione.

Se pensieri e stati d’animo negativi influiscono sul modo critico di agire e sentire verso se stessi, è altrettanto vero che pensieri e stati d’animo positivi aiutano a combattere un concetto di sé negativo formatosi molto spesso dai messaggi che abbiamo ricevuto: “sei cattivo” , “sei sbagliato” , “sei stupido” , “non sei capace”. Possiamo, tuttavia, correggere il modello appreso a auto-istruirci in senso positivo, comunicando a noi stessi messaggi buoni di apprezzamento e conferma del nostro valore: “ho valore, perché esisto! Sono degno di essere amato e sono una persona capace. Voglio bene a me stesso e sento di essere OK!”.

Ma cosa vuol dire aver valore?

Nella nostra cultura la soluzione più comune al problema del valore è quello di equipararlo alle capacità, al successo lavorativo, al denaro. Il valore viene determinato dalla professione, dal livello sociale, dalla ricchezza. Seguono le promozioni, i successi, la casa in cui si abita, l’automobile che si possiede.

In realtà il valore di un individuo nasce semplicemente dal fatto di esistere, crescere, evolversi, comunicare, amare ed essere amato. Questo significa com-prendere i propri limiti, gli sforzi che si fanno in una esistenza in cui nulla è garantito e ri-conoscere il proprio coraggio e l’impegno investito per Vivere.

Niente di quello che si fa per Vivere è sbagliato: ogni tentativo può essere più o meno efficace, più o meno doloroso.

Malgrado tutti gli errori, facciamo un buon lavoro, perché è il migliore che sappiamo fare. Andiamo avanti nonostante tutte le difficoltà.

Facciamo dei progetti, prendiamo decisioni.

Viviamo…Sentiamo… Se lasciamo entrare in noi questa consapevolezza potremo iniziare a sentire il nostro valore umano.

Il valore consiste nell’essere al mondo esattamente come siamo e nel vivere pienamente gioie, piaceri, difficoltà, ostacoli e sofferenze…..

E ora per renderti tangibilmente conto del tuo lavoro, su un foglio disegna un cerchio. Immagina che sia una medaglia su cui scrivere tutte le qualità, le caratteristiche e tutto ciò che appartiene alla tua persona per cui ritieni di meritare questa medaglia “al valore”. Disegnala come preferisci e trascrivi su di essa quello che ti stai ri-conoscendo…. Poi se vuoi, indossala per qualche minuto e ascolta le emozioni e i pensieri che nascono dentro di te…..

Le donne e l’autoaccettazione

autoaccettazione

Uno dei problemi fondamentali della donna moderna del XXI secolo continua ad essere quello di accettare, rispettare e stimare se stessa. La mancanza di autostima impedisce a molte donne di impegnarsi con coraggio per i propri obiettivi e ideali.

Spesso è difficile e laborioso guardarsi in maniera sincera, accettarsi senza riserve ed esaminare la propria natura più autentica senza illusioni. Per farlo partner, amici o il mondo esterno possono solo fungere da catalizzatori, non possono tenere pronta la soluzione; ogni donna possiede la chiave, la sua chiave, per riuscirci. La responsabilità per la propria vita è unicamente sua. Questa può essere un acquisizione sconvolgente, ma allo stesso tempo anche straordinariamente liberatoria.

Camminando sulla strada dell’autodeterminazione un ringraziamento va fatto a Bert Hellinger , di cui non so molto ma quel tanto che basta per capire l’importanza del metodo delle “costellazioni familiari” nel rendersi conto in che modo, spesso drammatico, il presente di un individuo possa essere influenzato, anche a distanza di decenni, dalle vecchie radici familiari.

Se a quest’ultimo è stato continuamente trasmesso che le sue esigenze dovevano essere messe da parte per permettere agli “altri” di stare bene, l’individuo in questione avrà enormi difficoltà a trovare se stesso e a realizzare il proprio progetto di vita. Chi è stato sollecitato a più riprese a delegare la responsabilità della propria vita “agli altri”, avrà enormi difficoltà a prendere coraggiosamente in mano la propria esistenza. Specialmente le donne, a questo proposito, è necessario che superino vecchie forme di pensiero che determinano ancora, o tentano di limitare, il loro destino e la loro libertà.

Nei miei colloqui di counseling è impressionante vedere in quale misura le donne dispongano della capacità di soffocarsi in nome dell’armonia, di ritirarsi e ammutolire. Dall’esterno sembra dominare l’armonia, ma nella loro interiorità è tutto un fermento e un ribollire; e questa lava impedita a esplodere si raffredda e si indurisce con il passare del tempo.

Se non si dà spazio ai propri processi interiori o si reprimono i propri (legittimi!!!) bisogni, allora questi subiscono una mutazione . Divengono OMBRE. Ombre che ci circondano e inducono due tipi di sviluppi spiacevoli: ci impediscono di vivere spensierate perché ci fagocitano; e oscurano la Luce. Qualsiasi definizione si voglia dare alla luce, questa è la vera Forza nella quale è immersa la nostra vita e dalla quale la nostra vita trae nutrimento. Se le ombre vengono trasformate, la nostra luce appare più bella e radiosa e tutto nel suo insieme apparirà più luminoso.

Ovviamente, va da sé, che confrontarsi con le proprie forze oscure non è né semplice, né piacevole. Vederle negli altri è di gran lunga meno problematico. E’ anche molto più gradevole richiamare l’attenzione del nostro interlocutore sui suoi errori rispetto a subire un richiamo sulle nostre ombre o sui nostri errori. Ma sono proprio queste situazioni spiacevoli a essere i nostri migliori maestri. Ed è proprio dalle relazioni o dagli incontri difficili e dolorosi che ci costringono ad una sfida con la realtà, che possono arrivare i benefici, sempre ammesso che si dia loro spazio , che li si affronti e che si traggano insegnamenti da queste esperienze. In questo caso ci saranno più occasioni in cui si individueranno nuovi aspetti della propria personalità. Ci si avvicinerà al nucleo della propria identità e si svilupperà passo dopo passo la propria vera forza interiore da cui avrà inizio una nuova vita.

Tutto ciò significa: ACCETTA TE STESSA! Vivi i tuoi pensieri e attraverso loro la tua vita! Liberati dall’oppressione facendo tutto ciò con coscienza e amore. La “battaglia dei sessi” è un disconoscimento della reale problematica. AMA TE STESSA  e smettila di preoccuparti!

Solo tu stessa puoi fare in modo di ESSERE TE STESSA.

La vita ti aspetta. Abbi il coraggio di accettarti per come sei. La vita ti ha voluta così!!!!

Smarriti nella Landa Desolata

paesaggio con nebbia

Non vi siete mai persi nelle illusioni, nella nebbia di un futuro immaginario i cui contorni vi allettano ma rifiutano di manifestarsi nella realtà?

Qualunque territorio può diventare una Landa desolata se ci stiamo troppo a lungo; e in una landa desolata non c’è crescita, movimento o evoluzione, bensì una stagnazione intrappolata da pensieri ripetitivi che affievoliscono il nostro sentire.

Tutto ci sembra trasparente e senza sostanza, vaghiamo in questo paesaggio smarriti e al di fuori del tempo, finchè non ci autorizziamo a provare quelle emozioni che per paura di sentire ci hanno precipitato in questo limbo.

Come ho detto sopra ci possono essere molte “lande desolate” una di queste è la “Landa Desolata del passato”, luogo occupato da fissazioni in cui si rivive costantemente sempre lo stesso film. Non è uno spazio di presa di coscienza e scelta, piuttosto un luogo dove la nostra mente è occupata da continui rimpianti. Rimpianti però privi di sostanza, bensì ininterrotti rimuginii della mente che continua a pensare a come sarebbe potuto essere e non è stato, una sorta di ossessione che ci porta ad arrotolarci sempre più tra le spire di un circolo vizioso difficile da invertire.

Spesso in questa Landa ci vengono a trovare tre fantasmi il “dovrei”, il “vorrei”, il “potrei” pensieri al condizionale privi di reale concretezza, perché solo pensati ma non giunti a quella reale consapevolezza del cuore che li trasforma in azione.

Vivere nel passato non ci da alcun nutrimento emotivo né ci aiuta a trovare motivazioni nel presente, che è il tempo che ci è dato da vivere. Più rimaniamo lì, più il tempo ci sfugge e ci sentiamo smarriti e privi di controllo. L’essenza della vita scivola via finchè non diventiamo anche noi fantasmi.

Anche se spesso ci vuole coraggio per accettare il presente, questo è l’unico modo per cominciare a creare un futuro migliore.

Anche qui però attenti, può succedere che quando pensiamo al futuro ci ritroviamo in un’altra Landa Desolata anche se sicuramente più allettante della precedente, che ci attira con grandi promesse. Ricordiamoci che il futuro non è solido, è un pensiero, un desiderio, un sogno proiettato non ancora diventato reale.

Possiamo scrivere un vero e proprio copione sullo svolgimento della nostra vita, però il futuro non siamo in grado di controllarlo; possiamo cambiare il presente sul quale il futuro si fonda. Quando invece ci illudiamo di poter controllare il futuro, finiamo in una Landa Desolata.

Pensare ai potenziali problemi che potrebbero accaderci cercando di comprendere quali eventuali emozioni potrebbero suscitare sarebbe un buon esercizio, se lo facessimo consciamente e se, dopo, avessimo la coerenza di riflettere sulla mossa da fare e quindi realizzarla.

La difficoltà, però, sta nell’evitare il pessimismo cosmico che ottenebra la mente e la nostra possibilità di pensare creativamente ad una possibile soluzione, e la successiva fuga dal dolore ad ogni costo che ci porta a cercare di arrivare ostinatamente alla destinazione magica, dove non ci saranno problemi da risolvere.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è: come si fa ad uscire da queste Lande Desolate?

L’uscita passa attraverso due porte l’Accettazione e l’Azione Creativa. Accettazione consapevole di quello che è, con tutto ciò che questo comporta, non avendo paura di cadere preda del dolore, bensì imparando a starci lasciando la via del pensiero per avvicinarci a quella del cuore.

Accettare che il passato “è stato” e di non essere l’unica forza a poter determinare il futuro ci permette di assumerci quella responsabilità necessaria a fare dei cambiamenti invece di aspettare che qualcuno venga a salvarci. Si mette in atto quell’Azione Creativa che comincia a lavorare nel momento in cui si lascia andare l’ossessione di raggiungere quello che non è stato e mai potrà più essere per andare verso un obiettivo che partendo dal “qui e ora”  ci porterà, attraverso un cammino vissuto consapevolmente passo dopo passo, a ciò che siamo “destinati” ad essere.

La magia della vita è dappertutto, anche nei luoghi meno probabili e se miglioriamo le nostre doti di navigatori ci risulterà più facile tollerare le regioni ostili e così facendo potremo evitare quelle Lande Desolate fuori dal tempo che ci impediscono di evolvere ingabbiandoci in un eterno limbo.

Counseling o Psicoterapia “pit stop” per ritrovare la gioia di vivere ….

IMG_0569

Vivere la vita cento per cento. Spesso si vive a metà perché o non si oltrepassano i limiti minimi oppure perché si vuole vivere mentalmente nell’infanzia. E’ come vivere addormentati. Il lungo sonno inizia nell’infanzia, prosegue a tinte forti nell’adolescenza e prosegue in alcuni casi per tutta la vita. Si diventa così esseri incompleti: per metà adulti e per metà bambini. Fino a che questa ambiguità diventa insopportabile.

E’ la crisi esistenziale per eccellenza, quella che di solito viene fuori fra i trenta e i quarant’anni, dal cui esito si definisce il destino della propria vita.

Che fare???? O si va avanti nel segno della confusione o si decide i fermarsi per ritrovare la propria unità. In questo senso un percorso di counseling o, in alcuni casi, una psicoterapia possono considerarsi strumenti per risvegliarsi e riprendere in mano il controllo della propria esistenza.

Una via di cambiamento, decidere di accorgersi di se stessi : una scoperta formidabile!

Ma al di là di qualsiasi percorso si voglia intraprendere tutti dovrebbero accorgersi ad un certo punto come esista un modo qualsiasi per partecipare di più alla propria vita, non sottovalutarla mai, prenderla in considerazione una volta per tutte, non bruciarla rapidamente come se fosse un bene di consumo.

La vita va assaporata lentamente. Se ci si accorge che si corre troppo, occorre fermarsi per andare a recuperare quello che si credeva perso.

Cambiare è accettarsi per come si è, accorciare la distanza fra sé e sé e accorgersi di essere diventati adulti. In quanto adulti, poi, abbiamo la necessità di prendere atto con serenità e obiettività di questi cambiamenti. Pesare bene i cambiamenti concreti, imparare a metterli sulla bilancia e misurarli oggettivamente.

Bisogna poi avvicinarsi al counseling o alla psicoterapia senza l’illusione infantile che tutto possa essere risolto con un colpo di bacchetta magica altrimenti arriva matematica la delusione, bisogna avvicinarsi con realismo e spirito di avventura. Il viaggio alla scoperta di noi stessi e un cammino affascinante che richiede tuttavia impegno e coraggio, la “guarigione” non è un punto d’arrivo ma uno stato.

Si “guarisce” tante volte, il percorso per ri-trovare se stessi è costellato da combattimenti contro un drago dalle tante teste; ogni volta si abbatte una testa e si va avanti con la prossima. Jung parla di percorso a spirale: la sensazione è di essere sempre nello stesso cerchio, ogni volta che torniamo sul problema originario, attraverso le cadute o il regredire, tipico di ogni percorso di crescita. In realtà invece ci troviamo su  di una spirale e ogni volta siamo un po’ più su, ogni volta ci ritroviamo ad un livello più alto anche se crediamo di essere tornati indietro.

Quindi le cadute che sperimentiamo nel nostro cammino di consapevolezza sono occasioni importanti per acquisire una nuova energia. Meglio ancora, le cadute sono necessarie per evolverci!

Personalmente considero la nostra evoluzione come un percorso a tappe. Ogni volta, tappa dopo tappa, bisogna riconoscere a noi stessi i cambiamenti che sono tanti, veramente tanti.

Tuttavia è necessario anche sapere che per il bambino che vive dentro di noi i cambiamenti non sono mai abbastanza perché il bambino vuole il paradiso, non c’è misura che lo soddisfi. Come tutti i bambini se gli dai 100 vuole 110. Esagera, semplicemente esagera. Così quando diventiamo adulti cresciuti possiamo percepire la portata di queste esagerazioni e sentirle presenti nell’anima.

Solo lavorando sul dolore, sul vero dolore sottostante il vittimismo, il bisogno di lamentarsi sempre, potremo capire che in fondo volevamo molto di più, molto di più di quanto i nostri genitori ci potevano dare.

Molti problemi e conflitti hanno la loro radice nelle “esagerazioni”. L’equilibrio e l’armonia vengono fuori dalla fine della dipendenza dalle esagerazioni puerili. Superare un problema significa renderlo inattuale, lasciarlo indietro. Essere finalmente consapevoli di vivere nel presente adulto. Comprendere che oggi c’è una via d’uscita che non potevamo vedere un tempo.

Il lavoro con noi stessi non è una corsa sfrenata verso un punto d’arrivo per poi avere quella liberazione catartica che sogniamo da quando eravamo piccoli; bensì un lavoro paziente che va oltre l’obiettivo, un po’ come superare i problemi significa renderli inattuali più che risolverli.

Per me non esiste la persona “risolta” ma la persona che fa del lavoro onesto con se stessa per ripristinare la fiducia in quella che è fondamentalmente al fine di ri-trovare la gioia di vivere. Un lavoro di pulizia e di superamento di tutti gli ostacoli veri o presunti che abbiamo messo davanti alla nostra anima per non soffrire più e di conseguenza per imparare a rivederla nel suo splendore e nella sua ricchezza.

Io credo tantissimo nell’aspetto evolutivo della vita. Se ho vissuto di slancio e forse anche un po’ di corsa i primi 40 anni della mia vita, devo dire che gli ultimi 20 sono trascorsi nel segno di una grande evoluzione. Questo mi fa pensare che se abbiamo il coraggio di fermarci per “mettere le mani” nel nostro motore interno possiamo fare progressi indescrivibili ad ogni età, sfruttando funzionalmente ogni “caduta”, ogni “crisi” che la vita inevitabilmente ci propone …..

Le donne e l’autoaccettazione

vivere la vita 2

Uno dei problemi fondamentali della donna moderna del XXI secolo continua ad essere quello di accettare, rispettare e stimare se stessa. La mancanza di autostima impedisce a molte donne di impegnarsi con coraggio per i propri obiettivi e ideali.

Spesso è difficile e laborioso guardarsi in maniera sincera, accettarsi senza riserve ed esaminare la propria natura più autentica senza illusioni. Per farlo partner, amici o il mondo esterno possono solo fungere da catalizzatori, non possono tenere pronta la soluzione; ogni donna possiede la chiave, la sua chiave, per riuscirci. La responsabilità per la propria vita è unicamente sua. Questa può essere un acquisizione sconvolgente, ma allo stesso tempo anche straordinariamente liberatoria.

Camminando sulla strada dell’autodeterminazione un ringraziamento va fatto a Bert Hellinger, di cui non so molto ma quel tanto che basta per capire l’importanza del metodo delle “costellazioni familiari” nel rendersi conto in che modo, spesso drammatico, il presente di un individuo possa essere influenzato, anche a distanza di decenni, dalle vecchie radici familiari.

Se a quest’ultimo è stato continuamente trasmesso che le sue esigenze dovevano essere messe da parte per permettere agli “altri” di stare bene, l’individuo in questione avrà enormi difficoltà a trovare se stesso e a realizzare il proprio progetto di vita. Chi è stato sollecitato a più riprese a delegare la responsabilità della propria vita “agli altri”, avrà enormi difficoltà a prendere coraggiosamente in mano la propria esistenza. Specialmente le donne, a questo proposito, è necessario che superino vecchie forme di pensiero che determinano ancora, o tentano di limitare, il loro destino e la loro libertà.

Nei miei colloqui di counseling è impressionante vedere in quale misura le donne dispongano della capacità di soffocarsi in nome dell’armonia, di ritirarsi e ammutolire. Dall’esterno sembra dominare l’armonia, ma nella loro interiorità è tutto un fermento e un ribollire; e questa lava impedita a esplodere si raffredda e si indurisce con il passare del tempo.

Se non si dà spazio ai propri processi interiori o si reprimono i propri (legittimi!!!) bisogni, allora questi subiscono una mutazione . Divengono OMBRE. Ombre che ci circondano e inducono due tipi di sviluppi spiacevoli: ci impediscono di vivere spensierate perché ci fagocitano; e oscurano la Luce. Qualsiasi definizione si voglia dare alla luce, questa è la vera Forza nella quale è immersa la nostra vita e dalla quale la nostra vita trae nutrimento. Se le ombre vengono trasformate, la nostra luce appare più bella e radiosa e tutto nel suo insieme apparirà più luminoso.

Ovviamente, va da sé, che confrontarsi con le proprie forze oscure non è né semplice, né piacevole. Vederle negli altri è di gran lunga meno problematico. E’ anche molto più gradevole richiamare l’attenzione del nostro interlocutore sui suoi errori rispetto a subire un richiamo sulle nostre ombre o sui nostri errori. Ma sono proprio queste situazioni spiacevoli a essere i nostri migliori maestri. Ed è proprio dalle relazioni o dagli incontri difficili e dolorosi che ci costringono ad una sfida con la realtà, che possono arrivare i benefici, sempre ammesso che si dia loro spazio , che li si affronti e che si traggano insegnamenti da queste esperienze. In questo caso ci saranno più occasioni in cui si individueranno nuovi aspetti della propria personalità. Ci si avvicinerà al nucleo della propria identità e si svilupperà passo dopo passo la propria vera forza interiore da cui avrà inizio una nuova vita.

Tutto ciò significa: ACCETTA TE STESSA! Vivi i tuoi pensieri e attraverso loro la tua vita! Liberati dall’oppressione facendo tutto ciò con coscienza e amore. La “battaglia dei sessi” è un disconoscimento della reale problematica. AMA TE STESSA  e smettila di preoccuparti!

Solo tu stessa puoi fare in modo di ESSERE TE STESSA.

La vita ti aspetta. Abbi il coraggio di accettarti per come sei. La vita ti ha voluta così!!!!

A proposito del rischio

rischio 2

“Arriva sempre un momento in cui

non c’è altro da fare

che rischiare …”

J.Saramago

L’assunzione dei rischi è legata alla stima di Sé e fa parte integrante del senso di responsabilità di un individuo. Rischiare non vuol dire mettersi in pericolo, quanto piuttosto avere il coraggio di essere gli artefici di ciò che ci accade e di modificare qualcosa di noi o della nostra vita.

Spesso ci rifugiamo in vecchi copioni che se, da un lato, a volte ci vanno stretti, dall’altro ci rassicurano con la loro prevedibilità.

Rischiare significa accettare anche che le cose vadano diversamente da come le si desidera e progetta, ma se ci si pone con un atteggiamento pro-attivo verso il cambiamento le probabilità che questo accada diminuiscono notevolmente. Se rimaniamo immobili e passivi davanti agli eventi questo rischio può diventare una certezza.

Il rischio psicologico può essere sia intrapsichico sia a livello sociale. Entrambi comprendono la possibilità di perdita o di sofferenza interiore la perdita dell’approvazione di altre persone, la vulnerabilità, l’ansia e il malessere che si sperimentano quando si provano impulsi vissuti come pericolosi, quando ci si avvicina ad emozioni spiacevoli e ci si espone al possibile rifiuto da parte degli altri.

Il rischio interiore si riferisce alla consapevolezza di pensieri e sentimenti rifiutati perché considerati inaccettabili o minacciosi. E’ il rischio di scoprire e conoscere. Il rischio è scoprire qualcosa di se stessi , anche qualcosa di cui non si aveva consapevolezza, affrontando l’eventualità che ciò che si teme sia reale almeno in parte (es: “la mia rabbia è incontrollabile”, “non sono degno d’amore” ).

Il rischio interpersonale è simile a quello interiore ma viene stimolato da eventi diversi: è il rischio di rivelarsi, di essere conosciuti scoperti. Comprende al rifiuto interpersonale e la rivelazione del proprio mondo intimo.

Quando non sopportiamo di assumerci il rischio di un eventuale rifiuto, vivendo nell’illusione di “dover essere amati” da tutti, siamo maggiormente inclini ad adottare diverse strategie di comportamento finalizzate ad evitare la nostra paura di soffrire a causa di un possibile rifiuto.

Ed allora facilmente selezioniamo le occasioni o i luoghi di incontro, reprimiamo la nostra curiosità per il nuovo, impieghiamo le nostre energie per scopi ed attività ritualizzate che non prevedono elementi di turbativa emotiva.

Così in qualche maniera evitiamo di “vivere”, ci chiudiamo entro le mura del nostro castello impedendoci di assaporare la varietà e la ricchezza delle esperienze della vita.

Rinunciando ad incontrare l’altro rischiamo ben di più di un suo rifiuto, neghiamo la possibilità di incontrare noi stessi…..

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: