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E adesso?

INCROCI STRADE

Strade che improvvisamente si aprono, voglia di nuove avventure e nello stesso tempo timore di inoltrarsi in un territorio sconosciuto.

Tentennamenti vari e andature da gambero…. un passo avanti e tre indietro…..

Siamo davanti ad un bivio e la domanda fatidica che ci si pone è “E adesso???…”

OK niente panico … di seguito un utilissimo esercizio che chiamerò “l’indicatore personale” , una sorta di bussola per ri-trovare la direzione.

Prendi carta e penna e prova a rispondere con tutta sincerità a queste domande…

Da dove vieni?  Questa è una risposta importante, è fare l’inventario  di tutto ciò che hai “accumulato” nel corso della tua vita e che ti ha portato ad essere quella che sei.

Cosa eri? … E cosa sei ora? … Quali sono stati gli eventi, le persone, gli ostacoli decisivi nella tua vita? … pensa all’infanzia… alla tua formazione … a quello che ha influito  su come sei oggi. E annota le parole chiave che affiorano rivedendo la tua vita come fotogrammi di un film.

Cosa è veramente importante per te? .. e qui la sincerità è d’obbligo…

Scrivi le tre cose che ti sono venute in mente per prima, non censurare nulla. Non serve essere molto dettagliati e precisi.

Cosa ti spinge? E qui si parla di motivazioni….

Quale è la tua motivazione? … parte da te oppure è vista solo come mezzo per ottenere uno scopo?

Di cosa hai paura? Situazioni reali o eventuali ostacoli che ti autoponi….

Quali sono i pensieri, le emozioni, le cose, le persone, che ti impediscono di attivarti, togliendoti le forze?

Ora osserva attentamente i tuoi appunti: cosa manca? Quali tematiche emergono? Le parole chiave raccontano la storia di come eri e di come sei ora? Se è necessario completa le parole chiave e se vuoi aggiungi tu altre domande.

Quando sei sufficientemente soddisfatta, immaginati in mezzo ad un crocevia da qui si dipartono varie strade:

La Via Nota: quella che hai già percorso e che ti ha portato fin qui.

La Via che ti Affascina: l’idea che stai accarezzando da un po’ …

La Via dei Sogni: quella che ti immagini nei tuoi sogni più audaci indipendentemente dal fatto che tu li possa raggiungere…

La Via più Saggia: quella che pensi ti potrebbe venire consigliata dalle persone il cui giudizio è per te molto importante….

La Via Sconosciuta: quella a cui non avevi ancora pensato e che chissà potrebbe essere la soluzione???

Ora sta a te…. Immagina i vari percorsi… con la fantasia e l’immaginazione ogni via è possibile ….poi…. SCEGLI!!!

Quando hai fatto per l’ultima volta qualcosa per la prima volta?…..

Smettere di piacere

ESSERE SE STESSI 5

Cercare di piacere agli altri è un’occupazione che richiede molto tempo, ma che offre scarse contropartite e un tasso minimo di successo malgrado il massimo dell’impegno. Inoltre, non funziona, sia per voi che per tutte le altre persone coinvolte nella faccenda e la ragione è che quando si cerca continuamente di piacere agli altri non si è se stessi.

Proviamo ad andare per gradi ed iniziamo con l’analizzare cosa significa “essere se stessi”.

La cosa in sé sembra facile, ma probabilmente è la cosa più difficile da fare. Nel momento stesso in cui chiedete a qualcuno di agire con naturalezza essendo se stesso, state certi che quella persona diverrà troppo consapevole di sé e non saprà più essere naturale.

Come si fa quindi ad essere se stessi? In questa domanda è già evidente la contraddizione interna tra cercare di organizzare il proprio comportamento da un lato e dall’altro essere se stessi senza inutili orpelli. In verità non c’è nulla che si possa fare per essere naturali perché non appena si fa qualcosa, si pratica una manipolazione su di sé.

Essere naturali significa evitare di concentrarsi su di sé bensì porre l’attenzione su ciò che si fa. Essere se stessi vuol dire dimenticarsi di sé, smettere di preoccuparsi di quello che pensano gli altri, evitare di pensare a come si appare o a come sembriamo.

Questo, naturalmente, equivale a dire ad una persona di NON PENSARE ad un elefante rosa: la prima immagine che balza alla sua mente è proprio l’elefante rosa.

La soluzione consiste allora nell’impegnare la mente con quello che si sta facendo, concentrandosi con tutti i sensi sull’attività che ci coinvolge nel momento. E’, tuttavia, veramente difficile per certe persone “lasciarsi andare” e interessarsi a fondo a quello che fanno perché sono sempre impegnati ad osservarsi, a giudicarsi come se riflettessero sempre la propria immagine. Criticarsi e accusarsi continuamente ci fa sprecare un sacco di energia, così come agire contro i propri interessi cercando sempre di piacere agli altri.

Occorre dunque saper stabilire con certezza quello che si vuole, altrimenti ci si ritrova ad aver vissuto la vita di qualcun altro, non la propria.

Le decisioni che prendiamo dovrebbero essere basate su quello che pensiamo sia meglio per noi, e non su quello che crediamo che gli altri si aspettino che facciamo. Se qualcuno ci chiede di fargli un favore, il nostro consenso non dovrebbe giungere automaticamente, come se avessimo un meccanismo dentro di noi che ci obbliga a rispondere subito affermativamente non appena ci fanno delle richieste.

Provate a riflettere su questo punto: volete veramente fare quello che vi si chiede? Se per essere d’aiuto è necessario che vi impegnate al massimo, in maniera irragionevole, è questo quello che desiderate davvero fare?

Riflettete: quale è il prezzo che pagate per piacere agli altri???

Voglio comunque precisare che essere se stessi non significa comportarsi con maleducazione o con mancanza di rispetto, vuol solo dire vivere in armonia con il proprio io (puoi leggere QUI). Prima di compiacere gli altri, occorre imparare a piacere a se stessi, e solo allora saremo in grado di darci liberamente alle persone che ci circondano, donandosi perché ci si vuole donare, e non per senso del dovere o a causa della presunzione che la controparte se lo aspetti.

Se non si desidera fare una certa cosa, è importante imparare a dire di no ( leggi QUI) perchè rispondendo affermativamente quando il nostro desiderio sarebbe quello di rifiutare, creiamo un conflitto interiore e profonde tensioni, e più frequentemente stabiliamo questo intimo squilibrio meno saremo capaci di controllare noi stessi e la nostra vita.

Se le nostre azioni saranno in armonia con le nostre emozioni, possiamo stare certi che alla fine ci sentiremo più liberi e più felici. Se cerchiamo continuamente di piacere agli altri, significa che ci stiamo trascurando: è necessario evitare di collocare le altre persone su un piedistallo ignorando le nostre esigenze.

Ricordiamoci: più siamo felici e più saremo in grado di fare felici anche gli altri !!!!

 

Emozioni e decisioni …..

BINARI

” L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perchè? Perchè la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano i rischi.” Erich Fromm

Talvolta, prendere una decisione, come ho più volte rimarcato in vari post, rappresenta un momento increscioso. Sorgono dubbi, conflitti, stress. La paura di soffrire diventa un fattore decisivo nelle scelte. Coloro che diventano dei leader sono giustamente persone in grado di prendere decisioni, affrontare la critica, resistere ai “no”.

Ciononostante, non abbiamo scelta: se non prendiamo noi le decisioni che ci riguardano, lo faranno gli altri o gli eventi.

Prendiamo in media cinquemila decisioni al giorno, molte di queste invisibili, semplici, di routine. Alcune grandi decisioni, tuttavia, richiedono riflessione, consigli , paragoni.

A volte diamo vita ad un comportamento in accordo a ciò che desideriamo veramente. Manifestiamo quindi fisicamente quello che proviamo, per esempio scuotendo la testa, evitando di prestare ascolto, muovendo i piedi etc…

Osservando questi micromovimenti, ci facciamo un’idea della decisione che vorremmo davvero prendere. Ciò che temiamo non è la decisione, bensì le eventuali conseguenze e l’eliminazione delle altre opzioni.

Se una decisione non ci aggrada, possiamo rimanere bloccati per giorni, fino a quando diventa troppo tardi. Pertanto, invece di farsi trasportare dalle correnti della vita è meglio dirigersi da sé. Talvolta evitiamo di riflettere e ci lasciamo bloccare da timori illusori. Quando invece decidiamo di esaminare le conseguenze di ogni decisione, la paura diminuisce e le idee diventano più chiare.

Ecco qualche “dritta” per cercare di uscire indenni dal ginepraio della scelta ….

Per prendere più facilmente delle decisioni, esaminate:

  •          Le emozioni che sentite nel momento in cui vi preparate alla scelta
  •          Le emozioni che desiderate provare
  •          Le emozioni che proverete se prenderete questa o quella decisione

Per eliminare i freni, osservate quello che vi impedisce di prendere una decisione: “Se prendo questa decisione, ecco cosa può succedere …. e in questo caso io rischio di provare …”

Studiate diverse ipotesi e, per ciascuna di esse, esaminate le conseguenze:

  • “se non prendo nessuna decisione, ecco cosa può succedere …. e in quel caso io rischio di provare …”
  • “Ecco cosa voglio evitare di provare o di provocare …”
  • “La cosa più importante per me è ….”

Durante tutti questi passaggi è consigliabile essere assolutamente onesti con se stessi. Capita di perseguire degli obiettivi per far colpo su persone che non hanno creduto in noi o che ci hanno umiliati, per provare loro che avevano torto. Si tratta però di una disperata battaglia per essere all’altezza dell’immagine che vogliamo avere di noi stessi. Questo può favorire il successo economico e, raramente, quello affettivo, ma ad un prezzo molto elevato: una volta raggiunto l’obiettivo, rischiamo di accorgerci che non ci interessa affatto.

Succede anche che la fiducia altrui ci trasmetta coraggio nel momento in cui non ci crediamo più o che delle parole di incoraggiamento pronunciate magari anni prima diventino un nettare nei periodi di dubbio.

Proviamo a chiederci:

  •          Quali sono le mie motivazioni?
  •          Perché ho intrapreso quello che ho intrapreso?
  •          Cosa mi motiva oggi?
  •          Se sono sincera con me stessa cosa posso attuare?
  •          Quali sono i ruoli che mettono in moto le mie emozioni?
  •          Cosa temo di provare?
  •          Cosa temo di essere?
  •          Cosa sono orgogliosa di essere?

E ancora:

  •          Per me sarebbe un incubo se la gente si accorgesse che …. E che, in fondo ….

Ci caliamo nei ruoli così come indossiamo degli abiti, perché sono chic, eleganti, fanno colpo e permettono di metterci bene in vista. Ci collochiamo nella posizione di Vittima, senza alcuna colpa riguardo  a ciò che mettiamo in moto, e la vita si profila davanti a noi come un paesaggio oltre il finestrino del treno. Ci mettiamo anche nella posizione del Salvatore, che si fa carico di sapere al posto degli altri quello che è opportuno provare. O del Persecutore, deputato a fare il gendarme … nell’interesse altrui, ovviamente! Purtroppo però, questi ruoli ci separano da noi stessi e ci bloccano ad uno stadio arcaico della nostra evoluzione!

Quando commettiamo uno sbaglio, una vocina interiore ce lo segnala. Tuttavia, la maggior parte del tempo non la udiamo, perché abbiamo preso l’abitudine di soffocarla sotto validi motivi.

Se abbiamo un’unica possibilità, non si tratta più di una scelta ma di un obbligo, un vicolo cieco. Se invece abbiamo due possibilità, si tratta di un dilemma che genera esitazioni; in questo caso siamo ridotti al rango di interruttori a due posizioni.

La scelta inizia laddove ci sono tre possibilità. Esaminando le nostre decisioni dall’ottica delle emozioni che suscitano, scegliere diventa più facile. Talvolta sentiamo necessario al presente accettare un’emozione sgradevole (fare uno sforzo, adempiere ai nostri obblighi) per evitare in futuro un’emozione ancora più sgradevole (farsi rimproverare, sentirsi in colpa) o per conseguirne una piacevole (sentirsi bene, ricevere dei complimenti).

Se vi sentite costretti verso un’unica via, che conduce in una sola direzione già nota come il percorso del treno, datevi delle scelte creando altri tracciati, stazioni di smistamento e biforcazioni.

Un’altra possibilità è di accettare le cose come sono senza lamenti e piagnucolii …

oppure, ed è con questo pensiero stimolo che vi lascio, provate ad introdurre numerose ipotesi prendendovi alla fine l’impegno di fare un piccolo passo:

  •          Cosa succederebbe se decidessi così? O cosà? O se non decidessi affatto?
  •          Quale è la peggior cosa che potrebbe capitare e, in quel caso, come reagirei?
  •          Quale piccola cosa, interamente dipendente da me, mi piacerebbe fare oggi?

Avere relazioni consapevoli (2° parte)

relazioni consapevoli

“La consapevolezza è un processo al quale tutti noi siamo chiamati ad aderire: nessuno ci ha educati all’amore, nessuno ci ha insegnato ad AMARE. Semplicemente, ognuno di noi ha come modello di relazione quello dei genitori e, più o meno inconsciamente, tende a vivere le sue relazioni affettive o replicando il primo o creandone uno diametralmente d opposto. Quello che ci hanno insegnato con la nostra educazione (il comportarci bene, l’avere buone maniere, avere regole e valori), non è assolutamente sufficiente. La mancanza di consapevolezza è una delle cause dell’infelicità umana che ci porta sempre a fare gli stessi errori perché vengono ignorati i meccanismi sottostanti. Spesso non siamo neppure consapevoli dei nostri bisogni affettivi e delle nostre paure e nella relazione di coppia, proprio dove questi vengono maggiormente amplificati, questa non conoscenza porta a enormi sofferenze”

(http://www.buonerelazioni.it/2011/02/07/la-consapevolezza-nelle-relazioni-damore/)

Quando entriamo in una relazione amorosa lo facciamo con aspettative e desideri più o meno espliciti. Sappiamo bene quali sono i nostri? E quelli del nostro partner? E sappiamo bene che nessuno è su questa terra per rimarginare le nostre ferite ? E che è necessario chiedere al partner se vogliamo che i nostri bisogni siano soddisfatti?

Molti tutto questo non lo sanno, o preferiscono evitare di saperlo, e, se qualcosa li turba, si aspettano dal loro partner completa disponibilità e comprensione illimitata senza esplicitare nulla. Non si rendono conto che anche il loro partner ha lo stesso desiderio, e neppure di quanto raramente riesca a soddisfarlo. Psicologicamente non si sono mai evoluti oltre lo stadio della relazione genitore-figlio, che è essenzialmente asimmetrica : il figlio prende, il genitore dà incondizionatamente.

Tutti noi abbiamo la responsabilità all’interno di una relazione; è necessario avere ben chiaro se la qualità dello scambio ci soddisfa e in caso contrario , se pensiamo che ci siano margini di recupero confrontarci, dialogare. L’intento deve essere quello di imparare qualcosa, crescere e non di giustificare i propri comportamenti . Difendere a tutti i costi le nostre posizioni è contrario alla consapevolezza.

Parlate con due persone innamorate da anni e scoprirete che agiscono nei confronti dell’altro con un alto livello di attenzione. Non danno mai nulla per scontato. Rimangono consapevoli dei valori e dei tratti che li hanno fatti innamorare inizialmente, e li rilevano nei loro incontri e nel loro interagire di ogni giorno. Hanno mantenuto la capacità di vedere e apprezzare. Il loro amore è attivo mentalmente. Se, al contrario, si è passivi mentalmente, nessuna eccitazione può durare, né l’amore romantico, né nessun altra passione. Se la passività mentale è la normalità e la consapevolezza attiva l’anormalità, l’idea di un amore durevole può essere percepita solo come un illusione, e la nostra condizione abituale è la noia.

Se amiamo consapevolmente sappiamo che il modo in cui reagiamo al partner comporta un continuo processo di scelta. Se il mio compagno esprime un desiderio, sono consapevole di come reagisco e di effettuare una scelta. Se il mio compagno esprime un bisogno, qualunque cosa io scelga di fare, la faccio consapevolmente. Inoltre, non eleggo il mio umore del momento ad autorità massima o guida infallibile delle mie reazioni.

A volte, nonostante tutta la mia buona volontà, non riesco a fare quello che il mio partner mi chiede, ma questo non mi impedisce di trattare i suoi desideri con rispetto. Posso comunicargli che lo amo anche quando non mi sento di assecondarlo.

Ognuno di noi mette nell’amore un diverso livello di consapevolezza. Alcuni, la minoranza, ce ne mettono moltissima, ma la maggioranza tollera in quella che dichiara essere la relazione più importante della propria vita un livello di non-consapevolezza veramente scioccante. Per queste persone, la “casa” è dove vanno a riposare dalla faticosa giornata di lavoro.

Amare consapevolmente non significa sottoporre la relazione ad una continua analisi. Spesso questa “analisi” è un esercizio che ha ben poco a che fare con la consapevolezza. Bisogna invece saper Vedere ed Ascoltare. Prestare attenzione. Dare un chiaro feedback. Osservare le proprie emozioni e quelle del partner. Osservare la qualità della comunicazione. Notare il carattere della relazione così come viene ricreata ogni giorno.

Una delle cose più significative da osservare è la gestione dei conflitti. Nei momenti di frizione, chi fa che cosa? Si cerca di trovare una soluzione o un colpevole? Si prova a capire o ci si critica a vicenda? Le differenze vengono viste con benevolenza o con paura ed ostilità? Che cosa è più importante: proteggere il rapporto o giustificare se stessi? Se ci si allontana, chi fa il primo passo per ri-avvicinarsi? Che cosa fa l’altro nel frattempo?

Se quello che vediamo non ci piace, possiamo provare comportamenti diversi. Ma questa possibilità esiste solo se vediamo con chiarezza i nostri comportamenti attuali. Se la radice di tutti i mali è la negazione della realtà, la radice di tutte le virtù è il rispetto di essa.

Quanto sei consapevole tu che leggi queste righe? Stai facendo un paragone con la tua vita? Oppure l’intero discorso fluttua nel regno remoto e prudente dell’astrazione?

Anche in questo caso possiamo osservare la relazione reciproca tra autostima e vivere consapevolmente: più la nostra autostima è alta, più è probabile che operiamo consapevolmente all’interno della relazione amorosa. E più operiamo consapevolmente, più alimentiamo la nostra autostima. Ecco perché una relazione può essere veicolo di crescita personale. Accettando questa sfida, si cresce anche come persone …..

Ricordiamoci che “la premessa fondamentale è che tutte le nostre relazioni sono basate su quella che abbiamo con noi stessi. Non possiamo infatti imparare ad amare gli altri se non riusciamo ad amare noi stessi” (http://www.buonerelazioni.it/2011/02/07/la-consapevolezza-nelle-relazioni-damore/)

Sull’accettazione di sè e la pro-attività

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“ Il rispetto di sé è la convinzione del proprio valore “ N.Branden

Accettare non significa essere d’accordo. Significa ricevere di buon grado, ammettere, approvare, ma anche sopportare serenamente. Sto parlando di accettare noi stessi. Accettarsi è costitutivo della convinzione di essere degni di felicità. E’ parte integrante , fondamentale dell’autostima,. Possiamo essere disponibili a cogliere il nostro Vero Sé, se riconosciamo e accettiamo le nostre luci e le nostre ombre, se riusciamo anche a riconoscere il nostro Falso Sé.

Quando amiamo veramente una persona, l’amiamo nella sua interezza. Gli amori che falliscono e diventano tragedie di odio sono quelli in cui si vuole cambiare l’altra persona, recidergli i difetti come arti in cancrena o nemici da abbattere. Abbiamo bisogno di sentire, vedere , avere consapevolezza anche dei sentimenti, delle emozioni, persino dei pensieri che una parte di me vorrebbe cacciare dalla coscienza, ma che pure sono presenti. L’accettazione di Sé fondata sul ri-conoscersi è la condizione necessaria per cambiare, correggersi, auto superarsi, crescere.

Molti di noi si vergognano dei sentimenti che provano. Invece di essere felici di incontrare la persona che amano , entrano in una situazione di imbarazzo. E’ come se si avesse paura che quel sentimento possa venire fuori. Provano un senso di inadeguatezza e timore. Si sentono vulnerabili e si detestano nel provare questo disagio.

Accettarsi non significa giustificarsi quando sappiamo di avere sbagliato; non significa assolvere completamente la nostra condotta. Significa prenderne atto. Prendere atto dei pensieri negativi oltre che di quelli positivi, di ciò che sento senza giudicarmi a priori o negare di provare quei sentimenti. Non c’è nulla dentro di noi che non ci appartiene, che non è autentico. Il nostro sé è autentico sempre anche quando dice bugie.

Prendere atto di chi siamo non vuol dire diventare indulgenti, significa predisporsi a costruire il vero Sé. Amare noi stessi comunque, in modo incondizionato, accettarsi e prendere atto di chi siamo non mette in discussione ma agevola la nostra capacità di imparare, di migliorare, di diventare più felici.

Sentire la propria tensione all’autorealizzazione e accettarsi come esseri umani significa rispettarsi.

Sentirsi, accettarsi, rispettarsi significa nutrire la convinzione base dell’autostima, ovvero che la nostra vita e il nostro benessere valgono la pena di essere sostenuti, protetti e perseguiti.

Lo scopo più importante della nostra vita è la felicità e il bene che deriva dalla nostra realizzazione personale. Essere convinti di questo significa schierarsi dalla propria parte come una mamma sta dalla parte del bambino. Si tratta di darsi un valore autentico e fondato. Significa amarsi, essersi amici, mostrarsi rigorosi ma anche comprensivi. Amarsi in tutti gli aspetti significa ricercare attraverso il proprio volersi bene anche la propria specifica e magnifica unicità.

La base della scarsa autostima è la paura. E la paura genera solo il bisogno di sicurezza non certo la spinta creativa.

La paura genera reazione, l’amore per sé genera pro-attività. La reazione è sempre una forma di fuga. Si reagisce agendo senza pensare. Ci costringe a prendere atto che non abbiamo scelta. Fuggiamo e attacchiamo senza darci la possibilità di riflettere. Qualunque stimolo interno (sensazione, emozione, sentimento) o esterno (pericoli, minacce, opportunità, vantaggi) genera un’ azione, che non è scelta ma intuita e praticata.

Dice Covey : “finché una persona non riesce a dire con convinzione profonda e con onestà: “Io sono quello che sono oggi a causa delle scelte che ho fatto ieri”, non può nemmeno dire: “Adesso scelgo altrimenti”»

La proattività è una conquista che matura di giorno in giorno, partendo dai piccoli eventi per arrivare alle grandi cose, proprio come nel caso di un campione di una disciplina sportiva che si allena assiduamente, a livello fisico e mentale, sui dettagli della tecnica di esecuzione del suo esercizio allo scopo di perfezionare il gesto atletico durante le competizioni. L’atleta proietta nel futuro le sue azioni e si vede vincente, si immedesima nel successo; la persona proattiva, parimenti, deve credere fermamente in tutto ciò che fa, coerentemente con i suoi valori, obiettivi e modelli mentali, e deve saper imparare con rapidità dai propri errori, per dominare e vincere.

La pro-attività ci permette di sospendere le azioni che derivano da stimoli interni ed esterni e di pensare, elaborare, creare, decidere tutta una serie di potenziali azioni, risposte, agiti.

La potenzialità di base esistenziale è l’autorealizzazione, mentre la  pro-attività, che concerne il nostro afflato creativo, è una potenzialità operativa di base. Sono istinti e anche bisogni da esprimere. Sono propri di ogni individuo in quanto appartenente alla specie umana.

Ma come ogni cosa umana sono oggetto di scelta e di cura, così come possibili oggetti di rinuncia, distruzione, auto privazione. Contesti e relazioni possono alimentarle, svilupparle, renderle esistenze e attività concrete, oppure possono impedirle, disprezzarle o reprimerle.

In ultima analisi possiamo dire che l’autorealizzazione e la pro-attività sono sempre scelte che incontrano nell’ambiente vincoli e opportunità.

Per essere tali devono essere in primo luogo coscienti e dunque attività concrete. Dal regno delle potenzialità devono arrivare al regno della realtà operativa ed esistenziale concreta.

L’opinione che abbiamo di noi stessi dipende dai nostri pensieri. Liberarsi dai propri schemi mentali negativi significa cambiare il corso della propria vita. E’ quindi fondamentale imparare a rispondere ai problemi e agli stimoli in modo proattivo, trasformandoli affinché diventino di aiuto e non di ostacolo per creare la vita che desideriamo.

I “miti” che ritardano il cambiamento (I Parte)

nuvola ombrello

Molte persone sono insoddisfatte di come va la loro vita. Sono annoiate o frustrate dal lavoro, sentono di essere costrette a lavorare troppo o troppo poco, oppure che nella posizione che ricoprono non hanno la possibilità di sfruttare appieno le loto potenzialità.

Altre sono scontente dei rapporti sentimentali che hanno cominciato e vorrebbero trovare il modo di interromperli, altre ancora non riescono più a sopportare di vivere ancora con i genitori.

Allora perché tutte queste persone non fanno qualcosa per uscire dalla situazione che le rende tanto infelici? Esitano e per lungo tempo rimangono dove sono, a volte per anni, prima di azzardare una mossa, aspettando e sperando che le cose attorno a loro mutino in modo che saranno sgravate dal peso di dover prendere le decisioni in prima persona.

Forse cominciare a darsi da fare per effettuare importanti cambiamenti può apparire un azzardo, in fondo c’è sempre la possibilità di fare scelte sbagliate o che la nuova situazione si riveli peggiore della precedente.

Se solo ci fosse qualcuno con la bacchetta magica ……

Rimanere nella situazione in cui ci si trova sembra molto più sicuro, specialmente se si tiene conto delle incertezze insite in ogni nuova scelta, e le scuse per rimandare i cambiamenti o per prendere delle decisioni non mancano mai …

IL MITO DEL “TEMPO GIUSTO”

La scusa di dover aspettare il tempo giusto maschera spesso il timore di fare un passo nella direzione del cambiamento, anche se quel passo sembra promettere a lungo termine una vita più felice.

Nessuno nega che occorre molto coraggio per lasciare le situazioni vecchie e stabilizzate, a volte occorrono pressioni esterne veramente notevoli per spingere una persona a effettuare il cambiamento necessario. Anche in questo caso poi, non abbiamo nessuna garanzia che la nuova condizione si riveli più soddisfacente della precedente, ma la vita non è una questione di garanzie, bensì di opportunità. Procrastinare le decisioni non fa che prolungare l’infelicità, è più si permette la continuazione di uno stato di scontentezza, più risulta arduo trovare dei rimedi in un periodo successivo.

IL MITO DELLA SICUREZZA

Spesso ci si oppone ai cambiamenti perché si ha paura di quello che potrà riservarci il futuro: non importa quanto sia noioso il lavoro, quanto sia insoddisfacente il partner, ci appare sempre più sicura la scelta di conservazione rispetto all’avventura in campi inesplorati. La riluttanza a lasciare un lavoro che non ci soddisfa viene spesso coperta con la scusa della “tenacia”, quell’attesa della maturazione degli eventi nella speranza che il capo si accorga del nostro valore e ci proponga quindi una promozione con il risultato, spesso, di rimanere nello stesso posto sempre in attesa e speranzosi con la realtà , invece, che rimane immutabile.

Una situazione insoddisfacente sul posto di lavoro può portare ad un grande turbamento: quando si vede ignorato il proprio talento e si crede di non essere ricompensati a sufficienza, si diventa irritabili e impazienti. Quante sono le ulcere e gli esaurimenti nervosi dovuti alla repressione della rabbia e delle frustrazioni che potrebbero essere evitate se si trovasse il coraggio di affrontare la questione con il “capo” o si decidesse di cercare un altro lavoro.

Anche se non ne possono più del loro lavoro, sono molti quelli che non vogliono perdere la sicurezza del posto fisso, non rendendosi conto che la sicurezza è solo un’illusione.

Pensare di essere al sicuro solo se non si azzardano cambiamenti significa ingannare se stessi, poiché cìoè sempre la possibilità di essere licenziati al lavoro o abbandonati dal proprio partner senza aver commesso alcun errore.

Infatti è sempre possibile essere retrocessi al lavoro oppure l’azienda fallire, o ancora far parte di “sfoltimento” o tagli e tutto questo è al di fuori del nostro controllo. Rifiutare di esprimere i nostri desideri e bisogni nel timore di provocare guai e di mettere a repentaglio il nostro posto “sicuro” o la nostra “sicura” relazione può alla fine farci ritrovare con tutti quei problemi che non avremmo mai voluto avere e, sebbene il lavoro o la relazione continuino a essere “stabili” per un altro po’ di tempo, la nostra salute e il nostro benessere generale non lo sono più.

Sta a ciascuno di noi scegliere se continuare ad essere infelice cronicamente, oppure se provare ad affrontare una nuova impresa, la creazione di circostanze favorevoli per il futuro …..

… continua nel prossimo post …

Stai come vuoi …

bene e male

“ C’è una vita dentro ognuno di noi, che non è mai la vita che stiamo vivendo, è una specie di sogno, di desiderio. In quella vita tutti noi siamo forti, coraggiosi, determinati. Ma la riteniamo irraggiungibile, ed è un errore! Perché quella vita è dietro una porta, che possiamo aprire con le chiavi giuste, e farla diventare così la nostra vera vita!!!” C.Maffei

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I problemi che si incontrano quotidianamente hanno spesso origine dentro di noi: stati d’animo non gestiti adeguatamente creano paure ed ostacoli. Perciò la più efficace risorsa che abbiamo a disposizione è il nostro equilibrio emotivo.

La parola “equilibrio” contiene “libra”, cioè “bilancia”. Questa definizione mi fa pensare ad una bilancia con i piatti pari, sullo stesso livello. Quando ci si trova in questa condizione, si ha la piena padronanza di sé: un particolare stato di grazia, nel quale è possibile prendere le decisioni più efficaci.

Quando invece questo equilibrio si rompe, avvertiamo una sensazione di disagio o di inadeguatezza, non sappiamo come affrontare le sfide che si presentano ogni giorno, ci sentiamo vittime degli accadimenti. Per sentirci bene abbiamo bisogno di pareggiare i piatti della nostra bilancia interiore.

L’equilibrio dipende da noi. Solo noi siamo liberi di decidere come vogliamo stare.

Possiamo stare come vogliamo piuttosto che come vogliono gli altri o come sembra ci sia imposto dalle nostre vicende personali, l’importante è essere liberi e responsabili della nostra scelta …..

E tu come vuoi stare oggi ??????? ……..

Decision Making

scegliere

Dal libro di Katia De Luca ed Enrichetta Spalletta “Praticare il tempo”, editrice Sovera, che tratta dell’arte di prendere decisioni.

La decisione, come sappiamo, è la scelta di intraprendere un’azione tra più alternative possibili; è un processo il più delle volte complicato, fonte di disagi , paure e ripensamenti . E’ andare verso l’ignoto facendosi carico di una certa dose di rischio . E’ lasciare la “base sicura” anche se spesso traballante spingendosi verso territori sconosciuti. Imparare a de-cidere (de-caedo=> tagliare via) con consapevolezza, autonomia e responsabilità è un grande passo sulla strada del cambiamento.

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Le decisioni sono parte integrante della nostra vita, ogni azione intrapresa è il frutto di decisioni che stabiliscono chi siamo e cosa vogliamo fare nella vita.

Decidere diventa spesso un automatismo, che porta di fatto a perdere la consapevolezza di avere il controllo sulla propria vita. Per trasformare i sogni in risultati bisogna prendere le nuove decisioni in modo consapevole.

Non si può non decidere, quando rinunciamo a farlo stiamo solo decidendo di non compiere nessuna azione e lasciamo che siano gli eventi a decidere per noi.

La persona che usa i verbi al condizionale non dà a se stessa la possibilità di vedere realizzato ciò che desidera. Bisogna imparare a prendere decisioni senza condizioni: potranno non essere le migliori, ma è sempre meglio che non decidere affatto.

Le decisioni, come le azioni, hanno diverse fasi che implicano diversi stati motivazionali e mentali. La persona ha la tendenza ad arrivare quanto prima alla decisione e passare presto all’azione soprattutto se pensa di aver elaborato molte informazioni che hanno portato a quella scelta utilizzando molto tempo.

Il tempo che le persone investono nella presa di decisione dipende da molti fattori, tra cui la natura e la complessità del compito, il rischio soggettivo implicato, le abilità, le esperienze personali e l’aspettativa della quantità di tempo da investire.

Le differenze personali e motivazionali influenzano la velocità con cui si prendono decisioni, chi con un orientamento a breve termine, chi con uno stile a lungo termine. Si può prendere una decisione rapida e comunque ponderata oppure decidere d’impulso come risposta ad uno stato di incertezza, di paura, una decisione da “salto nel buio”. In queste situazioni la persona, proprio perché sotto pressione, tenderà ad essere poco attenta alle informazioni, comportandosi come ha sempre fatto nonostante in quel momento e in quella situazione siano necessarie scelte diverse.

Conoscere nuove strade o nuovi modi di affrontare le situazioni aiuta a non temere i cambiamenti.

Le decisioni comportano diversi contesti temporali secondo due modalità: nella prima le decisioni possono influenzare specifici eventi o azioni e possono avere effetti pervasivi che si protraggono nel tempo; nella seconda possono esserci differenti spazi temporali tra il momento in cui si prende una decisione e il momento in cui si ottiene il risultato sperato. Il periodo che intercorre tra la presa della decisione e il suo risultato ha un effetto molto importante nelle decisioni “rischiose”, quelle cioè che potrebbero avere un risultato negativo; inoltre, molte decisioni sono viste in modo differente quando si avvicina il momento in cui si devono prendere.

La pressione di tipo temporale può non avere gli stessi effetti su tutti i tipi di decisione e in tutte le circostanze, e di solito ha un effetto differente per coloro che prendono quel tipo di decisioni per la prima volta o per coloro che le hanno già prese.

Una decisione veloce ed efficace di solito riflette un maggior numero di informazioni e varie alternative elaborate complessivamente.

(pagg. 73/74 opera sopra citata)

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E ora passiamo alla pratica …..  faccio quattro passi … e poi decido

Primo passo – Mi informo

=> Raccogliere il maggior numero di informazioni

=> Procurarsi delle brochure

=> Cercare su internet

=> Chiedere alle persone che l’hanno già fatto o che ci sono riuscite

Secondo passo – Quanto costa?

In questo passaggio avviene il confronto tra i valori personali e i valori della scelta.

Che cosa comporta questa decisione?

Terzo passo – Il prezzo è troppo alto!

In questa fase si fa una valutazione di costi/benefici nel fare o non fare quella cosa

Quarto passo – Ho deciso … il dado è tratto!

Esercitarsi nel fare scelte è una capacità importante per raggiungere il successo personale.

(box esplorativo pag.74 opera sopra citata)

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“ Il tempo della decisione è il tempo del presente con una proiezione in un futuro definito” (cit.)

Se non decidi tu, decidono gli altri per te

scelta2

“la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare …” L.Cherubini

Un altro post sulla capacità di scelta … la facoltà che più di ogni altra ci permetta di vivere al meglio e da veri protagonisti la nostra vita. Quindi portate pazienza e se vi va continuate nella lettura …..

Quello che a volte sembra essere il caso sono le decisioni prese dagli altri. Un risultato che scatta quando ci rifiutiamo di compiere delle scelte nostre, quando scegliamo di non prendere decisioni che vadano nella direzione della nostra realizzazione e del nostro bene e anche di quello di coloro che amiamo.

Un buon esercizio per sperimentare come siamo capaci ad “aggrovigliare” la nostra vita  è questo: puoi farlo con il tuo partner, la tua famiglia o magari i tuoi collaboratori di lavoro.

Con la mano destra prendi la mano sinistra del tuo partner e con la mano sinistra prendi la sua mano destra, se siete più persone prendete le mani degli altri e poi avvicinatevi e “legatevi” senza lasciare le mani che stringete, girate su voi stessi, passando nei modi più infiniti sotto le braccia degli altri, affinchè le vostre braccia diventino una specie di catena, fino a creare un vero groviglio che impedisca di fatto ogni movimento.

Simbolicamente, mentre visualizzi questa scena dal di fuori puoi vedere chiaramente le difficoltà che creiamo noi. La capacità di rendere difficili situazioni che altro non chiederebbero se non di celebrare il grande privilegio che avremmo se vivessimo la nostra esistenza esprimendola al massimo potenziale delle nostre possibilità.

Ritornando all’esercizio, dal groviglio creato si cerca la soluzione, senza mai lasciare le mani che teniamo strette. Movimento dopo movimento, intrecciandosi, abbassandosi, passando sotto le braccia degli altri,proviamo a sciogliere i “nodi” creati in precedenza fino a ritrovarci in cerchio in un girotondo gioioso dove le nostre parti intatte e giocose saranno pronte a dare il meglio e a prendersi il meglio da noi stessi e dagli altri. Ora il gruppo è diventato un insieme omogeneo , libero e forte, come accade nei vasi comunicanti; ora la coppia è diventata un insieme di forze e possibilità non fuse bensì complementari dove nessuno ha bisogno di appoggiarsi all’altro.

Un ulteriore scopo di questo esercizio è riconoscere che crescendo ed espandendoti non sei mai stato in pericolo ma divieni quello che avevi sempre sognato di poter diventare e questo avviene in complementarietà con gli altri e non in opposizione. Quindi, forse, tutto si era bloccato nella nostra esistenza perché aspettavamo autorizzazioni da fuori. Se è così ora possiamo smetterla di aspettare semafori verdi dall’esterno, al punto di dare loro la valenza di approvazione a continuare o no, SCEGLIAMO NOI!

Se una persona viene da me e mi dice : “Io voglio essere felice!”, è come se mi comunicasse il risultato di quello che scoprendo gli addendi giusti potrà ottenere. Lì, allora, comincia la sfida e la ricerca.

Una volta identificato quello che potrebbe condurre al risultato, individuiamo come arrivare a far sì che le situazioni che concorrono all’obiettivo vengano raggiunte; così, sommando gli addendi scelti, si arriverà al risultato chiesto.

Se, per te che leggi, oggi quel risultato è la tua realizzazione, occorre chiarificare gli elementi che hai a tua disposizione e ottimizzarli.

Se senti di non farcela da solo fatti aiutare, vai da un Counselor, da uno Psicoterapeuta, da un Coach, farlo significa essere consapevoli delle proprie possibilità e delle proprie fragilità rispetto a una determinata situazione. Forse un tempo creavamo problemi per essere riconosciuti. A volte abbiamo fatto finta di non essere in casa, non c’eravamo per nessuno, ancora oggi, talvolta non ci siamo neanche per noi stessi. Ora siamo stanchi di nascondere il nostro valore!

Senti il bisogno di cambiare? E allora cambia! Evitare di decidere e attendere è una decisione, anche e soprattutto rinunciare lo è. Se eviti di decidere tu decideranno gli altri anche per te e poi dovrai tener conto di quello che loro avranno scelto per te. INSOPPORTABILE!!!!

E ricorda che quello che loro sceglieranno sarà sempre e soltanto il meglio per loro e quindi non necessariamente per te. A questo proposito ci si abitua in fretta a rassegnarsi e a un certo punto siamo così abituati a rinunciare e a non realizzarci che a volte, al fine di raggiungere quel risultato, può sembrare proprio più giusto fare la cosa sbagliata.

Tutto questo si potrebbe riassumere in “tanto è inutile, io non riesco a decidere!” E poiché ti sembrerà inutile ogni tentativo per riprenderti il potere della tua vita, troverai la motivazione per stancarti, per non avere voglia, per lasciare tutto così come si trova, insoddisfazione compresa.

Forse a questo punto ti farà piacere pensare che per tutti è così, non è possibile soltanto prendere decisioni giuste per la nostra vita; forse, se anche ci riuscissimo, se non dovessimo rimediare ai nostri errori … magari a quaranta anni nessuno apprezzerebbe più nulla.

C’è una bellissima metafora in una canzone che secondo me esprime molto bene quello che la paura di sbagliare può incutere in una persona; dice: “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare …” (L.Cherubini). Trovo che questa descrizione valga per ogni incertezza. Talvolta le indecisioni nascono proprio dalla consapevolezza dell’occasione di poter fare di più e allora è come se la sensazione fosse quella di voler portare a casa il massimo e non sapere come fare.

Gli scienziati dicono che noi contattiamo fino a 500.000 pensieri al giorno, analizziamo una cosa, la scegliamo e la approfondiamo o la scartiamo e passiamo ad un altro pensiero. Lo facciamo continuamente, questo non è decidere? Prova a ritenerti capace di scegliere come se fosse possibile. Ecco un nuovo gioco, Evita di avere dubbi, evita di alimentarne. Fai cose nuove sul palcoscenico della tua esistenza preparati a interpretare il ruolo di essere qualcuno che decide con facilità.

Cambia tutto quello che puoi intorno a te. Se prima facevi il bagno ora prova a fare la doccia, cambia la marca dei saponi, del bagnoschiuma, di quello che mangi a colazione, a pranzo, cambia mezzi, atteggiamenti, posture, ecco che, se lo farai per un po’, potresti con sorpresa accorgerti di essere diventato una persona che sa prendere decisioni con maggiore facilità. ……

Cuore, mente e viscere …

VISCERE O UOMO GIALLO

“Viscere o uomo giallo” – Massimiliano Ferragina (Acrilico su tela)

“Quando fai le cose con il cuore,

le porte si aprono e

l’universo trama in tuo favore..”

 

Simbolicamente la mente rappresenta la nostra parte più logica e razionale. Quando diciamo di qualcuno che “usa troppo la testa” intendiamo di solito che il suo modo di ragionare è troppo freddo e razionale, privo di emozioni.

La mente ci aiuta a creare le strategie, ci fa decidere come agire; allo stesso tempo la razionalità è condizionata da paure e credenze limitanti, da ciò che “si deve” e “non si deve” , da ciò che “si può” e “non si può” fare: è la parte di noi che crea giustificazioni, modificando spesso la realtà delle cose.

Quando, invece, diciamo di qualcuno che è un tipo molto “viscerale” intendiamo l’esatto opposto, cioè qualcuno guidato quasi esclusivamente dalle proprie pulsioni istintive e poco razionale.

Quando diamo spazio alle nostre viscere, diventiamo un po’ come un bambino piccolo che desidera qualcosa senza neanche sapere bene il perché e che non accetta alcun tipo di spiegazioni o ragionamenti.

Con il “cuore” , infine, rappresentiamo simbolicamente la parte di noi più completa, profonda quella che conosce le risposte.

“In fondo al mio cuore sapevo che non era la scelta giusta” siamo soliti dire quando raccontiamo di una decisione sbagliata.

Noi quindi sappiamo che seguire il cuore è la cosa più saggia e più giusta, ma raramente imbocchiamo questa strada, perdendo così poco per volta la capacità di ascoltarci, di comunicare con noi stesse.

Spesso udiamo la nostra voce interiore che ci guida , ma la ignoriamo al punto che dopo un po’ diventa difficile perfino sentirla.

Ognuno di noi ha svariate “voci” nella mente, molte delle quali appartengono a coloro che sono stati importanti per il nostro sviluppo: genitori, nonni, insegnanti, e alcune sono diventate nel tempo parte integrante della nostra auto immagine.

Certe sono utili e produttive, altre, al contrario, sono negative, limitanti, rigide e ipercritiche. Quando ascoltiamo queste ultime , riduciamo enormemente la nostra possibilità di successo e crescita, alimentando dubbi e paure.

Quanto più sappiamo fare la distinzione tra il critico interiore e la nostra guida interiore, tanto più avremo la possibilità di acquisire un maggior controllo della nostra vita, diventando molto più indipendenti nelle scelte e nelle valutazioni e sviluppando poco per volta uno straordinario mezzo per uscire dai conflitti interiori.

Quando invece del cuore seguiamo principalmente la mente, automaticamente decidiamo condizionati dalle paure e dalle credenze limitanti che ci appartengono, da ciò che crediamo si debba o non si debba, si possa o non si possa fare.

La mente ci consiglia di essere ragionevoli, di stare con i piedi per terra, di non montarci la testa e di valutare attentamente prima di agire, ma spesso ci aiuta anche a giustificarci, trovando dei motivi razionali per i quali è sicuramente meglio non fare ciò che in cuor nostro sappiamo invece essere giusto.

Seguendo le viscere, invece, non siamo mai in equilibrio. La parte viscerale di noi è come un bambino che fa sempre i capricci perché vuole sempre di più ed è disposto a qualsiasi cosa per soddisfare le sue pulsioni interiori.

E’ quella parte di noi che ci fa comprare qualcosa perché la vogliamo da impazzire, nonostante già sappiamo che quell’oggetto finirà inutilizzato in un cassetto del nostro armadio. E’ quella parte di noi che non ci fa chiedere scusa a qualcuno, pur sapendo di essere in torto. E’ quella parte di noi che ci fa uscire dalla bocca parole che un attimo dopo vorremmo non aver mai detto.

Con questo non voglio dire che nella vita non si debba ragionare sulle cose per valutarle attentamente, né che non si debba mai fare una piccola pazzia! Mente e viscere sono importanti per la qualità della nostra vita.

Quello che sto dicendo è che vanno seguite solo se allineate con il cuore.

E’ fondamentale usare la testa prima di agire, ma fare o non fare qualcosa non deve necessariamente dipendere dalle probabilità o dai calcoli statistici. Se così fosse tutti i grandi della storia che hanno, con le loro imprese “irragionevoli” cambiato questo mondo non avrebbero mai combinato nulla.

Certamente ci sarà stato anche il loro la paura di non riuscire, e forse il calcolo delle probabilità era tutto avverso, ma hanno ritenuto comunque ragionevole ciò che agli occhi del mondo non pareva altrettanto sensato: sentivano dentro di loro di potercela fare e quella era l’unica certezza della quale avevano veramente bisogno.  Le viscere non sono forse state una componente importante per loro? Altrochè!

Dalle viscere arrivano la passione, la spinta, la motivazione e il desiderio, componenti fondamentali per riuscire in qualsiasi impresa.

Quando mente, cuore e viscere sono allineate e spingono nella stessa direzione diventiamo inarrestabili.

Quando vogliamo veramente ottenere un risultato, crediamo sia possibile raggiungerlo e sappiamo dentro di noi che quella è la scelta giusta, allora siamo davvero in grado di utilizzare al meglio le nostre risorse e nessun risultato ci è precluso!

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